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“La Regione dei teatri”,
le Marche si candidano
a patrimonio culturale dell’Unesco

LA PROPOSTA - Forte di 68 strutture storiche presenti sul territorio, l’assessorato alla cultura intende richiedere il riconoscimento ufficiale delle Nazioni Unite. L’assessore Latini: «Un unicum nel contesto nazionale e mondiale per valore storico, artistico e socio-culturale»

A dispetto di un periodo storico tutt’altro che favorevole per il settore della cultura e degli eventi, dati alla mano quello tra Marche e teatro appare come un rapporto vincente e consolidato, che vanta una “densità” artistica – in considerazione al numero di Comuni e residenti – senza pari, quantomeno in Italia.

Il Teatro Ventidio Basso di Ascoli

Nonostante il passaggio di alcune realtà del Pesarese in Emilia-Romagna abbia fatto registrare un calo di tre unità rispetto agli anni ‘90, ad oggi la nostra regione può contare su 68 teatri storici, eredi di una tradizione secolare che affonda le sue radici nelle addirittura 113 strutture attive nell’ormai lontano 1868.

Numeri importanti per un patrimonio storico, artistico e architettonico che ora punta ad essere riconosciuto come patrimonio mondiale dell’umanità. È proprio a partire da queste considerazioni, infatti, che l’assessorato regionale alla cultura ha deciso di sottoporre all’attenzione dell’ufficio Unesco del Ministero della Cultura una richiesta di candidatura dei teatri storici marchigiani nell’ambito della lista propositiva italiana.

«Abbiamo avuto un primo incontro molto promettente con l’ufficio Unesco del segretariato generale del  Ministero – spiega l’assessore regionale alla Cultura, Giorgia Latininel corso del quale ho presentato la straordinaria ricchezza di teatri storici delle Marche e manifestato la volontà di investire su questo patrimonio anche attraverso la candidatura Unesco».   

«La politica culturale regionale -continua- sta procedendo in questa direzione, promuovendo da un lato progetti e programmi di recupero, restauro e riallestimento dei teatri “Innovateatri”, con l’obiettivo di adeguare e riallestire lo spazio di spettacolo dal vivo delle Marche, e dall’altro sostenendo nuove forme di gestione degli spazi teatrali con una crescente partecipazione delle compagnie locali e dei giovani per creare dei veri e propri teatri di comunità».

Giorgia Latini

Alla luce della sua unicità nel contesto nazionale e di un indiscutibile valore artistico e socioculturale, il “caso Marche” sembra avere tutte le carte in regola per soddisfare i requisiti di riconoscimento dell’Unesco in termini di patrimonio culturale sia a livello materiale che “immateriale”, ossia come espressione di una tradizione individuata da una comunità come parte integrante del proprio percorso e in grado di garantire un senso di identità e continuità con il passato.

«I teatri rappresentano ancora un punto di riferimento e di aggregazione sociale – conclude Giorgia Latini – nel processo di promozione della candidatura Unesco vorrei coinvolgere anche enti locali operatori culturali, per raggiungere insieme questo prestigioso riconoscimento».


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