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Bar ai tempi del Covid,
l’asporto non basta:
«Stare aperti quasi non conviene»

EMERGENZA CORONAVIRUS - I titolari dei pubblici esercizi sono costretti a fare (letteralmente) i conti con una crisi senza precedenti, dovuta ovviamente alla pandemia e alle restrizioni in atto. Dai commercianti del centro di Ascoli arriva un messaggio chiaro: si resta aperti soltanto per il lato umano e professionale
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L’iniziativa del Bar Lotteria Moderna per il consumo d’asporto e all’esterno del locale

 

di Andrea Pietrzela

I gestori di bar e caffetterie stanno lottando contro una crisi economica senza precedenti nella storia del settore. È questo, purtroppo, il quadro che emerge durante l’ennesimo periodo di restrizioni obbligate per evitare il diffondersi del contagio da Covid-19.

Passeggiando per le vie del centro, si vedono pochissime persone e tantissime vetrine chiuse/saracinesche abbassate. Una città fantasma, quasi distopica, che invece rappresenta la dura realtà con la quale siamo costretti a fare i conti oggigiorno.

Anche prendere un caffè non è più una cosa così scontata: è facile al mattino, ma diventa molto più difficile nel primo pomeriggio quando non tutte le attività restano aperte e chi resta aperto chiude presto (a ridosso delle ore 14.00).

I primi a pagare lo scotto di questa brutta situazione, infatti, sono i titolari di bar e caffetterie, mai così in crisi e così giù di morale prima d’ora. La gente esce poco perché non può e perché ha paura, adesso a rincarare la dose c’è anche l’asporto obbligatorio, l’unico modo che i bar hanno per poter vendere qualcosa.

«Qui non si entra proprio, servo io fuori con bicchiere di plastica, paletta e bustina di zucchero – ci dice la titolare del Bar Lotteria Moderna di Via dei Bonaccorsi, che ha sistemato un simpatico e singolare cartello “Ordini, paghi, ritiri, vai via” appena fuori dall’attività – In giro è vero che si vede poca gente, ma è giusto così: credo sia la cosa migliore per il bene della salute di tutti». Il cartello, giustamente, comanda di “rispettare la distanza”. C’è anche, dunque, chi riesce a prendere il momento con filosofia in attesa di tempi migliori.

Chi vede meno luce in fondo al tunnel è Guido Carfagna, che ci ha accolto nel suo locale e ci ha spiegato la situazione per filo e per segno. «In centro c’è sempre meno gente sin dai tempi del terremoto, ora con il Covid non passa quasi più nessuno – ci dice a cuore aperto all’interno del suo Caffè Pasticceria GuidoNoi per l’asporto usiamo un bicchiere di polistirolo, per questo il caffè da portare via costa 1.20 euro, ma è solo per questo momento. Il caffè al bancone costerà sempre 1 euro» ci rassicura sorridendo.

Da Guido, con l’omonimo titolare e una sua dipendente dietro al bancone

A proposito dell’asporto: «Per me non è né vendita né consumo. La città poi si sporca e si riempie di bicchierini e palette, che purtroppo vengono gettati ovunque. La gente, non potendo consumare all’interno, spesso consuma all’esterno e anche in compagnia: in concreto non cambia niente, se non per noi commercianti». I toni del discorso si fanno via via più seri: «Lavorare oggi, se si guardasse solo al lato economico, non converrebbe più. Sarebbe meglio stare chiusi. Noi lo facciamo soltanto per sopravvivere psicologicamente, perché è la nostra professione e perché è il nostro modo di essere vicini umanamente anche alle altre persone, sarebbe brutto farci vedere chiusi. È difficile anche gestire i dipendenti, tra ferie e cassa integrazione cerco di far lavorare un po’ tutti ma non è facile per nessuno».

Fuori dall’Oscar Caffè di Corso Mazzini

Uno dei pochi bar che è possibile trovare aperti oltre le ore 14.30 è Oscar caffè di Corso Mazzini, bar a conduzione familiare e dunque senza dipendenti a carico. «Per noi è un po’ più semplice, ma il lavoro al momento è praticamente nullo – ci ha spiegato Annalaura Marucci non capisco perché il cliente sia obbligato a consumare fuori: un contatto, per poter essere definito diretto, deve durare almeno 15 minuti, mentre un caffè o una colazione al bancone durano molto meno. L’esempio sono io stessaho lavorato tutta questa estate esposta al pubblico, ma ho sempre rispettato le distanze e oggi sto ancora beneL’unica responsabilità dei gestori sarebbe quella di non creare assembramenti, ma tutti sarebbero ancora liberi di poter almeno andare al bar per un caffè». Speriamo tutti, gestori dei bar e clienti, che quei tempi non siano troppo lontani dal ritornare.


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