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Ciclabili: meglio i dossi-trappola
o chi non sa andare in bici?

SAN BENEDETTO - Le radici degli alberi gonfiano l’asfalto nel tratto a ridosso della ferrovia e, soprattutto dopo il tramonto, si creano pericolose trappole. Quella sul lungomare continua ad essere scambiata per un velodromo e gli incidenti sono giornalieri

Un tratto “incriminato” della ciclabile

di Andrea Ferretti

Dopo l’ennesima persona inciampata e dopo l’ennesimo ciclista caduto (per fortuna senza conseguenze), il Comune di San Benedetto ha deciso di intervenire per sistemare la pista ciclabile che unisce Porto d’Ascoli e San Benedetto. Il tratto “incriminato” è quello che costeggia il quartiere Ragnola e scorre parallelamente ai binari della ferrovia.

Ciclabile pericolosa

E’ una ciclabile molto frequentata, sia di giorno che la sera dopo il tramonto. Il problema, infatti, si è evidenziato soprattutto la sera quando, a causa della quasi totale oscurità (ma perché?), all’ignaro ciclista capita di trovarsi all’improvviso di fronte a un inatteso dosso, a volte impossibile da evitare, un’autentica trappola.

Sono i dossi causati dalle radici degli alberi che sorgono proprio su uno dei lati della ciclabile “gonfiando” l’asfalto anche di diversi centimetri.

Il dosso appena smussato

La natura è… la natura, ma intanto gli operai del Comune hanno già posizionato la segnaletica per indicare il pericolo, poi parzialmente provveduto a ripristinare la ciclabile per renderla più sicura. E’ stata data una smussata a qualche dosso, ma il pericolo resta.

Il problema dei dossi causati dalle radici degli alberi è ben visibile anche sul versante nord della stessa ciclabile, che conduce fino al centro di San Benedetto e oltre. Dalla sistemazione dei dossi magari trarrà giovamento tutta la pista che, per lunghi tratti, presenta un fondo con profonde crepe. Anche queste pericolose.

Nessun problema di dossi, invece, sulla ciclabile del lungomare. Ma qui subentrano alcuni fattori che, come ogni estate, causano ogni giorno piccoli incidenti e anche leggeri feriti. La causa principale è la disattenzione (telefoni cellulari in primis) ma soprattutto chi, imperterrito, continua a scambiare la ciclabile per un velodromo.

E poi c’è sempre il turista di turno che inforca una bici solo d’estate e non ha grande dimestichezza con le due ruote.


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