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Giornata della Memoria,
il messaggio di Piunti:
«Non dobbiamo stancarci di capire»

27 GENNAIO - Il sindaco di San Benedetto rende omaggio alle vittime dell'Olocausto perpetrato dai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale: «Migliaia di persone che sapevano si sono voltate dall’altra parte. Dobbiamo fare tesoro delle testimonianze di chi è tornato e trasmetterle alle nuove generazioni»
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di Pasqualino Piunti *

Il 27 gennaio l’Italia, grazie ad una legge del 2000, non solo ricorda e rende omaggio a tutti coloro che hanno patito le tremende conseguenze dell’Olocausto ma vuole rinnovare, facendo appello al lato migliore degli italiani, la speranza che quella immane tragedia sia di monito a qualsiasi nuovo tentativo di utilizzare la modernità e la tecnica per umiliare ed annientare l’individuo.

Il sindaco di San Benedetto Pasqualino Piunti

Non va dimenticato infatti che lo sterminio di massa discende da un disegno pianificato in cui l’uomo è materiale da prendere, trasportare, sfruttare al massimo per le proprie necessità e poi eliminare e smaltire, come fosse un rifiuto, riducendone al minimo l’ingombro con l’incenerimento.

Con la Shoah la privazione della libertà diventa privazione dell’identità umana, le persone non solo non sono più libere ma non sono più persone ma numeri, mezzi appunto, funzionali alla realizzazione di un folle progetto superiore.

Ancora oggi ci chiediamo come sia stato possibile tutto questo: probabilmente perché migliaia di persone che sapevano si sono rifiutate di porsi il problema della loro responsabilità, si sono voltate dall’altra parte.

Un campo di concentramento

Quante volte, nella storia recente, questo atteggiamento ha portato al ripetersi di esperienze ugualmente terribili: dalle vittime dei gulag alle pulizie etniche in Jugoslavia e in Ruanda, abbiamo assistito a massacri sistematici e pianificati di precise categorie di esseri umani con l’obiettivo di cancellarne non solo la presenza ma anche il ricordo.

Ma lo sterminio nazista è l’esempio più eclatante e orrendo, sia per numero di vittime sia per la perfetta organizzazione della macchina dei massacri messa in piedi.

A distanza di quasi 80 anni, non dobbiamo stancarci di approfondirne i meccanismi, capire la logica che mosse tante persone a farsi strumento di questo incredibile progetto, fare tesoro delle testimonianze di chi è tornato e ha raccontato, trasmetterle alle nuove generazioni.

Perché, come ha detto Papa Francesco, «dobbiamo mantenere vivo il ricordo del passato e imparare dalle pagine nere della storia in modo da non ripeterlo, non fare mai più gli stessi errori. Continuiamo a sforzarci, instancabilmente, a coltivare la giustizia, aumentare la concordia e sostenere l’integrazione, essere strumenti di pace e costruttori di un mondo migliore».

* sindaco di San Benedetto del Tronto


© RIPRODUZIONE RISERVATA


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