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Acquaroli agli operatori
sanitari del Piceno:
«Orgoglio regionale»

ASCOLI - L'occasione è stata l'incontro per ascoltare la voce del territorio sul riassetto della Sanità. L'assessore regionale Castelli tira le somme della giornata: «Tre le specificità dell'Area Vasta 5 e su cui si dovrà lavorare» «Ma serve una nuova chiave di lettura, che parta dall'integrazione, fino ad ora mancata tra Ascoli e San Benedetto, e con il paziente al centro»
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di Maria Nerina Galiè (foto Stefano Capponi)

La campagna di ascolto dei vertici della Sanità regionale iniziata con i sindaci del Piceno è continuata, sempre alla sala della Vittoria della Pinacoteca di Ascoli, con gli operatori sanitari dell’Area Vasta 5.

Sia nel primo che nel secondo momento, il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli ha elogiato pubblicamente l’operato di medici, infermieri e operatori del Piceno, impegnati sul fronte dell’emergenza sanitaria. 

«Lo dico con gratitudine non politica ma istituzionale – le parole del governatore – nei confronti di persone che per oltre un anno e mezzo, continuamente, sono state costrette a rinunce importanti nella loro sfera privata.

Ondate di pandemia e Sanità ordinaria, da portare, avanti hanno richiesto un lavoro straordinario. Dal tracciamento dei contagi agli screening, con le terapie intensive da gestire – ed oggi la buona notizia è che rimasto un solo paziente in rianimazione – poi la campagna vaccinale.

Sappiamo bene che nulla di tutto questo è scontato e ci siamo resi conto della straordinaria capacità di risposta che è stata data».

A fare il punto di quanto emerso nel corso dell’assemblea che si è svolta a porte chiuse, l’assessore regionale Guido Castelli che ha puntualizzato: «E’ necessaria una nuova chiave di lettura per progettare il riassetto della Sanità Picena, che parta dall’integrazione, fino ad ora mancata tra Ascoli e San Benedetto. Pensare che “tanto andiamo a finire con l’ospedale unico” ha messo le due realtà in competizione.

Invece è tempo di ragionare con lo spirito di cooperazione e mettendosi dalla parte del cittadino».

I temi centrali della giornata, sui quali si baserà il lavoro della Regione per riorganizzare il piano socio sanitario nel Piceno, sono stati due e Castelli li ha riassunti così: «Nel metodo, erano anni che mancavano occasioni di confronto. Intanto abbiamo cancellato quello che era l’elemento architrave della precedente rete ospedaliera, ovvero l’ospedale unico. Il secondo tema che è emerso è l’approccio con il territorio».

Poi focalizza l’attenzione su tre elementi che caratterizzano la Sanità Picena ed in particolare l’Area Vasta 5, oggetto degli interventi di diversi medici e rappresentanti della categoria: «La specificità dell’Area Vasta 5 deriva da tre cose. La prima, il Piceno è terra di confine.

Fa quindi molta mobilità attiva, che a sua volta produce dei ristori da parte della regione Abruzzo, la quale paga la Regione Marche per questo genere di attività. Ma questi ristori, dall’Asur, non vengono attribuiti all’Area Vasta 5. Vanno alla Regione Marche, causando un impoverimento dell’Area Vasta 5.

La seconda è che nel Piceno c’è la più grossa concentrazione di sanità privata. Il che vuol dire che c’è una concorrenza su cui dovremo lavorare proprio perché la centralità della Sanità pubblica è esposta ad una competizione piuttosto significativa. Il terzo elemento di specificità è che noi siamo i più lontani da Ancona. Siamo quelli che impiegano più tempo per raggiungere il capoluogo regionale in cui sono concentrate molte specialità.

Dobbiamo quindi avere più specialità anche qui, favorendo gli accordi col vicino Abruzzo».

L’assessore regionale Saltamartini ha ascoltato e preso atto di tutto.

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