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Non solo Covid tra i ricoverati
trasferiti dal “Murri”
agli ospedali del Piceno

EMERGENZA CORONAVIRUS -  Il direttore del presidio unico ospedaliero Giancarlo Viviani ha stabilito di sottoporre a tampone anche i pazienti che arrivano con una diagnosi di negatività.  Per i reparti di Medicina e Pneumologia scendono in campo anche le cliniche private. A San Benedetto smistate anche le emergenze del Fermano

Giancarlo Viviani

di Maria Nerina Galiè

Continuano ad arrivare negli ospedali piceni pazienti del “Murri” di Fermo. L’ospedale è in difficoltà da giorni per focolai Covid esplosi in diversi reparti e nel Pronto Soccorso.

Sia al “Mazzoni” di Ascoli che al “Madonna del Soccorso” di San Benedetto vengono trasferiti malati Covid, negli appositi reparti predisposti in entrambi gli ospedali. Così pure nella Rsa di Ripatransone.

«Di 70 pazienti Covid attualmente ricoverati, 32 sono del “Murri”. Ma ce ne sono anche 5 di fuori regione e un paio di altre Aree Vaste», spiega il dottor Giancarlo Viviani, direttore facente funzione del presidio unico ospedaliero del Piceno.

«Tra Ascoli e San Benedetto però i posti Covid disponibili sono una novantina tra degenze ordinarie e reparti intensivi e semi intensivi. E da noi per fortuna la pressione si è ridotta».

Arrivano da Fermo anche pazienti negativi, provenienti dai reparti costretti a chiudere per l’emergenza sanitaria che si è creata al loro interno.

Pazienti con una diagnosi di negatività data dal tampone molecolare fatto dall’ospedale di provenienza.

L’ospedale “Mazzoni” di Ascoli

Ma le precauzioni non sono mai troppe e il dottor Giancarlo Viviani ha stabilito di far fare loro un altro tampone molecolare, di pre ricovero al “Mazzoni” o al “Madonna del Soccorso”.

«La malattia da Covid – spiega –  si può manifestare tra il 2° ed il 14° giorno dal contatto con un positivo.

Il paziente dichiarato negativo è tale per un tampone fatto in quello che si chiama “tempo zero”. Cioè al momento.  Se poi la degenza si prolunga, l’esame si ripete ogni 3-4 giorni. Perchè il contagio si può manifestare anche in una fase successiva. Laddove possibile, questi pazienti vengono tenuti separati dagli altri». 

Quali sono i reparti non Covid più ingolfati in questo momento, sia per far fronte alle esigenze del Piceno che per dare una mano all’Area Vasta 4.

«Senz’altro Medicina e Pneumologia di Ascoli. Quest’ultima è stata spostata alla Pneumo Covid.

Medicina, ala ovest e ala sud di Ascoli completamente funzionanti adesso dopo l’episodio di cluster che si era verificato a ottobre, ospitano anche pazienti di San Benedetto. Nel frattempo però, ed anche per la situazione che si è verificata al “Murri”, sono scese in campo anche le cliniche private.

L’ingresso del “Madonna del Soccorso”

Nel Piceno Stella Maris e Villa Anna di San Benedetto e Villa San Marco di Ascoli hanno messo a disposizione 5 posti letto al giorno per ricoveri ordinari.

Altra misura che stiamo adottando è anche l’ottimizzazione delle dimissioni, organizzate dal bed management. Se ne occupa la dottoressa Maria Virginia Boni».

Al “Madonna del Soccorso” possono arrivare anche le urgenze del Fermano, smistate al momento della centrale operativa del 118 tra San Benedetto e Civitanova.

 


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