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Dal calcio al running, Andrea Pallotta e la passione per la corsa

ASCOLI - Nella seconda puntata di “L’altro sport”, il runner dell’Avis Ascoli Marathon racconta il suo incontro, non del tutto casuale, con il mondo della corsa, che negli anni è diventata una vera e propria questione di famiglia
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Andrea Pallotta

di Federico Ameli

A primo impatto, quella di Andrea Pallotta sembra una storia come tante. Quella del classico ragazzo che fin da bambino si innamora del pallone, iniziando a coltivare il sogno di diventare un calciatore professionista. E all’inizio le cose sembrano anche andare per il verso giusto.

Il talento di certo non gli manca e la delicatezza del suo piede sinistro, che negli anni a venire darà filo da torcere ai difensori dell’Ascolano, convince l’Ascoli Calcio prima e la Jrvs Ascoli poi a tesserarlo nel loro settore giovanile. Qualcosa, però, non va come previsto. Per fortuna, sarebbe quasi il caso di dire, dato che a 27 anni appena compiuti, Andrea è uno dei runner più promettenti del panorama locale.

«Nel 2018, al termine di una stagione calcistica travagliata – racconta Pallotta – decido di appendere gli scarpini al chiodo e di iniziare a prepararmi per la Maratona di Firenze. Una pazzia, dato che avevo solo quattro mesi a disposizione, ma alla fine sono riuscito ad arrivare al traguardo in 3 ore e 32 minuti, un ottimo tempo viste anche le premesse».

Un cambio di direzione che, in realtà, non è del tutto casuale quello di Andrea, che il mondo del running aveva avuto modo di assaporarlo già qualche anno prima grazie a una guida molto speciale. «È iniziato tutto da mio padre Maurizio, che corre da una vita – prosegue Andrea – a sedici-diciassette anni, quando non c’erano partite in programma nel weekend, passavo la domenica a correre con lui, partecipando anche a qualche gara. Anche senza allenarmi, lo facevo solo per divertirmi un po’. La passione vera e propria è sbocciata qualche anno più tardi, e da lì ho capito che lasciare il mondo del calcio fosse la cosa giusta per me. Tra l’altro, di recente anche mia sorella Noemi, sulla scia di me e mio padre, ha iniziato a correre».

Da due anni a questa parte, dopo la “follia” di Firenze, Pallotta è ormai un volto noto della corsa, quantomeno a livello locale. «Dopo la prima maratona ho intensificato gli allenamenti specifici per prepararmi al meglio alle competizioni successive e sono piuttosto soddisfatto dei miei risultati, considerando che ho iniziato relativamente da poco. Ho collezionato dei buoni risultati sui dieci chilometri, assestandomi sui 36 minuti e andando quasi sempre a podio nella mia categoria, che è quella dei 18-35 anni. Ho preso parte anche alla mezza maratona Acquasanta-Ascoli, chiudendo con un tempo di un’ora e 20 minuti».

Andrea e Maurizio Pallotta all’arrivo Maratona di Firenze

Quali sono i segreti di questi risultati? Come ci si prepara adeguatamente ad una competizione? Andrea non ha dubbi. «Alla base di tutto ci sono la costanza e l’allenamento. Personalmente, corro spesso insieme ai miei amici e a quelli di papà perché la componente del divertimento e dell’allegria per me sono fondamentali. Poi, quando c’è bisogno di alzare un po’ il ritmo, mi alleno tre o quattro volte a settimana sui dieci chilometri cercando di mantenere un buon passo o, in alternativa, vado al campo scuola “Bracciolani” per le ripetute».

Andrea con l’amico e compagno di allenamento Mattia Luzi dopo una gara

Una passione, quella di Pallotta, che richiede un impegno costante e in cui, a differenza degli sport di squadra, tutto dipende da sé stessi. Per questo motivo è importante curare nei minimi dettagli aspetti solo apparentemente secondari, come l’alimentazione e il sonno, cercando di limitare al minimo gli eccessi. C’è qualcuno, però, che queste piccole rinunce non le vive come un peso. «Le gare si svolgono quasi sempre di domenica mattina – spiega Andrea – ovviamente, dormire bene è fondamentale, ma credo che sia necessario trovare sempre il giusto equilibrio. Ad esempio, il sabato prima di una gara non rinuncio mai ad un’uscita con gli amici o con la mia ragazza, a patto di rientrare a casa poco oltre la mezzanotte. Arrivare ad una competizione con poche ore di sonno alle spalle non è certo l’ideale, ma in questo senso devo dire che svegliarmi presto la mattina o rientrare a casa entro una certa ora sono aspetti del mio sport che vivo molto serenamente, senza rimpianti».

Andrea con papà Maurizio e la sorella Noemi

Allenandosi ormai da due anni all’aria aperta, Pallotta è un runner che ne ha viste abbastanza da poterne raccontare. Dal professionista al corridore improvvisato, sulle strade della nostra città Andrea ha avuto modo di imbattersi in diverse tipologie di “atleta”. Qual è l’errore più comune e banale in cui incappa chi per la prima volta indossa delle scarpe da ginnastica? «Mi capita spesso di vedere persone di ogni età che vogliono subito strafare, ma è necessario procedere per gradi. Volere tutto e subito non ti porta da nessuna parte, anzi, molto spesso porta ad abbandonare del tutto l’attività sportiva, sia perché ci si attende dei risultati che fisiologicamente tardano ad arrivare, sia perché dopo una lunga inattività il fisico, non preparato muscolarmente e dal punto di vista delle articolazioni, è pronto a presentarti il conto sotto forma di infortuni. A dirla tutta, spingere troppo sull’acceleratore non fa bene a nessuno, neanche ai più navigati: ogni tanto bisogna staccare la spina, fisicamente ma anche mentalmente, per ritrovare le giuste motivazioni».

Tornando all’attualità, gli ultimi mesi di lockdown non sono stati certo semplici da affrontare con il giusto spirito. In generale probabilmente per nessuno, ma in particolar modo per chi, come lui e la sua famiglia, è abituato a correre tutti i giorni all’aria aperta. «A prescindere dall’aspetto prettamente sportivo, ho sofferto come tutti nel dover stare chiuso in casa. Correre all’aperto di certo mi è mancato, così come tutti abbiamo avvertito la mancanza dei nostri affetti o anche di una semplice passeggiata. Per un po’ era circolata l’ipotesi di permettere di correre solo a noi tesserati FIDAL, ma ritengo che il Governo abbia preso una decisione corretta nel limitare al minimo le uscite e gli spostamenti nel momento più critico. Il mio, come quello di tutti, è stato un sacrificio necessario per il bene della collettività. Non sarà stata la stessa cosa, ma per compensare e tenerci in forma, in famiglia ci siamo alternati sul tapis roulant e, non appena è scattato il via libera, siamo tornati ad allenarci come ai vecchi tempi».

Dal calcio alla corsa, Andrea sembra finalmente aver trovato la sua dimensione sportiva. E quando c’è da parlare di futuro e di obiettivi, di certo non si nasconde. «Per il momento, punto a migliorare i miei tempi nelle gare da dieci chilometri. Poi, una volta che la situazione sarà tornata alla normalità, voglio togliermi lo sfizio di chiudere una maratona sotto le tre ore. Non sarà facile, ma sento di potercela fare».


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