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Covid: «I nuovi casi
hanno tra 20 e 30 anni»
Vaccini: «Dopo sei mesi resta
circa il 30% degli anticorpi»

CORONAVIRUS - Si sta per concludere il terzo ed ultimo step dello studio portato avanti dal laboratorio di Biologia del "Mazzoni". I risultati. La variante Delta predomina nel Piceno. Il punto con il dottor Antonio Fortunato, direttore della Patologia clinica dell'Area Vasta 5
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Il dottor Antonio Fortunato, direttore della Patologia Clinica dell’Area Vasta 5 e del laboratorio di Biologia Molecolare del “Mazzoni” di Ascoli

 

di Maria Nerina Galiè

 

Meno tamponi nel Piceno, carica virale mediamente bassa, ma predomina la variante Delta e la fascia d’età dei positivi al Covid è, prevalentemente, tra 20 e 30 anni.

E ancora. E’ vicino alla conclusione lo studio che sta conducendo il laboratorio di Biologia Molecolare del “Mazzoni” di Ascoli, diretto dal dottor Antonio Fortunato, su input dell’Asur Marche (leggi qui il risultato dopo il primo step  e qui il risultato del secondo).

Argomenti affrontati con il dottor Fortunato, direttore del Patologia Clinica dell’Area Vasta 5, dove si continuano a  testare tamponi alla ricerca del Covid.

Come si comportano gli anticorpi sui vaccinati (con Pfizer perché lo studio prende a campione gli operatori sanitari), a distanza di 6 mesi dal richiamo?

«La media fa registrare una diminuzione del titolo anticorpale del 70%. Quindi in alcuni dei soggetti analizzati gli anticorpi sono ancora a livelli consistenti, in altri meno».

Avere circa il 30% degli anticorpi, rappresenta quindi una forma di protezione adeguata contro il Covid?

«Di certo il vaccino protegge dalla forma più grave dell’infezione da Coronavirus. La risposta immunitaria, poi, è molto soggettiva. Non sempre va di pari passo con il livello degli anticorpi presenti. Per capire l’efficacia completa del vaccino, è necessario studiare la memoria immunologica. Potrebbe essere oggetto di un altro studio. Ma non per adesso. Non abbiamo la strumentazione adeguata per poterlo fare».

tamponi Covid

L’equipe del laboratorio di Biologia Molecolare del “Mazzoni” di Ascoli

Ci sono delle eccezioni?

«Al momento abbiamo analizzato 1.500 prelievi su circa 1.800. Su 10 persone il livello degli anticorpi è risultato negativo, cioè pari a zero. Presumibilmente queste stesse persone hanno ottenuto un risultato analogo sia nel primo che secondo step (a due e quattro mesi). Sarebbero quindi i rari casi sui quali il vaccino non ha avuto effetto».

Come procede invece la sorveglianza delle varianti nella provincia di Ascoli?

«Predomina la variante Delta. Lo dicono i risultati della sequenziazione sui 10 campioni che ogni settimana inviamo al laboratorio di Virologia del Torrette di Ancona. Si tratta di campioni che presentano un alta carica virale e quasi tutti sono di cittadini con età compresa tra i 30 e 40. Nell’ultimo invio, c’era un solo over 70 con carica virale tale da meritare l’approfondimento».

Il fattore rispecchia quello dei nuovi positivi?

«L’età dei nuovi casi è, prevalentemente, compresa tra 2o e 30 anni. Gli over 60 sono quasi tutti vaccinati nel Piceno ed inoltre sono molto più attenti nel seguire le norme anti Covid.

Non si può dire altrettanto della popolazione più giovane».

La percentuale dei nuovi positivi?

«E’ alta, ma non è un dato indicativo adesso. In queste ultime settimane abbiamo testato circa 200 tamponi molecolari e 150 antigenici strumentali al giorno. Essendo però esami mirati, alla ricerca del virus nell’ambito del tracciamento dei contatti, la positività è più alta in percentuale. 

Possiamo però dire che la carica virale, sempre in media, risulta piuttosto bassa».

Tra i campioni da esaminare ci sono, in più, quelli del percorso guarigioni. La variante Delta ha introdotto nuove regole per svincolare dalla quarantena i positivi.

«Si, ora per dichiarare una guarigione occorre che il tampone risulti negativo. Va male nei casi con poche difese immunitarie, che si negativizzano molto più tardi».

 


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