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Cosa bolle in pentola

ASCOLI capitale italiana della cultura 2024: così si cresce davvero. Il monito del vescovo Domenico Pompili: giornalisti consumate le suole delle scarpe

di Franco De Marco

CAPITALE ITALIANA DELLA CULTURA 2024: FORZA ASCOLI, COSI’ SI CRESCE DAVVERO

Che due città delle Marche, Ascoli e Pesaro, si candidino entrambe al titolo (che vale un milione di euro) di capitale italiana della cultura 2024, lascia indubbiamente perplessi perché comunque si rischia di frammentare risorse ed energie col rischio che nessuna riesca a centrare l’obiettivo. Ma nello stesso tempo è anche una sfida che più stimolante non si può in fatto di progettualità e creatività. Per il capoluogo piceno si tratta, almeno da quanto enunciato dal sindaco Marco Fioravanti, di una svolta storica, sì storica, perché, diciamo la verità, sulla cultura, ad esclusione della creazione di prestigiosi contenitori (due teatri storici, tre auditorium, quattro musei, chiese, piazze, chiostri, orti murati, giardini, saloni storici grandi e piccoli,  pubblici e privati, eccetera) gli investimenti sono stati sempre misurati col contagocce. Benvenga dunque, finalmente, un investimento di idee e di risorse finanziarie.

Un panorama di Ascoli

Ascoli, che significa bellezza, è naturalmente vocata ad ogni forma d’arte e di cultura. Il comitato incaricato di predisporre il progetto preliminare si insedierà il 4 febbraio. E’ un comitato decisamente pletorico, 19 componenti, speriamo riesca ad operare proficuamente. Ci sono giustamente rappresentanti di vari settori culturali perché l’idea che emerge è quella di un progetto a 360 gradi con una città e un territorio da vivere in toto. Forse manca un esperto di musica – a parte il “lirico” Luciano Messi – perché la musica, anche per tutti i contenitori ideali a disposizione, dovrebbe essere una linea progettuale fondamentale. E per il teatro? Siamo però ai primissimi passi. Forza Ascoli capitale italiana della cultura 2024. Ma questa volta tutte le forze sociali devono essere coinvolte e remare tutte da una parte. Si va verso la creazione di una nuova identità di Ascoli come strumento di sviluppo. Questa può essere davvero crescita.

IL MONITO DEL VESCOVO POMPILI: GIORNALISTI, CONSUMATE LE SUOLE DELLE SCARPE

Oggi parliamo, una volta tanto, anche di giornalisti e di giornalismo nell’era digitale. “Vieni e vedi” è stato il titolo del messaggio di Papa Francesco in occasione della 55esima Giornata mondiale delle comunicazioni sociali. Ad Ascoli il tema è stato approfondito, in maniera esemplare, dal vescovo di Rieti e amministratore apostolico della Diocesi di Ascoli Domenico Pompili, nell’incontro con i giornalisti per la celebrazione di San Francesco di Sales patrono dei giornalisti. Affiancato da don Giampiero Cinelli, direttore dell’Ufficio comunicazione e cultura della Diocesi, il vescovo ha offerto spunti di riflessione che valgono non solo per i giornalisti ma per tutti.

Il vescovo Pompili

«Un giornalista che voglia essere all’altezza del suo ruolo – ha detto monsignor Pompili – deve essere uno che va, si muove e che vede con i propri occhi per essere un testimone affidabile. Deve consumare le suole delle scarpe come si diceva una volta. Perciò io credo che il messaggio di quest’anno del Papa vuole riportare la dimensione della comunicazione a quella sua concretezza che nasce dall’incontro interpersonale che è fatto non solo di parole ma di sguardi e di prossimità. Internet semplifica la ricerca ma ci fa entrare in una dinamica in cui noi non ci muoviamo verso la realtà ma è la realtà che ci viene filtrata attraverso innumerevoli forme. Un giornalista che non è capace di reagire a questa forma, la vogliamo chiamare di pigrizia? rinuncia?, tende in qualche modo a vivere di rendita semplicemente  presentando quello che riesce a filtrare dalla rete. A me pare che questo sia un giornalista che rischia di non vedere».

Monsignor Domenico Pompili, pur da pochi mesi ad Ascoli, per governare la Diocesi dopo le dimissioni del vescovo Giovanni D’Ercole, è subito entrato in sintonia con la città e i cittadini attraverso il suo fare sobrio e rigoroso. In tanti fanno il tifo affinché sia proprio lui il nuovo vescovo di Ascoli. «Sono transeunte. Non so per quanto tempo rimarrò» ha detto. Ma l’ipotesi, che circola, non è campata in aria. In tanti lo sperano.


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