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E’ boom in montagna,
ma disagi e caos alla fine
hanno rovinato a tutti
la prima domenica di luglio

MIGLIAIA di automobili, camper e moto hanno puntato sulla piana del Castelluccio, e alla fine sono andate in tilt le strade che collegano Marche e Umbria. Chiusa per tre ore quella che da Pretare sale verso Forca di Presta. E' lì che è avvenuto un grave incidente. Tamponato da un'auto, un ciclista di 50 anni è stato curato sul posto dal Soccorso Alpino, poi l'arrivo (con grande fatica) delle ambulanze del 118 e infine di "Icaro" che l'ha trasportato al "Torrette" di Ancona

Ecco come appariva oggi la piana del Castelluccio con le incredibili file di auto, moto e camper

di Andrea Ferretti

Prima domenica di luglio, caldo asfissiante in città. Molti hanno scelto una giornata di mare, Molti altri, tantissimi, migliaia, hanno optato per la montagna. E in tanti sono pentiti della seconda scelta. Risultato: strade che scoppiano, traffico impazzito fino a paralizzarsi, soste selvagge. Una situazione assurda che ha anche rischiato di causare una tragedia se non fosse giunto dal cielo “Icaro”, l’eliambulanza proveniente dalla base “Marche Soccorso” di Fabriano, per soccorrere un ciclista 50enne rimasto ferito dopo essere estato tamponato da un’auto. L’incidente è avvenuto nella tarda mattinata, in prossimità di una curva a Piana delle Monache, lungo la strada che da Pretare sale verso Forca di Presta.

Una delle strade “incriminate” oggi 5 luglio nell’ora di punta

Siamo in territorio di Arquata, lì dove le Marche confinano con l’Umbria. Alle ore 13,30 il questore di Ascoli, che d’intesa con la Prefettura nei prossimi giorni prenderà probabilmente un provvedimento in tal senso affinchè quello che è accaduto oggi non si ripeta, ha annunciato che una pattuglia di Carabinieri aveva dirottato i mezzi in transito sulla Salaria (auto, moto, camper e mettiamoci pure le bici) verso Forca Canapine. La strada alternativa, anche se non comodissima, per raggiungere l’Umbria e la piana del Castelluccio. E’ proprio da quelle parti, infatti, che si è registrato un afflusso record che in tanti giurano di non aver mai ricordato. Gli effetti del recente lockdown? Chi lo sa.

Il ciclista ferito, intanto, è stato raggiunto dagli uomini del Soccorso Alpino della Stazione di Ascoli che ha utilizzato i propri infermieri che erano nella squadra per prestare le prime cure all’uomo in attesa dell’ambulanza. E’ arrivata quella della Croce Verde della Potes di Acquasanta, poco dopo la centrale del 118 ha spedito da Ascoli quella medicalizzata.

Nel frattempo in cielo si è per fortuna materializzato “Icaro”, con a bordo il responsabile di elisoccorso del 118, Germano Rocchi, il quale ha subito deciso per il trasporto del ferito all’ospedale “Torrette” di Ancona. Un trasferimento necessario anche perché su gomma sarebbe stato impossibile, per chiunque, raggiungere il più vicino ospedale (quello di Ascoli) in tempi accettabili e soprattutto sicuri.

E’ del tutto evidente allora che il problema non è stato tanto l’incidente, quanto le enormi difficoltà incontrate dalle ambulanze per arrivare sul posto, nonostante le sirene spiegate. Le stesse che hanno incontrato anche le auto dei Carabinieri. E’ accaduto infatti che in quella zona – oggi 5 luglio 2020 più che mai – si sono diverse migliaia di mezzi tra quelli a quattro e a due ruote. La strada è rimasta chiusa per circa tre ore. Al bivio, diventato a quel punto lo snodo cruciale, i Carabinieri della locale Stazione e l’agente della Polizia Municipale di Arquata.

Lungo la strada che sale verso Forca di Presta, che non è certo famosa per essere un’autostrada, c’erano ben tre file di auto: quella in salita, quella in discesa e quella delle vetture parcheggiate a bordo strada. Una situazione insostenibile, e addirittura annunciata dopo che nel precedente weekend si erano svolte le prove generali del caos.

Una situazione che non può e, soprattutto, non deve ripetersi. Come fare? Suggerimento: limitare l’acceso a un numero stabilito di auto (comunque tantissime). Le altre fanno dietrofront: a casa o al mare! Qualcuno obietterà: ma il turismo è… turismo. Vero. Ma va anche detto che la maggior parte di questi turisti si reca da quelle parti senza spendere nemmeno un euro per un bicchiere d’acqua o un caffè, portandosi spesso tutto l’occorrente da casa. E, in compenso, molti di loro si lasciano dietro un bel ricordo del panorama e… un pò di rifiuti.

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