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Picena non Vedenti, il torball tra sport e integrazione

ASCOLI - Giovanni Palumbieri e Marco Piergallini, rispettivamente allenatore e presidente giocatore dell’associazione sportiva ascolana dedicata ai non vedenti, sono gli ospiti della nuova puntata di “L’altro sport”. Attenzione al sociale e successi dentro e fuori dal campo, come nel caso della promozione in serie A e dell’inaugurazione del nuovo campo dedicato all’indimenticato Carlo Malloni

di Federico Ameli

C’è chi crede nel destino e chi, più semplicemente, si limita a prendere atto della realtà senza rimuginarsi troppo su. Difficile dire chi sia o meno nel torto, ma almeno per stavolta vogliamo mettere da parte ogni retaggio di razionalità e abbandonarci alla tentazione di riflettere sulle bizzarre dinamiche del caso. Fidatevi, può valerne la pena.

I ragazzi della Picena non Vedenti – Carlo Malloni

«Pensa se non ci avessi provato» si chiedeva, con un pizzico di retorica, Valentino Rossi sulla copertina di una sua autobiografia di qualche anno fa. È un po’ quello che si domanda anche Giovanni Palumbieri, allenatore di torball della Picena non Vedenti – Carlo Malloni, l’associazione ascolana che da tredici anni a questa parte si fa portavoce delle istanze – agonistiche, ma soprattutto sociali – di tanti ragazzi del territorio, desiderosi di praticare sport proprio come i loro coetanei.

«Il nostro è un progetto nato per gioco» racconta Giovanni, che fino a una ventina d’anni fa non aveva alcuna esperienza nel campo dei giovani con disabilità e che oggi rappresenta invece uno dei cardini del progetto Picena non Vedenti. «Nel 2002 mia moglie è diventata assistente domiciliare, iniziando a frequentare corsi per non udenti e non vedenti e prendendo parte a dei campi scuola. Da parte mia c’era molta curiosità e per questo motivo ho deciso di raggiungerla a Montegallo, dove ho trovato ad attendermi un bel gruppo di ragazzi non vedenti.

Non appena hanno sentito la mia voce si sono subito avvicinati chiedendomi di farli giocare: mi sono ritrovato un pallone sonoro tra le mani e abbiamo improvvisato una sorta di calcetto “fisso”, anche se i ragazzi andavano continuamente alla ricerca del pallone».

Un pomeriggio particolarmente prodigo di emozioni che, anche a distanza di diciotto anni, Giovanni fatica a dimenticare e che lo ha portato nel giro di qualche anno a coordinare le attività di un gruppo di ragazzini che da quella partita a Montegallo di strada ne hanno fatta parecchia, cimentandosi in una disciplina che, tuttavia, ai più rischia di dire poco.

«Nel 2007 – racconta Marco Piergallini, presidente e giocatore della Picena non Vedenti – maturammo l’idea di iniziare a giocare a torball, per poi iniziare l’attività sportiva a partire dall’anno successivo con l’iscrizione in Serie C».

«Nel frattempo – precisa il coach – mi sono documentato personalmente sulla possibilità di prendere il brevetto di tecnico di torball, nell’attesa che i ragazzi raggiungessero l’età giusta per prendere parte al campionato. Ricordo ancora l’emozione della prima uscita a Perugia, dove disputammo un’amichevole con i ragazzi locali. La maggior parte dei nostri aveva compiuto sedici anni da poco e tantissime squadre ci sono state vicine nei nostri primi passi, invitandoci a giocare nel tentativo di far crescere il movimento, anche in ottica Nazionale».

Gli atleti della Picena non Vedenti in azione

La Picena non Vedenti può infatti vantare ben quattro tesserati nel giro azzurro, un dato che la dice lunga sulla bontà del lavoro svolto da Palumbieri e dal direttivo in questi ultimi anni, con la classica ciliegina sulla torta rappresentata dalla seconda promozione in Serie A conquistata giusto un paio di settimane fa.

«Abbiamo fatto tutta la trafila a partire dalla Serie C fino ad arrivare due anni fa in A. All’epoca i ragazzi dovevano ancora maturare esperienza e pensavano soprattutto, com’è giusto che sia, a divertirsi, mentre oggi, a distanza di un paio d’anni, hanno molta più fiducia nei loro mezzi e hanno imparato quei “trucchetti del mestiere” utili a farsi valere a certi livelli».

Smaliziati, talentuosi e più determinati che mai, dopo una cavalcata strepitosa in Serie B gli atleti della Picena non Vedenti si ritrovano dunque nella massima serie del torball. Già, ma in cosa consiste il torball? Mister Palumbieri prova a darci qualche dritta.

«Si tratta di uno sport nato per i reduci di guerra che avevano perso la vista. La cosa bella è che possono giocare tutti, sia ragazzi normodotati che con disabilità: si gioca tre contro tre e ognuna delle due squadre può schierare un solo vedente alla volta, equiparato però ai non vedenti nell’equipaggiamento, con bende e mascherine che, oltre ad attutire i colpi, fanno sì che tutti giochino nelle stesse condizioni».

L’obiettivo, un po’ come nella pallamano, è quello di segnare più reti degli avversari. «Un aspetto fondamentale è quello che riguarda l’orientamento: c’è un tappeto che indica la posizione della porta e la direzione di tiro. In un fazzoletto di quatto metri bisogna sapersi muovere, buttare, rialzarsi e tirare verso la porta, che è lunga sette metri».

