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Senti come…boxa!
I sogni olimpici di Carlotta Paoletti

L'ASCOLANA, che ora vive a Salerno, racconta dell'eleganza di uno sport, il pugilato, in cui ogni movimento diventa danza provata milioni di volte. Una disciplina potrebbe portarla alle Olimpiadi del 2024

Carlotta Paoletti e, a sinistra, il suo primo allenatore Attilio Romanelli

di Francesca Aquilone

Quando scrivi di qualcuno che parla di Olimpiadi, l’adrenalina sale, gli occhi si riempiono di lacrime emozionate e tutta la tua mente non può che cercare di comprendere quanta passione, amore, sacrificio ci sia dietro il lavoro di una ragazza giovanissima che continua a fare della sua passione sportiva il suo lavoro.

Ecco a voi Carlotta Paoletti, ascolana classe 1997, componente della Nazionale Italiana,  vero talento del pugilato italiano che ci ha raccontato i valori e pregiudizi di uno sport che, spera, possa portarla fino a Parigi 2024.

 

Come ti sei avvicinata a questo sport?

«La mia scuola, l’Istituto d’arte, si trova davanti all’Ascoli Boxe. Avevo 13 anni volevo muovermi, dimagrire, ma non mi vedevo dentro i soliti sport come pallavolo o altro. Pensai che il pugilato fosse una buona disciplina e ho voluto provare…».

Verso questo sport ci sono molti pregiudizi, come cercheresti di spiegare cos’è il pugilato?

«Se fosse uno sport violento potrebbero farlo tutti quanti invece non è così. Ti alleni tanto, fai sacrifici, c’è tecnica e tattica nel pugilato. Devi ripetere tanti movimenti all’infinito e soprattutto non c’è violenza, ma solo tanta voglia di raggiungere i propri sogni ed obiettivi.

Inoltre è elegante, una danza… basta ricordarsi come Muhammad Alì ha tenuto milioni di persone incollate agli schermi alle quattro del mattino negli anni 80.

Di base è uno sport che avvicina quelle persone che hanno dentro qualcosa da esprimere».

Per te è stato così dunque?

«Sono una ragazza molto tranquilla, molti pensano che non pratico il pugilato, ma dentro avevo un qualcosa che volevo esprimere, più grande di me e incomprensibile. Ad esempio se non mi alleno due o tre giorni sento il bisogno di andare in palestra… in fondo è una grande passione, questo forse è il segreto».

L’avversario più duro che hai affrontato?

«Quelle volte in cui ho pensato di non farcela sono sempre state legate ad una mia condizione: io mi sentivo meno preparata, meno allenata e la mentalità è fondamentale in questo sport.

Poi ti dico che in Italia mi ero costruita le mie piccole certezze ma andando all’estero ho aperto gli occhi, mi sono resa conto che la qualità è tanta a livello fisico.

Il primo incontro all’estero in un torneo fu contro l’americana in una categoria che non è più mia. In quel periodo io stavo scendendo di peso e mi sono trovata davanti un colosso, con gambe sottili e un petto enorme.

La mia testa vedeva un avversario che non era per me e questo ha influito».

Come e quanto ti alleni?

«Due volte al giorno ora, con micro cicli di tre giorni e un giorno di riposo. Nell’ultimo periodo spesso mi sono allenata da sola, ma dietro c’è sempre un programma dei miei allenatori, Gennaro e Gianluigi Moffa. Ora infatti vivo a Salerno e sono tesserata con la sua società, la Moffa Team».

Da sportiva giovanissima non posso non chiederti quale sia il tuo sogno nel cassetto?

«Per prima cosa voglio entrare presto in un gruppo sportivo per fare del pugilato il mio lavoro a tutti gli effetti. 

Poi… andare alle Olimpiadi! Non sarà Tokio 2021 forse, ma voglio esserci in Francia 2024. Mi sento matura, ho fatto esperienza negli ultimi due anni e sono pronta». 

Ti senti di ringraziare qualcosa per i tuoi risultati?

«Anzitutto il mio allenatore di base all’Ascoli Boxe, Attilio Romanelli. Posso considerarlo il mio “padre pugilistico”, mi ha cresciuta, è riuscito a capire che avevo quel qualcosa dentro e mi ha aiutata piano piano.

La mia famiglia ha sempre creduto in me, mio padre e mio nonno, che adesso non c’è più, mi hanno portata ovunque per combattere.

E adesso il mio ragazzo che si allena con me, Abbes Mouhiidine… è stato un amore in europeo, visto che lì ci siamo conosciuti due anni fa». 

 

 


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