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La patologia neonatale del “Mazzoni”
Ruffini: «Qui i piccoli pazienti
anche dal Salesi e Lancisi»

ASCOLI - Il primario dell'Unità complessa di Pediatria dell'Area Vasta 5 spiega il ruolo del reparto nella Sanità regionale. «I prematuri, tra i nati ad Ascoli, rientrano nel 7% della media nazionale». Ecco come ha influito l'emergenza Covid negli ultimi mesi. La nuove regole per le gestanti positive

Nel riquadro, il dottor Ermanno Ruffini

di Maria Nerina Galiè

Il divieto di accesso in ospedale per gli esterni durante l’emergenza Coronavirus (ma le regole sono tornate severe dopo i 4 positivi dal 7 luglio in poi) ha visto tra i più penalizzati i papà dei nuovi nati e dei bimbi ricoverati nella patologia neonatale.

Le mamme al “Mazzoni” di Ascoli hanno partorito da sole.  E solo loro, una volta dimesse, possono recarsi tutti i giorni ad accudire i piccoli trattenuti perché nati prematuri o con dei problemi che richiedono il ricovero.

Ed è ancor più complicato perché le degenze in patologia neonatale non sono brevi. Vanno dai 10 ai 20 giorni. Invece in Pediatria ce se la può cavare anche con 2-3 giorni.

Dall’1 giugno al 10 luglio al “Mazzoni” sono nati 77 bambini.

Nel dato c’è da tener conto che dalla fine di marzo al 18 giugno il Punto nascita e la Pediatria di Ascoli hanno accolto anche i pazienti di San Benedetto, mentre questo era Covid Hospital.

«Dei 77, nati ad Ascoli, 14 hanno avuto bisogno della patologia neonatale (18 in totale i ricoverati al momento) – precisa il dottor Ermanno Ruffini, primario dell’Unità Operativa Complessa di Pediatria dell’Area Vasta 5 – e di questi 10 erano prematuri tra cui 3 gemellini nati al “Salesi” di Ancona, i cui genitori risiedono nel Teramano, ed uno nato al “Madonna del Soccorso” di San Benedetto.

Lì il reparto nel frattempo è stato ripristinato».

Ospedale “Mazzoni” di Ascoli

Quanti sono i prematuri ricoverati in tutto?

«Come abbiamo detto i prematuri ricoverati sono stati 10 di cui 6 nati ad Ascoli Piceno e questo dato rientra nella media nazionale della percentuale di nati pretermine che è del 7% circa.

Ai 6 nati ad Ascoli dobbiamo aggiungere i 4 provenienti da Ancona e da San Benedetto. Questo perché la patologia neonatale del “Mazzoni” accoglie anche piccoli pazienti prematuri di altre Aree Vaste e di fuori regione».

Può spiegare in virtù di quale regola?

«La Regione Marche ha suddiviso le patologie neonatali in base a dei livelli. C’è il livello 1A, in grado di assistere neonati partoriti a 34 settimane e con un peso superiore a 2 chili.

Nell’Area Vasta 5 sono riuscito a far ottenere questo livello, nel 2018, alla Pediatria del “Madonna del Soccorso”, con 2 posti letto.

Poi c’è il livello 1B, che è quello che ha il “Mazzoni”, con 5 posti di semintensiva (oltre ai 3 per degenze successive)».

A chi è rivolto il livello 1B?

«A bambini nati oltre le 32 settimane di gestazione e con un peso di almeno 1,5 chili.

Ma la patologia neonatale di Ascoli ha anche il ruolo di back transefer.

Cioè vengono qui anche bambini nati ad Ancona perché molto prematuri ma che, quando raggiungono le 34 settimane o 1,5 chili, si riavvicinano al luogo di residenza.

Vengono al “Mazzoni” pazienti anche di Fermo e del Teramano».

E’ il caso dei tre gemellini abruzzesi.

«Si. Continuano però l’assistenza ospedaliera da noi anche i pazienti del “Lancisi” di Ancona, appena stabilizzati dal punto di vista cardiaco.

L’ultimo livello, quello più specifico, è il secondo che nelle Marche ha solo il Salesi».

Quanti pazienti ha in tutto la patologia neonatale del “Mazzoni”?

«Ora 18, di cui i 14 prematuri e gli altri 8 nati a temine ma con altre patologie o perché nati da madre tossicodipendente.

Ci sono capitate diverse situazioni di questo tipo, con degenze anche di un mese in attesa della decisione del Tribunale dei minori su un eventuale affido».

E nell’arco dell’anno?

«Nel 2019 la patologia neonatale di Ascoli ha assistito complessivamente 158 pazienti».

Come vanno le nascite nell’Area Vasta 5?

«Sempre nel 2019 sono nati circa 1.300 bambini. Di questi oltre 500 ad Ascoli e oltre 800 a San Benedetto».

L’ospedale “Madonna del Soccorso” di San Benedetto

A livello di personale invece, anche la sua Unità operativa di Pediatria è carente come le altre?

«Rispetto alla situazione in altre Aree Vaste regionali e nazionali siamo un’isola felice in quanto il numero dei medici, 8 ad Ascoli e 8 a San Benedetto, seppur non completo consente di lavorare in sicurezza.

Come non chiedere, infine, pensando alla donna incinta e positiva, come vengono gestiti ora i casi Covid?

«La donna in questione è ancora al quinto mese di gravidanza. Quindi, quando arriverà il momento del parto, certamente si sarà negativizzata.

Così pure per i controlli prenatali. Se dovesse ancora essere positiva, li farà a San Benedetto ma in ambiente protetto e con tutte le dovute precauzioni».

Altri casi che dovessero insorgere invece, sempre nel Piceno? L’ospedale di Civitanova non è più il Punto Nascita Covid.

«Esatto. Adesso è Pesaro se il parto avviene oltre le 34 settimane. In caso di parto prematura la gestante va al Salesi. In urgenza verrebbe fatta partorire ad Ascoli, isolando l’area».

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