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La storia di Ferragosto: Roberto Renga,
“custode” dei defunti: spirito libero
che accetta solo i lacci dell’amore

ASCOLI - Da quattro anni vive con i suoi cani in una roulotte sul piazzale del cimitero, pulendo l'esterno ed il primo piano del luogo sacro, dove riposa la sua amata, morta quattro anni fa. Per vivere prende il reddito di cittadinanza, suona la chitarra in centro storico e tiene pulito l'esterno ed il primo piano del luogo sacro. Il suo sogno: un prefabbricato removibile su un terreno libero, in città
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Roberto Renga nella sua “casa” sul piazzale del cimitero di Ascoli

 

di Maria Nerina Galiè

 

Uno spirito libero che accetta solo i lacci dell’amore: questa può essere la definizione più pertinente per Roberto Renga, ascolano, 54 anni, da 4 “accasato” in un roulotte parcheggiata nel piazzale del cimitero comunale di Ascoli, con 4 cani: Molly, Ciro, Camilla e Mia.

Prima stava sempre in zona cimitero, ma in un posto più appartato e in una tenda. Vive con il reddito di cittadinanza e sbarca il lunario suonando la chitarra, al centro di Ascoli, zona San Francesco e Battistero per lo più. Così da dieci anni, cioè da quando ha scelto di tornare ad Ascoli dopo una lunga esperienza come cuoco a Vienna.

Che ci fai allora, Roberto, in una roulotte e vicino al cimitero?

«Al mio rientro non avevo nulla. Per un po’ mi sono appoggiato da mia sorella. Ma ero troppo abituato a stare da solo. Poi c’è stato il terremoto di cui ho tantissima paura e sono rimasto qui».

Roberto Renga ha due sorelle che vivono in città, gli sono vicine e lo aiutano anche nel quotidiano, e due figli, «ma questa è una storia diversa», precisa, e di cui non vuole parlare.
Non nasconde di aver commesso degli errori in passato, ma non per questo si piange addosso. Ha reagito ed è andato avanti.
Anche quando la vita lo ha messo di fronte alla prova più dura: aveva trovato l’amore, ad Ascoli, e proprio mentre suonava. Il destino gliel’ha portato via. «Ma io l’ho seguita, scegliendo di restarle accanto, proprio sul piazzale del cimitero dove lei riposa da 4 anni.

Nel primo periodo dormivo lì dentro, accanto a lei, ma mi hanno detto che non potevo stare. La “soluzione” è arrivata con la roulotte, che mi hanno comprato le mie sorelle».

Gli ascolani hanno conosciuto Roberto nel primo periodo del lutto, quando lui ricopriva la tomba della sua amata con centinaia di lettere d’amore. Sono passati degli anni ed ora la città è divisa tra chi gli è “amico” e chi grida all’oltraggio di un luogo di rispetto.

«Non a tutti però piace quello che faccio. Ma non credo che la città si sia divisa a metà, per me. Anzi. Di recente qualcuno mi ha attaccato, sui social. Per i cani soprattutto, giudicati inappropriati in un luogo di rispetto. Qualcuno ha detto che sto in campeggio. Poco conta se ho ripulito dall’immondizia quell’angolo dove adesso c’è la mia roulotte. Ma sono stato difeso a spada tratta. E dalla maggior parte delle persone».

In fondo al piazzale, una rete circonda l’angolo che Roberto ha eletto come casa: ci sono la roulotte, attrezzata con tutto quello che gli occorre per vivere, una sorta giardino di pertinenza, ora con un ombrellone che gli è stato regalato.

«Prima il cimitero mi faceva paura. Adesso ho un altro tipo di rapporto con la morte. Morte e vita ho capito che sono uguali. Qui mi sento sereno e protetto. Poi sto con lei. Mi ha cambiato la vita, o mi ha indicato la via da seguire. Mi dicono: “un giorno la rivedrai”, ma per adesso non mi consola».

Credi in Dio?

