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Sorgenti a secco, si punta
agli invasi di Talvacchia e Gerosa
Inquinamento, foci dei fiumi ok

ASCOLI - La Ciip sogna un futuro da multiutility. Il presidente Alati: «Possiamo gestire tutto, anche i rifiuti, e pensare di avere una discarica tutta nostra. Non è vero che mando l'acqua del Pescara a Fermo»

Il lago di Gerosa

di Renato Pierantozzi

Un futuro da “multiutility” e un presente alla ricerca disperata di nuove sorgenti. Per la Ciip spa sono giorni di fuoco alle prese con la crisi idrica più dura degli ultimi trent’anni con l’annuncio (leggi l’articolo) dell’avvio del razionamento idrico notturno da lunedì prossimo.

«Perché non possiamo pensare di avere una discarica (dove smaltire i fanghi della depurazione, ndr)? – dice il presidente Giacinto Alati o di candidarci a gestire tutto, anche i rifiuti? Non ritenete che l’azienda debba essere promossa sul campo per quello che ha fatto? O deve rimanere chiusa nelle mura di Ascoli o di Fermo?».

Nel frattempo sono state ufficializzate, davanti al notaio, le deleghe al neo direttore Giovanni Celani che dividerà le responsabilità con il presidente. Quest’ultimo ha smentito che, in quanto “fermano”, l’acqua del Pescara vada a Fermo. «E’ un chiacchiericcio», ha detto.

Intanto i tecnici iniziano a ragionare anche su fonti alternative dove spillare acqua da immettere nelle rete visto che tra siccità e sisma le attuali sorgenti (soprattutto Foce di Montemonaco) sono al collasso. «Da 3, 4 anni – dice l’ingegner Massimo Tonelli a causa dell’assenza di precipitazioni e soprattutto della neve, in particolare quella che va da ottobre a marzo e che ricarica le sorgenti, la situazione è drammatica con cali anche del 60-70 per cento nel caso di Foce.

Magari ci sono grandi nevicate che restano per due settimane e poi vanno via. In passato situazioni così ripetute per più anni non erano mai avvenute, anche se gli studi sui cambiamenti climatici stanno confermando queste tendenze anche a livello nazionale. Anche gli stessi impianti di soccorso sono sottoposti a stress per cui non erano stati nemmeno progettati con continui interventi».

L’invaso di Talvacchia

Che fare allora?

«In questi anni abbiamo fatto i salti mortali per garantire il servizio -dice sempre Tonelli- La nostra situazione è tra le più gravi a livello dell’Appennino Centrale, ma quest’anno gli effetti si vedono anche in altri ambiti.

Stiamo guardando agli invasi e alla possibilità di potabilizzare E’ un discorso da fare e da mettere d’accordo consorzi di bonifica e Enel.  Ma solo nel nostro territorio ci sono i laghi artificiali di Talvacchia (10-11 milioni di metri cubi), Gerosa (12 milioni) e Fiastra (19 milioni) nel maceratese. Togliere 100, 150 litri al secondo significa erodere 6 -700 mila/1 milione di metri cubi.

Questi invasi non sono nati per scopi “multiutility”, ma per fini irrigui o idroelettrici. Anzi l’acqua (per bere) è venuta per ultima con captazioni a monte come nel caso di Foce.  Oggi il quadro normativo ci permette di aprire un ventaglio di possibilità però deve formarsi ancora la coscienza degli anni ’30 affinché si possa regolare l’acqua in base alle priorità».

In ballo c’è anche il progetto di interconnessione delle reti grazie al cosiddetto “anello dei Sibillini” che è stato finanziato dallo Stato.

«Non ci sono altre soluzioni», dice il neo direttore Celani.

Intanto i lavori di progettazione del nuovo acquedotto del Pescara sono stati affidati provvisoriamente all’azienda Lombardi di Milano che ha presentato un ribasso del 30%. Intanto arrivano buone notizie sul fronte dalle analisi delle acque a monte e valle degli impianti di depurazione gestiti dalla Ciip.

Dai monitoraggi effettuati su 12 impianti dalla ditta esterna CiaLab presentati dai tecnici Gianluca Lelii ed Ernesto Corradetti non sono emerse criticità.

 

C’è sempre meno acqua, scattano le prime chiusure notturne


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