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Se Ascoli è sulla bocca di tutti

ASCOLI - Il duo comico Pio e Amedeo che rispondono a Manganelli e al suo "Ma esiste Ascoli Piceno?". Confindustria Centro Adriatico e la voglia di scisma dei fermani. I grandi recuperi cittadini con "Forme del'abitare", ma anche Palazzo e Giardino Colucci dimenticati

 

di Franco De Marco

Pubblicità vo’ cercando: Pio e Amedeo rispondono a Giorgio Manganelli

Pubblicità vo’ cercando e pubblicità sta arrivando. Per la città di Ascoli, in effetti, forse mai c’è stata una fase tanto prolifica per quanto riguarda la pubblicità. Pubblicità cercata, vedi il film del regista Giuseppe Piccioni “L’ombra del giorno” le cui riprese si sono concluse ieri, e pubblicità non cercata ma ben gradita come quella giunta, nella trasmissione televisiva “Felicissima sera” su Canale 5, dal duo comico Pio e Amedeo insieme al cantante mito Claudio Baglioni.

Pio e Amedeo al “Del Duca” in occasione di un Ascoli-Foggia

“Accoccolati ad Ascoli Piceno” è stato il refrain della canzone rimodulata. «Dopo le olive ascolane nominate da Amadeus e Fiorello al Festival di Sanremo, un’altra graditissima apparizione per la nostra Ascoli sulla Tv nazionale. Pubblicità e vetrina per la nostra città» gongola il sindaco Marco Fioravanti il quale, da esperto di comunicazione, sta battendo tutte le strade per affermare il brand Ascoli. “Accoccolati ad Ascoli Piceno” sembra proprio un efficace slogan per promuove il turismo in una città alla disperata ricerca di nuove vie di sviluppo. L’endorcement di Pio e Amedeo costituisce il termometro della crescita di una consapevolezza collettiva dell’esistenza di Ascoli. Lo scrittore Giorgio Manganelli si chiedeva metafisicamente: “Ma esiste Ascoli Piceno?” Pio e Amedeo, un po’ trash, complice Claudio Baglioni, gli rispondono: ma certo, accoccolati pure.

Simone Mariani

Il caso Confindustria Centro Adriatico: l’incredibile voglia di scisma dei fermani

Va avanti (ma speriamo ci sia presto un ravvedimento) il conflitto all’interno di Confindustria Centro Adriatico, l’organizzazione degli industriali nata quattro anni fa,  aperto dalla componente fermana che lancia accuse al presidente (ascolano) Simone Mariani. Se da sotto il Colle Sabulo piovono dimissioni e prese di posizione, ridando fiato a quella Uif (Unione Industriali del Fermano) che sembrava andata in soffitta, nel capoluogo piceno la linea comportamentale sembra la compostezza.  Questo conflitto, o presunto tale, appare almeno dall’esterno incomprensibile. Anche perché il presidente Simone Mariani, giovane e brillante imprenditore, è praticamente già scaduto e, in base agli accordi pregressi, dovrebbe essere sostituito da un industriale del Fermano. E allora? Perché il polverone? Dopo l’errore storico – è la nostra opinione – della divisione della vecchia Provincia di Ascoli, trasformata in due entità lillipuziane e con minore potere contrattuale, si va verso un altro errore storico (questa è la nostra opinione)? Speriamo di no. Invece di pensare, come ha fatto la Camera di Commercio delle Marche, ad una organizzazione unica per tutta la (piccola) regione, ad una Confindustria unica per tutte le Marche si va per la strada opposta. Ma difronte al mercato globale è meglio essere piccoli o meno piccoli e uniti? E’ vero che pure Pesaro, Ancona e Macerata non scherzano. Per concludere un pensiero malizioso ricordando la celebra frase attribuita a Giulio Andreotti “A pensare male degli altri si fa peccato ma spesso ci si indovina”. Ovvero: non è che il conflitto aperto riguarda in realtà l’interno della componente fermana, in vista della rotazione, e Simone Mariani è solo un pretesto?

Giardino e Palazzo Colucci

Grandi recuperi con “Forme dell’abitare”, ma per Palazzo e Giardino Colucci è notte

Palazzo Saladini Pilastri ed ex Caserma dei Vigili del Fuoco in corso Mazzini, ex Caserma Vecchi in corso Vittorio Emanuele, palazzo ex Eca (oggi Anagrafe) in via Giusti e Palazzo Cornacchietto nel centro storico: questi 5 edifici sono stati inseriti dal Comune in un corposo e articolato progetto di recupero e valorizzazione intitolato “Forme dell’abitare”. Investimento previsto oltre 120 milioni di euro e coinvolgimento anche di privati con l’obiettivo di intercettare importanti risorse statali.

Tutto tace, invece, per quanto riguarda il futuro di Palazzo e Giardino Colucci. La proprietà, in questo caso, è del Demanio che, come noto, ha messo in vendita l’immobile per poco più di due milioni. Ma l’asta è andata a vuoto. L’Arengo ha tentato in passato di intavolare una trattativa per acquisirne l’immobile prima in affitto quale sede di uffici comunali. Ma carenza di risorse e visuali differenti hanno fatto saltare la trattativa. E allora? Allora Palazzo Colucci, tra l’altro inagibile dopo il terremoto, rischia di rimanere in abbandono. Soprattutto, per quanto riguarda un eventuale uso pubblico, è la grande e magnifica area verde a creare disappunto. Tanti e tanti cittadini chiedono di destinarla a parco. Polmone verde di straordinaria bellezza. In passato si era parlato anche di utilizzare l’area come parcheggio per i residenti del centro storico dopo che per molti anni è stato riservato ai dipendenti comunali. “Arengo, prova a prenderti almeno il parco” è l’invito di tanti cittadini. Sì, provaci sindaco.

 


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