«No. Non ci riesco. Ma ho un ottimo rapporto, però, con alcuni sacerdoti. La mia roulotte aveva il tetto bucato e don Baldassare (Riccitelli, ndr) me l’ha aggiustato. Don Angelo (Ciancotti, ndr), prima che morisse, veniva spesso a darmi una parola di conforto».

La solitudine è la cosa che Roberto sembra temere di più. E forse proprio per questo resta in un luogo frequentato da tanti cittadini che gli offrono amicizia, prima di tutto, in uno scambio equo tra lavoretti di sistemazione e cura degli spazi, aiuto a chi ne ha bisogno, per salire su una scala ad esempio. Ormai Roberto fa parte del contesto e nessuno gli nega, oltre che una parola, qualche aiuto materiale come cibo, per se e per i cagnolini, o un po’ di soldi. Nel breve tempo di una chiacchierata, due donne sono arrivate al parcheggio del cimitero ed hanno salutato Roberto come un vecchio amico.

«A volte resto senza parole nel vedere tanto affetto. A Natale mi hanno portato il pranzo completo, ma anche altre volte. Ho trovato buste di crocchette per i cani e tante altre cose. Vorrei ringraziarli tutti ma a volte non di chi si tratta.

Io mi do da fare più che posso. Sistemo quello che è fuori posto, pulisco il piano terra del cimitero, bagni compresi. Se poi c’è qualcuno che ha bisogno di una mano, può contare su di me».

E’ chiaro che Roberto non vuole usufruire di un aiuto gratuito. Non va nemmeno a mangiare alla Zarepta.

«Quando ne ho avuto davvero bisogno si sono andato, non mi vergogno a dirlo. La fame è fame. Ma ora non mi serve: posso comprarmi da mangiare e sono un cuoco. Perchè quindi togliere un pasto a chi ne ha necessità vera?»

Roberto, sei vaccinato?

«No, per due volte ho saltato l’appuntamento che mi era stato preso. Mi sembra una forzatura al momento. Rispetto però tutte le regole anti Covid – igiene delle mani, mascherina e distanziamento – nei luoghi aperti al pubblico che frequento: i negozi prevalentemente». 
Stai cercando lavoro?

«L’avevo trovato, sempre da cuoco ad Amburgo. Ma dopo un mese ho dovuto lasciar perdere e tornare qui, dove i miei cani si stavano lasciando morire di fame. Loro sono la mia famiglia, non li lascerei per nessuna ragione al mondo. Devo a loro se non sono sprofondato in una baratro, mi hanno salvato la vita. Qualcuno, anche per via della casa, mi dice mettili in canile. Non potrei mai».

Occupazioni ad Ascoli, ti sono state proposte?

«Ho chiesto al sindaco. Non so oziare e non voglio carità o approfittarmi del prossimo. Ho imparato che i soldi facili non servono a nulla ed essere scorretto, prima o poi ti si ritorce contro.

Da anni ho fatto la domanda per casa popolare, ma non mi hanno dato troppe speranze. Marco (Fioravanti, il sindaco di Ascoli, ndr) mi ha aiutato però. Intanto “tollera” la mia permanenza qui. Poi, gli avevo chiesto la luce e mi ha fatto l’allaccio il giorno dopo».

Quindi una casa, in fondo, la vorresti?

«Certo, non sono mica pazzo. Capiamoci, io qui sto bene. Vivo alla giornata e faccio quello che amo fare di più, come suonare. Ma gli ambienti sono molti piccoli e vorrei una sistemazione più stabile e sicura per il futuro.  E non voglio dare fastidio a nessuno. Né io né i miei cani».

Cosa immagini nel tuo futuro?

«Sogno uno di quei prefabbricati che hanno le ruote e si possono istallare in un qualsiasi terreno libero. Il prefabbricato me lo compro io. Ma per il terreno non saprei come orientarmi, magari qualcuno mi può aiutare».

Ferragosto, come lo passi Roberto?

«Resto qui e faccio pranzo con lei».


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