Quantcast
facebook rss

Il disegno di legge
sull’omotransfobia divide
le piazze ascolane (Le Foto)

ASCOLI - Sfida a distanza, ma composta tra i sostenitori e i contrari del Ddl Zan all'esame del Parlamento. Nel salotto cittadino insieme ai cattolici anche Fioravanti, Castelli e Antonini. A favore della legge i giovani e la comunità Lgbtqia davanti a Palazzo Arengo
...

Restiamo liberi” vs “Diventiamo liberi“. Il disegno di legge “Zan avente ad oggetto le “Modifiche agli articoli 604-bis e 604-ter del codice penale, in materia di violenza o discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere” ha risvegliato anche le coscienze degli ascolani “dividendole”, sabato pomeriggio 25 luglio, tra Piazza Arringo (favorevoli al Ddl) e Piazza del Popolo (contrari).

Da un lato soprattutto giovanissimi sotto l’insegna della bandiera arcobaleno, dall’altro cattolici ed esponenti di primo piano del centro destra ascolano, tra cui il sindaco Marco Fioravanti, l’ex Guido Castelli e il commissario provinciale della Lega, Andrea Maria Antonini. 

Piazza Arringo

L’odio non è un’opinione”. E’ stato questo l’urlo si alza più volte da Piazza Arringo, scandito nonostante le mascherine diligentemente indossate da tutti. Grazie a un megafono di fortuna, alcuni di loro, scrollandosi di dosso timidezze e impacci, si sono alternati a parlare mentre gli altri si sono seduti composti a terra, fra la curiosità dei passanti attirati da cartelli e vessilli arcobaleno che sventolavano da più parti.

Sono venticinque anni che in Italia si discute di una legge che si occupi della questione. Tutti i tentativi sono stati fortemente osteggiati dalle destre e dal mondo cattolico, nonostante i richiami degli organismi internazionali.

Stavolta il testo, approdato alla Camera dei deputati poche settimane fa, è una sintesi di cinque disegni di legge presentati da diversi partiti (Boldrini e Zan del Partito Democratico, Scalfarotto di Italia Viva, Perantoni del Movimento 5 Stelle e Bartolozzi di Forza Italia). Il problema, intanto, si è allargato sempre di più. Secondo i dati di Hate Crimes No More, il 73% delle persone appartenenti alla comunità Lgbtqia+ ha subìto violenza di matrice omotransfobica. Quasi nessuno, però, l’ha denunciato.

Piazza del Popolo

La legge interverrebbe sui reati di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica o religiosa, previsti agli articoli 604-bis e 604-ter del codice penale. Con le modifiche al 604-bis sarebbe prevista reclusione fino ad un anno e 6 mesi o multa fino a 6.000 euro per chiunque istiga a commettere o commette atti di discriminazione fondati su motivi di sesso, di genere, di orientamento sessuale e di identità di genere, da 6 mesi a 4 anni per chiunque istiga a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza e per chiunque partecipa o presta assistenza ad organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi aventi tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza. Col nuovo articolo 604-ter, invece, la circostanza aggravante e l’aumento di pena fino alla metà si estenderebbe anche ai reati commessi “in ragione dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere della vittima”.

A destra Marco Fioravanti

Dire la verità non può diventare illegale!”. Per questo la grande mobilitazione dal titolo #restiamoliberi, in 100 piazze di tutta Italia. Dire no al Ddl Zan sulla cosiddetta omotransfobia è dire sì alla libertà” sono state invece le parole d’ordine che hanno animato la contemporanea manifestazione in Piazza del Popolo. L’opposizione più intensa al disegno di legge arriva infatti dalla galassia del Family Day, fatta di movimenti e partiti di destra e organizzazioni ultracattoliche.

Secondo loro, la legge creerebbe in Italia “un clima intimidatorio” nei confronti di “chi ritiene che l’umanità sia divisa in maschi e femmine e che i bambini abbiano diritto ad un padre ed una madre”.

La proposta, secondo i favorevoli invece, non tocca minimamente la parte in cui l’articolo 604-bis parla di “propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico”, che continua a non applicarsi alle discriminazioni per motivi di orientamento sessuale e identità di genere.

La risposta di chi ha scelto Piazza Arringo per manifestare è stata univoca: “Diventiamo liberi”. Il grido della locale comunità Lgbtqia+. Il grido di tanti e tante che vogliono semplicemente esprimere liberamente ciò che sono. Ed è stato significativo che ad appoggiarli siano accorsi molti sostenitori, spesso genitori a sostegno dei loro figli e figlie.

rp

Guido Castelli e Andrea Maria Antonini


© RIPRODUZIONE RISERVATA


Torna alla home page


Per poter lasciare o votare un commento devi essere registrato.
Effettua l'accesso oppure registrati




X