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Giorgia Fiori “Gladiah”,
un’ascolana
nel cast di “Lupo bianco”

ASCOLI - Da bambina ha abitato a Piazza Immacolata. Ha studiato a Fermo e all'Unicam, dieci anni fa il trasferimento a Roma. Attrice nel film che racconta la vita di Carlo Olmo. Col nome d'arte "Gladiah" è anche cantante: sta per uscire il suo primo inedito
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Giorgia Fiori

 

di Walter Luzi

 

Giorgia Fiori, la gladiatrice. C’è anche un’ascolana nel cast di “Lupo bianco”, il lungometraggio in lavorazione che racconta la vita, per alcuni versi straordinaria, di Carlo Olmo. L’avvocato e filantropo piemontese distintosi per la sua generosità durante i primi mesi, quelli più bui, della pandemia.

Girato per lo più nella sua Vercelli, il film, prodotto da Cinemaset, sarà presentato, in una apposita sezione dedicata al sociale, al prossimo festival del cinema di Venezia. Giorgia vestirà i panni di una suora dell’orfanotrofio dove Olmo ha vissuto fino a sette anni. La regia è firmata da Tony Cangitano da un’idea di Diego Cammilleri.

Ascolana di nascita, Giorgia ha abitato a Piazza Immacolata da bambina. Trasferitasi con la mamma a Grottammare, ha diviso i suoi studi fra questa cittadina, l’Istituto d’Arte di Fermo e la facoltà di Design industriale dell’Unicam prima di trasferirsi, quasi dieci anni fa, a Roma.

Giorgia Fiori. Cantante, con il nome d’arte di Gladiah. E non solo. Dopo la cover “Try again”, è di prossima uscita anche il suo primo inedito. Alla soglia dei trent’anni ha alle spalle tanta gavetta e formazione artistica, con esperienze a trecentosessanta gradi. Ha studiato dizione  e recitazione, danza e pianoforte. Inizi da conduttrice radiofonica a R9, e presentatrice di eventi live. Protagonista di videoclip, spot pubblicitari e cortometraggi indipendenti, negli ultimi anni si sta facendo conoscere anche nel cinema, entrando nei cast di diverse pellicole. Giorgia ha un fratello, Carlo Ugo, che vive in Spagna.

Cangitano ha cambiato i clichè, ribaltato gli stereotipi. Nel suo film le balie sono magre e le suore giovani ed avvenenti. Secondo Giorgia non è servito.

«Con l’abito da suora sembro più… un bagarozzo – rivela lei – e non avevo idea di quanti indumenti si debbano indossare sotto la tonaca. I miei amici mi aspettano… al varco in questo ruolo perché dicono che per me sia proprio il meno adatto».

Gladiah. Variante soft e glamour di gladiatore. Perchè hai scelto questo nome? «Dal gladio, arma tradizionale dei gladiatori. Perchè nella mia vita ho sempre combattuto – confessa Giorgia – e combatto contro un male, che, per fortuna riesco ancora a controllare».

Patologia di gravità invalidante, che però nemmeno traspare dai suoi occhi verdi e dalla sua bellezza debordante. «E infatti non hai idea – racconta sempre lei – di quante discussioni devo fare ogni volta che parcheggio nei posti riservati ai disabili. Soprattutto in Ascoli, quando scendo dalla macchina, c’è sempre qualcuno che mette in dubbio sia intestato proprio a me quel permesso di sosta esposto sul parabrezza».

 


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