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Pierì Amadio, la moto nel sangue
C’erano una volta le officine

ANTICHI MESTIERI - Dagli anni '40, in cui la penuria di attrezzature costringe ad aguzzare l’ingegno, fino al boom dei '60 ed alla crisi del nuovo secolo. Una vita, quella dello storico meccanico ascolano, andata di pari passo con le evoluzioni del settore, tra corse, gimkane e la passione viscerale per i motori
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Il mitico Pierino in piazza Arringo

di Walter Luzi

Pierì, un nome una garanzia. Questa è una delle storie di amore per il proprio lavoro, tramandato di padre in figlio. Di passione immensa per i motori, e fatiche cancellate dalle soddisfazioni. Di valore e dedizione che generano la fama.

A 15 anni

Questa è la storia di Amadio Pierino. Classe 1934, studi interrotti dopo la licenza elementare, conseguita, confessa lui stesso, a stento, nasce e cresce nel quartiere Filarmonici. Parrocchia di don Peppe Fabiani. La sua casa vicina all’Istituto delle Suore Concezioniste, dentro le mura di Ascoli.

Si mette a lavorare che non ha nemmeno dieci anni, mentre la città è occupata dai tedeschi, in piena seconda guerra mondiale. Con altri compagni ruba delle patate per tirar su i soldi per il cinema. Una marachella che il padre punisce mandandolo a lavorare da Trontini, che vende cicli e motocicli. Ma i tempi sono duri e così il piccolo Pierino inizia, più che altro, a riparare forature. Mette le pezze alle camere d’aria, ma già si ingegna. Quando non c’è più posto per le pezze, le taglia e le rigira, inverte la valvola e risalda la giuntura. Così torna come nuova. I copertoni, quando diventano troppo logori, li accoppia.

Nel 1948, con Luigi Di Luigi e Carlo Crescenzi

Un amico, Peppe Fiocca, di poco più grande, che già lavora nell’officina dei Moretti, veri pionieri del settore in città, lo indirizza da Luigi Di Luigi, sul lungo Castellano. Lavoro gratuito si intende. Apprendere un mestiere, era quello il pagamento. Impensabile al giorno d’oggi, dove acquisire conoscenze e competenze da buoni maestri, conta molto meno dei soldi in busta ogni mese, delle ferie pagate, e dei mille diritti, pur sacrosanti. Inizialmente ripara forature anche lì, ma l’impegno del padrone è che presto passerà a mettere mano ai motori dei motocicli. E’ un ottimo maestro Luigi, per un allievo avido di apprendimento come Pierino, che gli sta sempre alle costole quando mette mano a una moto.

Due anni dopo

E’ un’epoca in cui la penuria di attrezzature, materie prime e ricambi originali costringe ad aguzzare l’ingegno. Ad escogitare soluzioni empiriche a basso costo. Come le saldature del ferro fatte con la forgia a carbone, il borace e i bossoli d’ottone delle cartucce. I pezzi di ricambio non si ordinano, si costruiscono in officina con le propre mani.

Tutto si aggiusta, si rettifica, si recupera. A ogni carenza di materia prima si ovvia. La manualità si affina di pari passo con l’intuito della mente che deve concepire soluzioni praticabili ad ogni problema che si pone. Questa è una vera arte, signori. Provateci oggi a rettificare astine di frizione o valvole di un albero a camme, ricimentandole con il cianuro di potassio.

«Lo acquistavamo in farmacia – racconta Pierì – allora si poteva con poche lire. Con la fiamma ossidrica, il cianuro e un bacile d’acqua rigeneravamo di tutto. I freni li rifacevamo rimediando ferodi in rotoli. Li tagliavamo su misura delle ganasce e li fissavamo con i chiodi di alluminio».

In Lambretta

Pierino diventa maggiorenne in quella officina. Da una amica di famiglia si fa prestare 35.000 lire per aprirsi una officina tutta sua in via delle Torri. La licenza la conserva ancora, incorniciata e appesa al muro. Porta la data del primo gennaio 1953. Pierì si tuffa a capofitto, con rinnovato entusiasmo, nel suo lavoro. Monta sulle biciclette i primi motori Mosquito 38 a rullo, senza cambio, arrivati in Italia subito dopo fine della guerra. Affitta anche Lambrette, comprate, ovviamente, a rate. Ma un bel giorno il postino gli consegna la cartolina precetto per il servizio militare obbligatorio di leva.

«Io non posso partire – obietta Pierino al Distretto Militare di Ascoli – sono pieno di debiti da pagare, devo lavorare, o me li pagate voi?». Tutto inutile. Lascia momentaneamente l’attività nelle mani del fratello Mario, e risponde alla chiamata della Patria. L’Esercito lo ribattezza Primo Amadio e lo spedisce a Bologna. III° D.A.T. Difesa Aerea Territoriale. Nella grandissima caserma Pierino cerca subito l’officina meccanica. Un capitano lo becca a curiosare fra le motociclette smontate appoggiate al muro. Sono Sertum 500. Le conosce bene.

Sotto le armi

«Che facevi nella vita civile? Saresti capace di rimontarne una? Nemmeno gli specialisti della Cecchignola ci sono riusciti…», gli chiede l’ufficiale. «Se i pezzi ci sono tutti, sì, io la rimonto», risponde Pierino.

Passerà tutti i diciassette mesi successivi di servizio militare in quella officina insieme ad una dozzina di altri meccanici. Prenderà tutte le patenti di guida e scorterà autocolonne e convogli. Parteciperà, sempre in sella a una moto ovviamente, anche alla parata militare del 2 giugno (nella foto è quello a sinistra).

