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Maxi risarcimento ai deportati dai nazisti,
scatta la caccia ai beni tedeschi

ASCOLI - Sulla vicenda aleggia anche il segreto di Stato legato alla costituzione in giudizio del Ministero degli Affari Esteri
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L’avvocato Annarita Gallo

di Renato Pierantozzi

Dopo la sentenza del Tribunale di Ascoli (leggi l’articolo) che ha riconosciuto 650.000 euro agli eredi di nove deportati italiani (difesi degli avvocati Annarita Gallo e Lucio Olivieri) nei campi di concentramento nazisti scatta la caccia ai beni teutonici da pignorare sul suolo tricolore. E’ forse questa la parte più difficile di tutta la vicenda, anche più della battaglia giudiziaria, visto che i precedenti non fanno ben sperare. Anche se non mancano possedimenti della Germania in Italia come nel caso di un centro culturale e di terreni sul lago di Como già ipotecati per precedenti sentenze per stragi e deportazioni durante il secondo conflitto mondiale. Sulla vicenda inoltre aleggia anche il segreto di Stato legato alla costituzione in giudizio, contro gli stessi deportati, del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale della Repubblica Italiana. Non si tratta di una novità visto che in altri procedimenti simili era avvenuta la stessa cosa. Al punto da scatenare ulteriori ricorsi di fronte al Tar del Lazio.

Schiavi di Hitler in Germania, risarcimento di 650.000 euro a nove soldati piceni internati


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