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Piano di Tutela delle Acque “inquinato”,
Giorgini (M5S) annuncia il ricorso al Tar

SAN BENEDETTO - Secondo il consigliere regionale grillino, la recente modifica del PTA, avvenuta durante l’ultimo consiglio regionale, comporterebbe lo scarico indiscriminato di materiali inquinanti all’interno delle fognature pubbliche. Un provvedimento, secondo Giorgini, inaccettabile e ad personam, che verrà presto sottoposto all’attenzione del tribunale amministrativo regionale

«Nell’ultimo consiglio regionale, quello del 30 luglio 2020, si sono viste cose che voi umani non potete immaginare».

Peppino Giorgini

Esordisce così, parafrasando una celebre citazione di Blade Runner, il consigliere regionale Peppino Giorgini, che accusa i colleghi della maggioranza di aver elaborato e poi fatto approvare tre proposte che il pentastellato, candidato anche alle prossime elezioni regionali del 20 e 21 settembre, non esita a definire «una indegna conclusione di una legislatura partita male e finita peggio».

Nel mirino di Giorgini sono finite la modifica del Piano regionale di edilizia residenziale presentata dalla vicepresidente Anna Casini e quella avente ad oggetto il Piano di gestione integrata delle zone costiere (GIZC) promossa – «senza alcuna vergogna» sostiene Giorgini, che utilizza le stesse parole per descrivere la proposta della Casini – dal consigliere Pd Renato Claudio Minardi, che riguarda il cambio di destinazione d’uso degli immobili nella fascia di rispetto dei 100 metri, ma a catturare l’attenzione del consigliere grillino è in particolare la proposta numero 81, che prevede un cambiamento sostanziale al Piano di Tutela delle Acque in materia di scarichi nelle fognature pubbliche.

«Nonostante la mia battaglia – sostiene con un certo rammarico Giorgini – prima del consiglio e durante il consiglio stesso, nel corso del quale si è arrivati anche ad una sospensione della seduta di un’ora, l’atto purtroppo è passato». A conti fatti, a fare la differenza per la definitiva approvazione è stato un solo voto, con alcuni consiglieri di maggioranza che hanno preferito astenersi dalla votazione.

«Questa ennesima sconcezza avviene nonostante la commissione Europea abbia già notificato nel 2019 un parere motivato – ossia una richiesta di conformarsi entro un certo termine alle normative europee, pena sanzioni molto salate – all’Italia per tredici regioni tra cui le Marche proprio sugli scarichi urbani e sulla la qualità dei corpi idrici in relazione agli obiettivi di qualità fissati dalle norme UE».

Anna Casini

Ecco le ragioni del disappunto del consigliere pentastellato, che denuncia il potenziale scarico indiscriminato che un provvedimento del genere comporterebbe. «La proposta peggiorerà notevolmente i nostri corpi idrici perché verranno scaricati dentro i peggiori inquinanti: COD, BOD5, cloruri, ammoniaca, metalli pesanti, tensioattivi e idrocarburi, che potranno tranquillamente transitare nelle nostre fogne e quindi finire nei nostri fiumi e nel nostro mare. Una vergogna per l’Italia, una vergogna per le Marche dove ancora nel 2020 si fanno leggi, o modifiche di leggi, ad hoc, solo ed esclusivamente per ottenere consenso politico».

Secondo Giorgini, infatti, dietro il radicale cambio di direzione imposto al PTA delle Marche ci sarebbero degli interessi strettamente legati alle prossime elezioni regionali. «Probabilmente questa modifica ha avuto luogo per accontentare, in vista delle elezioni, le lobby dei rifiuti e gli industriali del settore.

Questa alterazione, oltre a determinare un notevole peggioramento della qualità dei corpi idrici, in relazione proprio agli obiettivi di qualità che la commissione Europea ci contesta da tempo, prevede che i soggetti beneficiari – determinati settori industriali e chi gestisce impianti di trattamento rifiuti – potranno scaricare il percolato in pubblica fognatura senza rispettare nessuna regola in merito ai valori limite degli inquinanti contenuti».

I benefici economici sarebbero senza dubbio notevoli, ma vale davvero la pena barattare la salute pubblica in cambio di denaro? È quello che si chiede Peppino Giorgini a nome di tutto il Movimento. «Con questo nuovo sistema si risparmieranno molti soldi grazie al mancato utilizzo degli impianti di trattamento del percolato – che dovrebbe essere trattato sul posto con lo scarico o il recupero della acqua depurata e la reimmissione di quella minima quota parte di liquido concentrato in discarica sino alla sua completa mineralizzazione – ma si aumenteranno i guadagni, risparmiando circa 30 euro a tonnellata per lo smaltimento del percolato in strutture specializzate».

Ad ogni modo, Giorgini non ci sta e annuncia di voler continuare a dare battaglia. «Il giorno stesso della votazione ho inviando tutta la documentazione al mio avvocato, che sta preparando un nutrito ricorso al TAR a nome mio e a nome e per conto del Movimento 5 Stelle delle Marche, che con certezza assoluta verrà presentato ai primi di ottobre 2020. Questo modo di fare politica a spese dei cittadini onesti non paga più e alla fine, quando tutti sapranno di chi è la colpa, sarà troppo tardi».


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