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Angiolina Piotti Velenosi, ambasciatrice del Piceno nel mondo

ASCOLI - L'imprenditrice ascolana: «Il nostro Paese è ancora una delle mete più ambìte. L’Italia, con le sue diversità e con le sue bellezze, offre opportunità di poter conoscere mille realtà e mille prodotti. Sono certa che appena possibile si ripartirà con maggiore interesse, con una grande rivalutazione anche di zone fino ad oggi meno conosciute»

 

di Piersandra Dragoni

2.300.000 bottiglie di vino prodotte ogni anno e vendute oltre che in Italia (35% del fatturato) anche in 55 paesi esteri: queste cifre parlano da sole e raccontano la storia di una donna che giorno dopo giorno ha saputo ritagliarsi un posto d’onore in un mondo, quello dell’imprenditoria vitivinicola, in cui la presenza maschile è storicamente predominante. Una donna che può essere considerata a tutti gli effetti un’autorevole ambasciatrice del Piceno nel mondo: con Angiolina Piotti Velenosi abbiamo parlato di turismo enogastronomico, di pandemia, di strategie di ripresa e di un progetto speciale a cui lei tiene moltissimo.

La sua esperienza di imprenditrice parte da lontano e l’ha portata, negli anni, a traguardi importanti.

«Ho iniziato la Velenosi Vini circa 40 anni fa, è stata una bellissima avventura fatta di cadute ma soprattutto di ripartenze che mi hanno dato tantissima soddisfazione. Sono stati anni vissuti intensamente, ma nonostante questo ho la sensazione di non aver lavorato un solo giorno perché la mia attività mi piaceva e mi piace. Mi sono impegnata tanto e con costanza proprio perché lo amo questo lavoro: oggi abbiamo 42 dipendenti e in più gestiamo assunzioni stagionali per i vigneti. E’ un team fantastico. Quando ho iniziato non avrei mai pensato di arrivare a questi traguardi, oggi ne vado fiera».

Quello del turismo enogastronomico era un settore in crescita nel periodo pre-pandemico.

«Poi purtroppo la pandemia ha azzerato tutto, questo è un dato di fatto in Italia come in altri Paesi: l’impossibilità di viaggiare e di stare insieme ha praticamente annullato il fatturato del settore. Tuttavia possiamo solo guardare avanti e facendolo ci rendiamo conto di quanto il nostro Paese sia ancora una delle mete più ambite. L’Italia, con le sue diversità e con le sue bellezze, offre opportunità di poter conoscere mille realtà e mille prodotti. Sono certa che si ripartirà con maggiore interesse appena sarà possibile, con una grande rivalutazione anche di zone fino ad oggi poco conosciute».

A proposito di pandemia: da imprenditrice, come ha vissuto questo periodo?

«Io ho vissuto la pandemia come un cambiamento radicale rispetto al mio lavoro. Per me, che ero abituata a cavalcare i cieli e trascorrere più tempo negli aeroporti che a casa, la vita è completamente cambiata. Come molti, oggi mi sento un po’ agli arresti domiciliari e ho tante responsabilità in più che mi angosciano. Lo scorso anno era tutto sconosciuto e tutto mi faceva tanta paura. Contemporaneamente ero fiduciosa nella scienza e pensavo che ne saremmo usciti presto. Oggi devo dire che purtroppo il virus è più forte di noi e che ancora non siamo riusciti a trovare una quadra. L’economia soffre e non si contano le perdite di persone care».

La sua attività ne ha risentito? Le restrizioni l’hanno spinta a percorrere nuove strade?

«Penso che tutti abbiamo dovuto cambiare il modo in cui pensiamo al nostro lavoro e alla vita sociale in generale. Io, per esempio, ho dovuto modificare totalmente il mio modo di vendere i vini e ho cercato di stare più a contatto con i miei clienti attraverso le piattaforme digitali. Noi di Velenosi abbiamo intensificato la presenza nella distribuzione organizzata e abbiamo iniziato a vendere sui canali e-commerce. Nel complesso posso dire che abbiamo perlustrato nuovi mercati con ottimi risultati».

Il suo ultimo vino è molto molto speciale: lo ha definito il suo vino migliore per quest’anno.

«Il Falerio DOC Edizione speciale è frutto di progetto molto bello che abbiamo portato avanti, ovvero fare un vino in collaborazione con gli ospiti dell’Orto di Paolo, una struttura di Ascoli che ospita con grande cura ragazzi affetti da disturbi cognitivi: noi li abbiamo accolti in vigna per una vendemmia assieme ed è stata un’esperienza davvero splendida. Il ricavato della vendita di questa  edizione speciale del Falerio DOC andrà proprio a sostegno dell’Orto di Paolo, perchè non bisogna dimenticare la solidarietà anche e soprattutto nei momenti più difficili. Devo dire che aver avuto l’opportunità di far parte della loro famiglia mi ha arricchito molto».

Infine la domanda che faccio a tutti: com’è il Piceno che vorrebbe?

«Il Piceno che vorrei ce l’ho sotto gli occhi. Sono orgogliosa delle mie colline e della mia terra. Ogni volta che mi sposto metto in valigia una cartina geografica e le foto delle nostre bellezze, non mancano mai nel mio bagaglio. Mi sento un’ambasciatrice del Piceno nel mondo e sono senza dubbio una grande promoter della mia regione. Ho la fortuna di vivere nel Piceno e ho la fortuna di godere di tanta bellezza, per questo mi viene naturale parlarne, portarlo con me. Sono molto grata di poter lavorare qui e di aver cresciuto la mia azienda e la mia famiglia tra queste colline».

 


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