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Ascoli e Fermo verso nuova divisione

ASCOLI - Il restyling di Piazza Arringo. I progetti del sindaco Fioravanti per la rinascita della città. Il caso Confindustria Centro Adriatico e l'eterna rivalità Ascoli-Fermo

di Franco De Marco

Piazza Arringo bianco travertino: meglio tardi che mai, avanti tutta

Proprio vero che non bisogna mai disperare. Quando ormai sembrava che quella brutta pavimentazione di Piazza Arringo, in grigia pietra indiana, fosse andata in archivio, pur nel disappunto di tanti esteti e persone di buonsenso, e soprattutto dello scultore Giuliano Giuliani genio del travertino, ecco che con un colpo di scena il sindaco Marco Fioravanti riapre la pratica, non teme di dar corso (pardon, piazza) ad un clamoroso ripensamento dell’Amministrazione comunale, e avanza l’ipotesi di realizzare una nuova pavimentazione in travertino ascolano eliminando la grigia pietra indiana.

Piazza Arringo

Un colpo di scena da benedire nel segno della logica e della bellezza. Quando nel 2004, venne inaugurata la nuova pavimentazione, appunto in pietra straniera, nella seconda piazza simbolo di Ascoli le polemiche non mancarono. Si disse, in soldoni, che bianco (gli antichi palazzi in travertino) su bianco (la pavimentazione) non andava bene, che il travertino è troppo tenero e non sopporta il peso del traffico, eccetera, eccetera. Sta di fatto che gli amministratori (sindaco Piero Celani) e i tecnici di allora ritennero di andare in India.

Dal punto di vista non solo estetico ma anche storico il travertino – opinione naturalmente – appariva e appare doveroso in questa piazza monumento. Nei primi anni del 2000 si sperava anche della candidatura di Ascoli Piceno a patrimonio dell’umanità dell’Unesco. Vogliamo puntare sulla città del travertino e poi mettiamo la pietra indiana nella seconda piazza simbolo della città?, si chiedevano in tanti. Ricordiamo l’amaro commento dello scultore Giuliano Giuliani: “Che errore non creare un unicum palazzi e pavimentazione nel segno del travertino. C’è anzi da togliere l’intonaco dove ancora resiste. Il travertino non regge al traffico? Il segreto sta nel come viene tagliato e usato”. Ora il sindaco Marco Fioravanti ha riaperto la pratica anche chiedendo a tutti di avanzare idee e proposte. Scelta coraggiosa. Anche in vista di Ascoli capitale italiana della cultura 2024. Piazza del Popolo e Piazza Arringo con trionfo del travertino. E’ la bellezza che vince. Dita incrociate.

Il sindaco Marco Fioravanti

Fioravanti sindaco Grandi Progetti: come ti rilancio lo sviluppo cittadino

Si stanno accumulando, giorno dopo giorno, i progetti e le idee per avviare il Rinascimento Ascolano. Il sindaco Marco Fioravanti ha dato certamente una forte accelerata sfruttando opportunamente anche il tempo del lockdown per progettare il futuro del capoluogo piceno. A cominciare dalla candidatura di Ascoli a Capitale italiana della cultura 2024. Anche se, tocchiamo ferro, dovesse andare male, rimarranno sempre le basi di un nuovo Sistema Cultura Ascoli su cui sviluppare il futuro turistico del capoluogo piceno. Tra gli altri progetti avviati ad esempio, quello per il Parco Avventura di Colle San Marco e dell’Osservatorio astronomico sulla Fortezza Pia con recupero totale e fruizione dell’antica struttura difensiva. Ultimo in ordine cronologico ecco il progetto, costo circa 50 milioni (da attingere all’apposito fondo nazionale per la qualità dell’abitare e da altri fondi), per alloggi a prezzi calmierati, di housing sociale o popolari utilizzando 5 grandi contenitori: ex Eca in via Giusti, ex caserma Vecchi in corso Vittorio Emanuele, ex convento (poi ex scuola elementare) di San Domenico, Palazzo Cornacchietto in rua del Cassero, ex caserma dei Vigili del fuoco in corso Mazzini. Da aggiungere al pacchetto il progetto che vede coinvolto il Palazzo Saladini Pilastri con destinazione housing sociale, albergo etico, servizi sanitari per i poveri, spazi per il terzo settore e naturalmente un grande parco pubblico.

E ancora il progetto strategico della Ferrovia dei due Mari finalmente messo sotto i fari, l’alleanza tra Marche, Abruzzo e Molise per lo sviluppo delle aree interne, eccetera. Insomma una gran mole di idee. Tutte belle. Quante di queste belle idee troveranno concretamente realizzazione? Speriamo tutte. Questa è la vera sfida. Allora sì che il sindaco Marco Fioravanti, il “sindaco grande progettista” oltre che “sindaco grande comunicatore”, passerà alla storia. Intanto il motore è stato acceso e la macchina è stata avviata. Buon proseguimento. Ascoli aspetta da troppo tempo.

Simone Mariani, presidente Confindustria Centro Adriatico

Il caso Confindustria Centro Adriatico: l’eterna competizione Ascoli-Fermo

Se non l’amore almeno la collaborazione (verso “nemici” comuni come la crisi economica) tra Ascoli e Fermo è proprio impossibile? I fatti parlano chiaro. Purtroppo sì. Il pandemonio scoppiato all’interno di Confindustria Centro Adriatico Ascoli-Fermo, istituita con lungimiranza nel 2017 unendo le territoriali di Ascoli e Fermo, purtroppo è l’ennesima dimostrazione. Eppure gli industriali, rispetto ai politici, sono unanimemente accreditati di maggiore concretezza. Nella storia non mancano le guerre tra Ascoli e Fermo ma la disastrosa guerra moderna fu certamente quella per la divisione della vecchia Provincia di Ascoli in due Province lillipuziane, le due più piccole delle Marche e tra le più piccole d’Italia. Politici miopi, errori di gestione, esagerato e antistorico campanilismo, e chi più ne ha più ne metta, furono alla base di quella divisione (2004, operatività dal 2009). Poi lo scatto delle territoriali di Confindustria che, andando controcorrente, avvertirono la necessità di unirsi per razionalizzare risorse e per guadagnare forza contrattuale. Invece ora la spaccatura con le dimissioni a catena tra i fermani in contrapposizione al presidente Simone Mariani.

Simone Mariani che, lungimirante, lanciò due anni fa l’idea di una sola Confindustria interregionale sempre per far meglio fronte ai mercati e avere servizi più competitivi. Come andrà a finire? Che Confindustria Centro Adriatico (la mission nel nome) si divida di nuovo, come nel 2004 fece per le Province, sarebbe un altro errore storico. Che sia questione di Dna? Forse sì forse no. Di visioni limitate sì.


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