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Buchi sulla maglietta e bluetooth
per imbrogliare all’esame per la patente

ASCOLI - B.S. e B.G.K., entrambi di 32 anni, di origini indiane e residenti nell'entroterra piceno sono stato denunciati. Sono invece ancora in corso le indagini volte all’individuazione dei complici esterni

 

Per superare l’esame per la patente ci sono diversi modi: privatamente, tramite una scuola guida autorizzata o… imbrogliando.

E’ quest’ultima la strada che hanno tentato ieri, 3 settembre, un uomo e una donna, B.S. e B.G.K., entrambi di 32 anni, di origini indiane e residenti nell’entroterra piceno, durante la prova per la patente “B” alla Motorizzazione Civile di Ascoli (leggi qui).

I due ragazzi in questione sono stati scoperti mentre utilizzavano la fotocamera di un telefono cellulare assicurato al petto con del nastro adesivo, celato in maglie molto larghe sulle quali erano stati realizzati piccoli buchi, per trasmettere all’esterno le immagini del test nel quale si stavano cimentando.

Un complice poteva così supportarli in tempo reale comunicando le risposte corrette attraverso un piccolo auricolare bluetooth interno all’orecchio, invisibile ad un esame visivo non approfondito.

Ma non sono riusciti nell’intento.

Il rudimentale apparato “fai da te” non è sfuggito al controllo degli esaminatori, i quali immediatamente hanno allertato gli operatori della squadra di Polizia Giudiziaria della vicina Sezione Polizia Stradale di Ascoli Piceno.

L’intervento degli agenti ed il conseguente sequestro dell’apparecchiatura in uso ai due extracomunitari, ai quali è stata ovviamente anche invalidata la prova, sono stati tempestivi.

Sono invece ancora in corso le indagini volte all’individuazione di tutti i complici esterni che hanno partecipato a questo rocambolesco tentativo di truffa.

Dovranno rispondere del reato di essersi avvalsi del lavoro altrui per il rilascio, in questo caso, della patente di guida (in ragione dell’articolo 1 della legge 475/25). In caso di condanna rischiano da tre mesi ad un anno di reclusione.

Non è la prima volta che accade. E sono sopratutto i cittadini stranieri a ricorrere a tale sistema per conseguire la patente, probabilmente per la difficoltà con la lingua.

Per questo chi sta dietro al “sistema” – non si esclude un’organizzazione vera e proprio che elargisce il favore dietro lauto compenso (c’è chi riferisce di cifre che vanno da 1.500 e 2.000 euro) – è sempre pronto ed escogitare mezzi sempre più sofisticati e difficili da intercettare.

I “metodi” che vanno per la maggiore sono appunto una telecamera (in questo caso è stata utilizzata quella del cellulare) con cui l’esaminando invia le immagini del quiz all’esterno e una cuffia wireless delle dimensioni di un fagiolo infilata nell’orecchio per ricevere istruzioni.

In maniera approfondita oppure no, le orecchie vengono perquisite prima della prova.

Allora c’è chi racconta di una specie di vibratore che, nascosto in parti del corpo difficili da individuare, emette un segnale entro 5 secondi dalla scelta della risposta errata. L’esaminando così può correggere fino a dare la risposta giusta.

Gli stratagemmi utilizzati, più o meno complessi, sono pericolosi e costosi, tanto che viene da chiedersi, ma non è più facile studiare?

Resta il fatto che tali controlli da parte delle forze dell’ordine sono molto importanti soprattutto perchè impediscono a persone non in possesso dei requisiti di idoneità prescritti per il conseguimento della patente di mettersi alla guida sulle nostre strade.

m.n.g.

 


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