I rappresentanti di Porta Romana, Picena non Vedenti e istituzioni durante l’inaugurazione del nuovo campo dedicato a Carlo Malloni

Tante vittorie in mezzo al campo per la Picena non Vedenti, ma non solo. Proprio qualche settimana fa, infatti, all’interno del centro sportivo “Parco Ugo Tasselli” di viale Treviri è stato inaugurato un nuovo campo polifunzionale realizzato in collaborazione con l’Asd Porta Romana.

«Collaboriamo da diversi anni – ci spiega il presidente Piergallini – promuovendo degli allenamenti condivisi tra i nostri atleti e i ragazzi della scuola calcio del Porta Romana. L’idea è quella di ritagliare uno spazio dedicato al torball che al tempo stesso potesse essere sfruttato anche dai ragazzi delle giovanili rossoblù. Abbiamo voluto dedicare il campo a Carlo Malloni, nostro storico capitano scomparso lo scorso anno».

Giovanni Palumbieri, che Carlo l’ha visto crescere e diventare un grande uomo di sport, lo ricorda come «il fulcro della società. Era lui, che tra tutti noi era quello con più esperienza in ambito sportivo, a spronarci ad andare avanti e a superare le difficoltà iniziali».

Pare che anche nella Serie A del torball, infatti, non sia proprio tutto rose e fiori, ma per fortuna c’è chi dimostra di avere a cuore il futuro di questi ragazzi. «A livello logistico – sostiene Giovanni – la situazione è piuttosto complessa, sia per quanto riguarda le trasferte che per l’organizzazione delle gare interne. Parliamo pur sempre di ragazzi con disabilità e di tanti chilometri da percorrere, ma fortunatamente in questi anni abbiamo potuto sempre contare sul supporto dei genitori, che si sono puntualmente fatti avanti dandoci una grossa mano nei casi di necessità.

I genitori di Carlo Malloni posano con il piatto in ceramica raffigurante il figlio insieme al presidente Marco Piergallini e alla nuova maglia da gara

Inoltre, ci tengo a ringraziare a nome di tutta la società chi ha permesso tutto questo: la Fainplast, la Geta e tutti gli altri sponsor che negli anni hanno contribuito alla nostra causa, così come la Federazione italiana sport paralimpici per ipovedenti e ciechi e il Comune di Ascoli per il patrocinio e per la concessione gratuita di uno dei palazzetti cittadini».

Una splendida realtà quella della Picena non Vedenti, la quale sin dalla fondazione segue da molto vicino l’evoluzione del rapporto tra sport e diversità, che negli ultimi anni sta raggiungendo traguardi sempre più prestigiosi, anche grazie agli sforzi di Marco, Giovanni e di tutti i ragazzi coinvolti.

«Oltre a dedicarci al torball – dichiara il presidente – siamo sempre stati aperti ad ogni altra attività pensata per favorire l’integrazione delle persone non vedenti attraverso la pratica sportiva, che è un po’ il fine ultimo di ogni nostra scelta. Qualche anno fa abbiamo provato a portare in città il goalball, uno sport paralimpico simile al torball, ma purtroppo non siamo riusciti a conciliare i due impegni.

Organizziamo spesso raduni di altri sport per conto della federazione, come nel caso del calcio a 5 per non vedenti o dello showdown – un tennis tavolo pensato per coinvolgere anche i non vedenti -, ma il nostro fiore all’occhiello è senza dubbio rappresentato dal campionato europeo di goalball organizzato nel 2012 proprio ad Ascoli con grande dispendio di energie, ma altrettanta soddisfazione».

Ancora qualche settimana di relax e per gli atleti della Picena non Vedenti sarà di nuovo tempo di confrontarsi con il palcoscenico della Serie A. «Abbiamo dimostrato di meritare la promozione – spiega Palumbieri – anche perché, come dicevo, i ragazzi sono maturati molto nell’ultimo periodo. Abbiamo svolto degli allenamenti specifici per fare il salto di qualità definitivo e anche in campo ho intravisto quel pizzico di sana furbizia e di intraprendenza che ci ha permesso di interpretare al meglio le gare.  

Non nascondo che questo virus faccia paura, pertanto ai ragazzi ho consigliato di “stare buoni” ancora per un po’. C’è già una bozza di calendario per la prossima stagione, con la prima fase della Coppa Italia in programma a novembre, ma è ancora presto per parlarne.

L’obiettivo è quello di ottenere la salvezza, anche se tra Serie A e B c’è un distacco importante, mentre per il futuro mi piacerebbe riuscire a organizzare un Mondiale ad Ascoli. Ci avevamo già pensato, ma l’emergenza sanitaria ci ha messo i bastoni tra le ruote: peccato, perché i ragazzi se lo meriterebbero. Sicuramente non ci arrenderemo e, prima o poi, sono certo che ce la faremo».

Non capita tutti i giorni di poter raccontare una storia del genere, nata per caso dalla curiosità di un uomo che con la sua passione è riuscito a coronare il sogno di tanti ragazzi del territorio. Un sogno chiamato sport, troppo spesso ingiustamente ridimensionato da chi non è in grado di comprendere appieno la propria fortuna.

«La domenica sera torno sempre a casa sfinito, sia dal punto di vista fisico che mentale, ma non appena mi ritrovo da solo mi rendo conto di quanto mi manchino le emozioni che solo questi ragazzi riescono a regalare». Pensa se non ci avesse provato.


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