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Copagri: «Pac, riforma in chiaroscuro
con positive novità
ma c’è lo spettro della burocrazia»

L'INTERVENTO del presidente Copagri, Franco Verrascina, al webinar “La PAC 2023-27: il punto sul negoziato”, organizzato da Fieragricola con De Castro e Dorfmann
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«La nuova Pac (Politica agricola comune) demanda buona parte delle azioni da mettere in campo all’iniziativa dei singoli Paesi attraverso il Piano Strategico Nazionale-Psn e per tale ragione la sua efficacia o meno dipenderà dagli interventi che saranno individuati a livello di Stato membro; per questo riteniamo necessario accelerare l’interlocuzione in corso sul Psn, il cui Tavolo di Partenariato si è formalmente insediato lo scorso aprile ma mai più riunito, puntando su un coinvolgimento sempre più costante e fattivo delle organizzazioni agricole».

Lo ha sottolineato il presidente della Copagri Franco Verrascina intervenendo ai lavori del webinar “La Pac 2023-27: il punto sul negoziato”, organizzato da Fieragricola alla presenza degli europarlamentari Paolo De Castro e Herbert Dorfmann.

«Da una prima analisi dei tre atti legislativi nei quali si articola la riforma, su cui nei giorni scorsi è arrivato l’accordo politico del trilogo sancito poi dal Consiglio Agricolo e sui quali è atteso l’ok del Parlamento Ue a ottobre, emerge un quadro in chiaroscuro; diversi, infatti, sono gli elementi positivi e di novità introdotti nei testi, quali gli ecoschemi, cui vengono destinati il 25% delle risorse dei pagamenti diretti a copertura dei maggiori impegni ambientali degli agricoltori, e la volontà di sostenere le imprese di piccole dimensioni, cui destinare il 10% del budget del primo pilastro, così come l’imprenditoria giovanile, per cui gli Stati Membri dovranno utilizzare almeno il 3% della propria dotazione combinata dei fondi destinati al primo e al secondo pilastro» ha evidenziato Verrascina.

«Quello che ci lascia perplessi è il fatto che agli agricoltori vengano chiesti ulteriori oneri a fronte di una minore disponibilità di risorse; in altre parole, si chiede ai produttori agricoli di fare di più con meno. A fronte di ciò, temiamo che possa aumentare la mole burocratica a carico delle aziende, che rischiano di essere colpite doppiamente, in quanto oltre ai controlli in tema di condizionalità saranno chiamate anche a misurarsi con il raggiungimento degli obiettivi comunitari all’interno del Psn. Gli agricoltori auspicavano una semplificazione burocratica delle procedure comunitarie, anche se, almeno per il momento e secondo una prima analisi dei contenuti dell’accordo, così non sembra essere stato; in ogni caso, c’è ancora un anno e mezzo di tempo prima dell’entrata in vigore della riforma per continuare a lavorare. La partita ora si sposta sul PSN, che andrà presentato alla Commissione UE entro la fine del 2021 e sul quale bisogna pertanto dare una sensibile accelerata, puntando a una programmazione efficace e condivisa e identificandone con chiarezza gli obiettivi» ha concluso Verrascina.


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