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Sanremo vola sulle ali di Dardust
La Quintana suona durante la finale
Applausi nonostante l’orario (proibitivo)

MUSICA - La serata conclusiva del Festival ha consacrato l'artista ascolano con una performance di classe poco prima della proclamazione dei vincitori Maneskin (alle 2,30). Il suo mash-up insieme ai tamburini della rievocazione storica strappa il plauso di Fiorello e Amadeus

Faini e compagnia sul palco dell’Ariston

 

di Luca Capponi 

 

L’orario di esibizione stabilito per loro, diciamolo pure tra il serio e il faceto, si è rivelato ai limiti del codice penale. Stessa cosa si potrebbe dire, senza che nessuno si arrabbi, per la composizione del podio finale. Ma questo è un altro discorso. Anzi, i più sensibili facciano pure finta di non averlo letto.

Dardust

Di sicuro c’è che in molti, soprattutto nel Piceno, più che attendere le 2,30 per la proclamazione del vincitore del Festival di Sanremo 2021, anno domini contrassegnato dalla pandemia, hanno lottato contro il sonno per assistere all’esibizione del talento di casa made in Ascoli Dario Dardust Faini.

Serata finale, sabato 6 marzo, prima della proclamazione dei Maneskin (sì, hanno vinto loro), ecco Dario. Con lui, oltre ai fidati Vanni Casagrande e Marcello Piccinini (il primo originario di Offida, il secondo di San Benedetto), anche una rappresentanza dei tamburini della Quintana di Ascoli.

L’orario proibitivo causa comprensibile stordimento da Morfeo, però, non ha intaccato la bontà della performance di Dardust: non una novità per chi conosce l’artista di “Sublime”, proposta in apertura del mash-up che ha intessuto alcuni dei suoi pezzi più noti.

Applausi convinti, non del pubblico (quest’anno per la prima volta assente in sala, e il motivo, leggi Covid, è ben noto), ma di orchestra e, soprattutto, del duo AmadeusFiorello. Una conferma, quella di Dario. Non solo come performer, ma anche come autore.

Quest’anno, infatti, cinque dei brani in gara tra i big (record) portavano anche la sua firma. Alla fine del giro, il risultato più alto l’ha conseguito Irama con “La genesi del tuo colore”, giunto quinto. Sorpresa per Madame, la più giovane del lotto coi suoi 18 anni, giunta ottava con “Voce” e vincitrice del premio “Sergio Bardotti” per il miglior testo.

Fuori dai primi dieci La Rappresentante di Lista con “Amare” (piazza numero 11), Noemi con “Glicine” (14esima) e Francesco Renga con “Quando trovo te” (22esimo).

Dunque, va in archivio un Sanremo che, come hanno detto i due conduttori, “resterà nella storia” per tanti motivi. E che ha visto una bella sprizzata di Piceno sul palco dell’Ariston.

Dalle olive ascolane più volte evocate dagli stessi Amadeus e Fiorello durante gli sketch, fino al batterista Marco Lanciotti (di Ripatransone), che ha accompagnato il super ospite Achille Lauro nelle sue scorribande musical-teatrali, e al sempiterno mister Carletto Mazzone, non presente fisicamente ma evocato sulle magliette indossate durante la canzone “Goal!” della nuova proposta Avincola.

Senza contare che lunedì scorso, all’evento collaterale Casa Sanremo Live Box, si era esibita la band ascolana de ISoci.


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