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Carabiniere morto in Congo:
«Era stato nel Piceno
per dare una mano ai terremotati»

IL MILITARE ucciso nell'attentato dove ha perso la vita anche l'ambasciatore Luca Attanasio, nel ricordo di Tonino Sciamanna, titolare dell'hotel "Donnarosa"

Vittorio Iacovacci con i colleghi e la signora Rosa Fedeli nel ristorante “Donnarosa” di Roccafluvione (Foto di Tonino Scipioni, pubblicata dalla pagina Facebook “La voce dei terremotati”)

Stava per compiere 31 anni Vittorio Iacovacci, il carabiniere ucciso in Congo ieri, 22 febbraio, insieme con l’ambasciatore italiano Luca Attanasio ed il loro autista Mustapha Milambo.

Il carabiniere, in forza al battaglione Gorizia e originario di Sonnino (Latina) dove a piangerlo sono rimasti i genitori Marcello e Angela e la fidanzata, si era fatto conoscere nel Piceno, qualche anno fa, quando aveva prestato servizio nei territori colpiti dal terremoto del 2016.

Come altri colleghi, arrivati nelle zone terremotate per dare una mano alla popolazione, alloggiava nell’hotel “Donnarosa” di Roccafluvione. 

A ricordarlo, nella pagina Facebook del gruppo “La voce dei terremotati” è Tonino Sciamanna, titolare dell’attività che gestiva con la mamma Rosa Fedeli, portata via dal Covid nel settembre scorso (leggi qui).

«Abbiamo avuto il piacere di ospitare per diverso tempo nel nostro hotel il 13° Reggimento Carabinieri “Friuli Venezia Giulia” di Gorizia chiamato, qui per prestare servizio nelle nostre zone terremotate.

Tra loro abbiamo avuto l’onore e la fortuna di conoscere Vittorio Iacovacci, il carabiniere deceduto nell’attentato in Congo.

Vogliamo ricordare la sua serietà e professionalità ma anche la sua squisita gentilezza nei modi e la sua mitezza.

Un ragazzo sempre sorridente che sapeva stare sia con le persone anziane che con i bambini, di profonda sensibilità e ricco di doti umane».

 

 


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