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Scuole, laboratori aperti:
il punto sulle Superiori ascolane

ASCOLI - Con il nuovo decreto legge è possibile mantenerli aperti. Ecco come stanno vivendo la situazione i ragazzi direttamente interessati. Martina Di Matteo, rappresentante del "Fermi-Sacconi-Ceci": «Situazione molto grave, ma abbiamo bisogno di accrescere il nostro bagaglio culturale e sviluppare le nostre passioni in sicurezza»

Martina Di Matteo

 

di Diego Morone

Il nuovo decreto legge in vigore da lunedì 15 marzo consente ai ragazzi di essere presenti in aula per ovvie motivazioni: oltre che gli studenti disabili, Dsa (disturbi specifici dell’apprendimento) e Bes (bisogni educativi speciali), sarà possibile la presenza anche per gli studenti che necessitano del laboratorio per le materie pratiche,
Ad Ascoli tutti gli Istituti ed i Licei, che hanno ritenuto fosse la soluzione migliore, hanno confermato la scelta di mantenere aperti i laboratori, come il Licini o il Mazzocchi. Resta fuori il Fermi-Sacconi-Ceci che in questi giorni vedrà le sue aule vuote per prevenire le occasioni di contagio, come previsto dalla circolare pubblicata dalla scuola il 13 marzo.

L’Istituto “Fermi-Sacconi-Ceci”

La scuola resta però aperta per i docenti “a disposizione” e quelli nell’organico di “potenziamento”, anche se gli studenti saranno fisicamente assenti.

Le varie decisioni sono state prese sicuramente considerando la situazione sanitaria attuale, ma per una volta prima di pensare ai bonus, o malus, conseguenti alle varie circolari, bisognerebbe tenere conto anche di come la pensano i ragazzi, toccati in prima persona.
La popolazione studentesca ha palesato un clima generale di dissenso e diffidenza nei confronti della situazione, a prescindere dal luogo nel quale svolgeranno le lezioni.

L’Istituto “Mazzocchi”

Al Biologico-Linguistico “Mazzocchi” qualcuno tra i rappresentanti di classe ha definito «una contraddizione essere in zona rossa ed avere in aula, o in laboratorio, i ragazzi, spesso residenti fuori da Ascoli, ed in alcuni casi anche fuori dalla regione». Altri hanno considerato che «sembra un forte pretesto per essere interrogati e svolgere compiti in presenza, i professori ne approfitteranno sicuramente, così facendo non sarebbero più ore di laboratorio».

La rappresentante d’Istituto del “Fermi-Sacconi-Ceci”, Martina Di Matteo, si è espressa così in merito alla loro assenza fisica nei vari plessi: «Dopo un confronto con tutti i rappresentanti delle varie classi, sono emersi pareri discordanti, accomunati però dalla necessità comune di svolgere attività pratica, il “laboratorio”. Per noi la scuola è importante, ma non al punto tale da rischiare la nostra salute e quella dei nostri familiari, allo stesso tempo è necessario, specialmente per gli Istituti professionali, tornare in presenza, ovviamente nel rispetto delle dovute precauzioni».

Il Liceo “Licini”

«Per le classi quinte preparare un elaborato senza l’aiuto dei professori sarà una grave mancanza, mentre per le classi prime, che non ancora dimestichezza con le materie pratiche, le ore in didattica digitale sono pressoché inutili, non gli è possibile capire i passaggi da svolgere nella pratica. Ci rendiamo conto che la situazione è molto grave, ma noi abbiamo bisogno di accrescere il nostro bagaglio culturale, vogliamo apprendere, sviluppare le nostre passioni, in sicurezza. Ed è per questo che speriamo di rientrare il prima possibile, anche solo per svolgere le ore pratiche».

Ha concluso poi, con delle parole molto forti che potrebbero riassumere l’ottica di una generazione, la quale passerà sicuramente alla storia per il lungo periodo di limitazioni e privazioni, che sebbene necessarie, non sono di certo piacevoli: «Il destino sembra aver deciso di metterci i bastoni tra le ruote, di rovinare i migliori anni della nostra vita».

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