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Confronto tra Regione e sindaci
per gettare le basi del nuovo assetto
della Sanità picena

ASCOLI - L'incontro tra il presidente delle Marche Francesco Acquaroli e l'assessore Filippo Saltamartini per ascoltare le voci del territorio. Ecco gli interventi e le foto. Ma anche l'appello delle donne medico: «Rimettete l'obbligo delle mascherine anche all'aperto. Dobbiamo fermare il contagio nella provincia»
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Giorgia Latini, Marco Fioravanti, Francesco Acquaroli, Filippo Saltamartini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

di Maria Nerina Galiè

 

(foto Stefano Capponi)

 

Ascoltare i territori per meglio organizzare la Sanità picena, questo lo scopo degli incontri organizzati dalla Regione Marche che oggi, 8 luglio, hanno fatto tappa ad Ascoli, nella Sala della Vittoria della Civica Pinacoteca di Piazza Arringo.

Nadia Storti

Il presidente Francesco Acquaroli (ecco le sue parole) e l’assessore alla Sanità Filippo Saltamartini, insieme con Nadia Storti (ecco le sue parole), direttore generale dell’Asur Marche, hanno preso nota dei problemi e delle esigenze che sindaci e sindacalisti, prima, degli operatori sanitari in un una successiva assemblea.

Presenti anche gli assessori regionali Giorgia Latini e Guido Castelli ed i consiglieri regionali Andrea Maria Antonini, Anna Casini e Andrea Assenti. C’erano inoltre il direttore dell’Area Vasta 5 Cesare Milani ed alcuni medici, primari e consulenti, tra cui Carlo Marinucci (primario di Radiologia) e Claudio Damiani (ex primario di Nefrologia).

Al centro dell’incontro, il nuovo piano socio sanitario, per il quale non è stato messo in discussione il mantenimento dei due ospedali, di Ascoli e San Benedetto.

Quindi – ma era stato sottolineato più volte, come ha ricordato anche il sindaco di Ascoli Marco Fioravanti – è da considerarsi definitivamente abortito il progetto della realizzazione di un ospedale unico nel Piceno come invece prevedeva il precedente piano.

Filippo Saltamartini

«Resta comunque da tener conto del rapporto, ineludibile – ha precisato Saltamartini – tra plessi ospedalieri, servizi territoriali e numero della popolazione.

Questo comporta che nel presidio unico, Ascoli e San Benedetto, abbiamo una struttura di primo livello che però diventa conforme dall’unione dei due ospedali.

La pandemia ha delineato una nuova modalità di intervento sui territori dando attuazione a “Case della Salute” e ospedali di comunità. Vi anticipo che, se risorse saranno consistenti dal punto di vista degli investimenti infrastrutturali, potremo dover realizzare 30 “case della salute” ma con lo stesso personale presente oggi nelle strutture per acuti. Una vera pazzia, che porterebbe all’implosione dell’intero sistema sanitario. Ho sollevato il problema a livello ministeriale.

Siamo qui per capire, dunque. No ospedale unico. Interverremo sulla Sanità in ragione del decreto ministeriale Balduzzi del 2015 che però è oggetto però di revisione. Work in progress»: così l’assessore Saltamartini.

La premessa è fonte di soddisfazione per i vertici della Sanità marchigiana: «Siamo la prima regione quanto ad efficienza per il rapporto tra dosi di vaccino ricevute e somministrazioni effettuate».

Ed ancora: «A giugno c’erano circa 1.000 positivi nelle Marche, 160 dei quali avevano fatto la prima dose, gli altri ancora nessuna.

A luglio, se verranno rispettate le prenotazioni per i richiami, raggiungeremo platea vaccinati di un milione di marchigiani su un target di un milione e 250.000 persone.

I 250.000 che restano fuori però, se si ammalano, potranno intasare le terapie intensive, oppure essere incubatori del virus.

C’è piena di libertà di vaccinarsi oppure no, ma io sono l’assessore alla Sanità e fornisco i dati».

Le voci dal territorio arrivano per prime dai sindacalisti. Barbara Nicolai, segretario provinciale Cgil: «La pandemia ha riportato l’attenzione sulla centralità del servizio pubblico e l’erogazione dei servizi di prossimità.

Due i punti da cui partire. Serve innanzitutto una mappatura dei servizi esistenti. Dobbiamo poi tener conto della specificità delle nostre zone, diverse, divise tra città, montagna e costa, e terra di confine».

La vicinanza con l’Abruzzo ha acceso i riflettori sulla «mobilità attiva, che caratterizza gli ospedali del Piceno, i cui “guadagni” però non sono ridistribuiti con il criterio di chi li ha prodotti», sono state le parole di Giorgio Cipollini, della Cisl.

«Servono medici di medicina, ne mancano almeno due all’appello, dopo i recenti pensionamenti», ha evidenziato Giuseppe Amici, sindaco di Palmiano e presidente dell’Unione dei Comuni del Tronto e Valfluvione.

«Necessari polimabulatori attrezzati anche per la telemedicina nei piccoli comuni – ha detto Fabio Polini, sindaco di Castignano – perché sono proprio questi centri minori che potrebbero rappresentare una soluzione ai grossi agglomerati urbani».

Carlo Marinucci e Valeria Speca

Antonio Del Duca, sindaco di Montedinove e rappresentante dell’Unione Montana dei Sibillini, che da poco ha perso Comunanza: «Non ci interessa se gli ospedali saranno uno oppure due. I cittadini delle aree interne vogliono la certezza che, in caso di bisogno, sappiano a chi rivolgersi. E mancano medici di famiglia. Se non ne verrà assunto uno nuovo entro il 23 settembre, 1.400 utenti di  Montedinove e Rotella dovranno disperdersi tra i medici di altre località».

Nel corso della riunione ha preso la parola la dottoressa Valeria Speca, presidente dell’associazione provinciale donne medico, per un appello più che una richiesta: «Alla luce dell’impennata di contagi nel Piceno, rimettete l’obbligo delle mascherine anche all’aperto. Bisogna fermare il contagio e i ragazzi sembra siano meno sensibili al problema».

FOTOGALLERY 


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