Quando torna civile, deve ripartire da zero con la sua officina. Un litro di miscela costa 100 lire quando si sposta in nuovi locali più grandi. Prima quelli già occupati dal deposito della Parmalat, e quindi nella storica sede, sempre in via Clementi, a due passi dal cineteatro Filarmonici.

La parata di Roma

Da Pierì, riparatore nato, trovi di tutto per ciclomotori, moto e scooter. Beta, Peugeot, Mondial, Minarelli, Morini. Accessori, ricambi e, soprattutto, assistenza qualificata. Preziosa, quando scappa fuori il problema. Vittorio Trontini, che vende soprattutto biciclette, si appoggia a lui per l’assistenza dei motocicli Bianchi. In città i Moretti, i più esperti e capaci del settore, con la Gilera in Piazza Arringo, e Norcini Pala, con la Guzzi, in via Palestro, sono i suoi “concorrenti” più quotati. Ma Pierì, lo conoscono e lo apprezzano tutti.

La gimkana in centro

Quando scoppia il boom dei Motom 50 a tre ruote, soprattutto fra i venditori ambulanti di frutta e verdura, è costretto agli straordinari per le riparazioni. I ragazzi più giovani infatti li possono guidare anche senza patente, li usano anche per le corse, e, spesso, li sfasciano. Il 10 agosto 1963 Pierino sposa Francesca, che gli darà tre figli maschi, Giovanni, oggi impiegato nel Gruppo Gabrielli, Giuseppe, barista, e Ivan, che lo ha presto affiancato nella attività.

«E’ matto – ci scherza su il papà – Ivan avrebbe potuto entrare in banca come ragioniere, invece, fin da bambino, ha cominciato a dire che voleva restare qui, in officina con me». I motori per Pierì non hanno segreti. Lui tratta i migliori produttori di ricambi per moto: Alpina Raggi, Chiaravalli, Radaelli, Minarelli, Franco Morini. Marchi prestigiosi che, attraverso i rispettivi rappresentanti, gli esprimono stima invitandolo spesso alle varie fiere, per le sue competenze indiscutibili.

Nel 1972

All’inizio degli anni Settanta, grazie a D’Isidoro, nasce il cross motodromo di Vallecchia. Una pista di 2° categoria che richiama team e pubblico da tutte le regioni limitrofe. Una epopea durata una quindicina d’anni, che Pierino ricorda con un pizzico di emozione.

«I miei amici, Ulissi, con la Beta, e Mengarelli, con Peugeot, che già gareggiavano, mi coinvolsero. Misi su così il mio team Pierì Moto – ricorda – e i miei piloti, Paolino Fioravanti in testa, fra gli altri, si sono sempre ben piazzati. Preparavo le moto da gara in base alle loro indicazioni, spesso lavorando l’intera nottata del sabato. Poi la mattina successiva la portavamo con il carrello sul circuito. Bei tempi».

Nel 1972 Pierino organizza anche un paio di gimkane motociclistiche nel programma dei festeggiamenti della parrocchia di San Pietro Martire. Gli anni passano e la fama di Pierì, il riparatore infallibile, cresce di pari passo.

«I motori sono come le persone – osserva – quando stai male e vai dal medico, già da come tossisci quello bravo capisce cos’hai. Dallo scarico, dall’aspirazione, dal suono del pistone o dall’albero motore io capivo il problema. Era quella la mia soddisfazione più grande. La conferma dell’intuizione che constatavi dal pezzo difettato dopo averlo smontato. Ti faccio un esempio. Un anno la Mondial mi manda tre moto 250 nuove con motore Sachs. Una ha problemi. Mi convinco che può essere solo la bobina di alimentazione difettosa. Mando la mia relazione. Mi rispondono che mi sbaglio, che non può essere. Mi faccio riportare allora una delle moto che andavano bene e gli monto la bobina “incriminata”. Ora non va. E’ la prova che avevo visto giusto. Rispedisco nuovamente la bobina difettosa e ribadisco la mia relazione iniziale con un solo commento finale: somari! Dopo tre giorni mi rimandano una bobina nuova in sostituzione».

Con i ragazzi del team

Emilio Moretti, figlio d’arte, Quinto Bachetti, Alfonso Ceci “lu polacche” e Peppe Fiocca i “colleghi” che ha stimato di più. «Tutta gente che sapeva fare bene le tante cose da fare. E’ bello, bellissimo, il nostro lavoro».

Li ricorda così Pierì che continua, come loro, a onorare, a lungo, la professione. Fra saldature ossidriche e testate da ribassare, lucidature di travasi e carburazioni da rivedere, camere di scoppio da anticipare o posticipare.

Nel 1992 per Pierino iniziano i seri problemi di salute, che lo portano, nel 2004, a entrare nella schiera dei grandi invalidi civili. Lascia il suo lavoro nelle mani del figlio. L’azienda si ridimensiona. I tempi ora sono più difficili. Pierino Moto si trasferisce sotto il porticato di un palazzone a Piazza Immacolata. Fuori dalle mura di Ascoli. Pierino ci passa spesso, anche se le gambe e le sue mani fanno sempre più fatica ad andare. Le pareti piene di foto in bianco e nero che raccontano un epoca tramontata per sempre.

E’ a colori invece la vignetta caricaturale autografata dedicatagli da Gino De Laurentiis. Pierino è raffigurato con cacciavite e chiave inglese in mano, circondato dalle sue amate moto. Tutte senza segreti per lui.

Col figlio Ivan

La caricatura


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