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Vive a Grottammare
l’undicesimo caso
della nuova ondata nel Piceno

EMERGENZA CORONAVIRUS - Si tratta di una donna rumena tornata in Italia il 30 luglio. I nuovi casi in provincia di Ascoli salgono a dodici, compreso il messicano in visita ai parenti di San Benedetto. I sindaci tranquillizzano la popolazione
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La porta del reparto Rianimazione del “Madonna del Soccorso” di San Benedetto

E sono 11. Ancora un nuovo positivo al Coronavirus nel Piceno oggi, 6 agosto.

Stavolta è una donna rumena che vive a Grottammare, rientrata in Italia il 30 luglio scorso.

Il contact tracing, scattato di rito da parte del servizio Igiene e Sanità pubblica dell’Area Vasta 5, non ha trovato contatti stretti fino ad ora.

Dodici nuovi casi se ci contiamo il messicano in visita ai parenti di San Benedetto, scoperto positivo perchè insieme con i genitori si è sottoposto a tampone, come richiesto dal dentista al quale la famiglia si era rivolta (leggi qui).

I sindaci tendono a tranquillizzare la popolazione.

Come è giusto che sia.

La parola d’ordine è: «La situazione è sotto controllo. Le persone sono in isolamento».

Lo hanno detto Sergio Loggi, di Monteprandone, dopo il caso del 4 agosto. E Luigi Massa di Offida, per un residente pure positivo (leggi qui).

E’ vero che non c’è da preoccuparsi più di tanto.

Sono tutti asintomatici ed in quarantena. 

I contatti stretti sottoposti a tampone.

Tutti negativi fino ad ora.

Quello che preoccupa è il fatto che quasi nessuno si autodenuncia.

Il Gores (vedi tabella sotto) riferisce di 69 persone in quarantena tra contatti stretti dei positivi e le persone rientrate dall’estero. Ma non sono tutte lì.

Le scoperte fatte fino ad ora sono state casuali.

Al rientro in Italia, sono pochissimi a rivolgersi al medico di famiglia o al Sisp.

Lo ha fatto il quarto bangladese (leggi qui), ma pensando di ottenere un lasciapassare per circolare libero dopo essersi messo in isolamento da solo. Così – ha riferito – gli hanno detto di fare allo sbarco a Fiumicino il 24 giugno.

I positivi di Offida e Monteprandone hanno fatto il test in un laboratorio privato per poter lavorare.

Ma non sono queste le regole da seguire.

Allora che fare?

Sperare che qualcuno debba ricorrere a prestazioni mediche, per le quali il tampone è propedeutico, o che il datore di lavoro voglia la garanzie di arruolare persone sane.

Ma nemmeno questo è sufficiente per allontanare l’ombra della pandemia.

I cittadini rientrati dall’estero – prima nell’occhio del ciclone c’erano India e Bangladesh, ora Albania e Romania – devono restare in quarantena due settimane. 

Nemmeno un giorno di meno.

Anche se fanno il tampone e questo risulta negativo.

Perchè la malattia si può manifestare entro quel lasso di tempo.

In compenso, nelle Marche nemmeno oggi si sono registrati decessi.

m.n.g.

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© RIPRODUZIONE RISERVATA


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