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Dagli incontri di Ali Agca nel carcere
ascolano alle lettere spedite da Ancona:
un libro riapre il caso Orlandi

ASCOLI - A quarant'anni di distanza dall'attentato al Papa nell'opera del giornalista Fabrizio Peronaci spuntano nuove testimonianze sugli incontri avvenuti nel penitenziario di Marino del Tronto tra agenti dei servizi segreti e magistrati con l'estremista turco che sparò in piazza San Pietro

 

Un libro (“Il crimine del secolo”, edizioni Fandango) riapre il mistero della scomparsa della giovane cittadina vaticana Emanuela Orlandi legando, con una sorta di filo nero, anche le Marche con la Capitale.

Si tratta dell’ultima fatica letteraria del giornalista del Corriere della Sera e scrittore Fabrizio Peronaci, uscita a fine aprile, e destinato a far rumore e riaprire le pagine della storia e della cronaca nera nazionale ed internazionale.

L’autore Fabrizio Peronaci

Il libro è uscito pochi giorni prima il quarantesimo anniversario dell’attentato al Papa Giovanni Paolo II andato in scena il 13 maggio 1981 in piazza San Pietro ad opera dell’estremista turco Ali Agca.

E qui arriva il primo collegamento con le Marche visto che Agca fu poi recluso nel carcere di massima sicurezza di Marino del Tronto (Ascoli Piceno).

Il libro di Peronaci dedica ampio spazio agli incontri avvenuti all’interno del penitenziario ascolano tra agenti dei servizi segreti e magistrati con l’attentatore del Papa alla ricerca dei mandanti del tentato omicidio di Karol Wojtyla.

E tanti interrogativi, dopo 40 anni, restano ancora senza risposta. Chi armò la mano di Ali Agca, estremista turco di estrema destra disponibile a qualsiasi doppio gioco? Cosa nascondevano le trame delle spie venute dal freddo e degli 007 del fronte occidentale, in perenne conflitto tra loro all’ombra del Cupolone? Le inchieste giudiziarie spaziarono in vari Paesi e durarono quasi vent’anni. La pista bulgara, con il supporto dell’Unione Sovietica, fu l’unica a sfociare in un processo e per molti è da lì che si deve partire per risolvere il mistero dei mandanti. 

L’avvocato anconetano Marina Magistrelli difensore di Agca e il colloquio del turco con il Papa

Ma gli spari di piazza San Pietro non cambiarono solo il corso della storia. Nulla da quel 13 maggio sarà come prima anche per i parenti e gli amici di Emanuela Orlandi, Mirella Gregori, Paola Diener, Josè Garramon, Kathy Skerl e Alessia Rosati, gialli mai risolti e insabbiati, legati, più o meno direttamente, all’attentato a Giovanni Paolo II.

La sconvolgente ricostruzione del sequestro della “ragazza con la fascetta”, avvenuto nel giugno 1983, contenuta nel libro di Peronaci si basa su documenti ecclesiali inediti e sulle rivelazioni di nuovi testimoni: un investigatore di primo livello, oggi in pensione; un agente del servizio militare ex Sismi, che operò in contatto con i colleghi di Gladio; un monsignore giunto alla soglia del secolo di vita, che ha avuto una lunga carriera in Vaticano e molto sa sulla fine di Emanuela Orlandi; un vescovo, nel frattempo defunto, che ha avuto cura di lasciare tracce scritte.

La copertina del libro

Sulla scomparsa di Mirella Gregori, la figlia di un barista sparita sempre nel 1983, emerge un retroscena: non era lei la “prima scelta”, gli organizzatori del ricatto contro la Santa Sede inizialmente avevano posto nel mirino una coetanea della stessa scuola.

Nel libro si fa riferimento anche alle lettere spedite da Ancona (il cosiddetto “Komunicato 3”) alla redazione dell’Ansa di Milano in cui faceva riferimento addirittura al luogo di prigionia di Emanuela Orlandi.

«Il mio lavoro – spiega Fabrizio Peronaci – fornisce per la prima volta un quadro di riferimento politico, istituzionale e spionistico tale da comprendere tutte le connessioni tra l’evento primario, l’attentato del 13 maggio 1981, e i successivi gialli mai risolti. Le connessioni sfuggite per quarant’anni agli occhi dei cronisti, sono diventate evidenti grazie alle nuove prove da me raccolte, alla visuale storica utilizzata e alla selezione tra piste rivelatesi fondate e palesi depistaggi».

La ragione di Stato, nell’intrigo partito esattamente 40 anni fa con l’attentato al Papa, ha un peso determinante. Come in un angosciante gioco della matrioska, man mano che prove, indizi e riscontri trovano la giusta collocazione, la “ragazza con la fascetta” e gli altri giovani protagonisti di questa catena di sangue e dolore escono dall’ombra, in un crescendo mozzafiato nel quale, come dice Peronaci, “la realtà a volte supera l’immaginazione, ma se un fatto pare incredibile non si può automaticamente concludere che non sia avvenuto: ci vuole pazienza, per venirne a capo”.

rp


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