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Orso marsicano, la mappa:
«Avvistamenti in aumento
lungo tutto l’Appennino centrale»

SIBILLINI - Dopo l'esemplare immortalato sul versante maceratese, interviene il biologo Simone Gatto, che ha raccolto le segnalazioni degli ultimi anni: «Con grande probabilità è un maschio, finché non saranno trovate femmine, non si potrà parlare di presenza stabile. Nel grande triangolo Terminillo-Sibillini-Laga/Gran Sasso, vivono da almeno un anno, da un minimo di 1 a un massimo di 3 orsi»
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La mappa con gli avvistamenti dell’orso marsicano

 

di Monia Orazi

La lunga risalita verso Nord dell’orso bruno marsicano è documentata da oltre venti segnalazioni in due anni raccolte in una mappa. «L’orso di recente avvistato sui Sibillini con grande probabilità è un maschio, finché non saranno trovate femmine, non si potrà parlare di presenza stabile sui Sibillini di questo animale». Ad esprimere l’ipotesi che l’orso marsicano filmato sabato scorso da Filippo Monachesi in una zona montana dei Sibillini maceratesi sia un maschio è il biologo naturalista e grande appassionato dei Sibillini Simone Gatto, che da due anni in modo certosino raccoglie le segnalazioni di avvistamento di orsi ed era intervenuto anche per un avvistamento ad Arquata.

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L’esemplare avvistato sui Sibillini da Filippo Monachesi

«Ho raccolto diverse segnalazioni della presenza dell’orso da video e foto, che poi verifico personalmente – racconta il biologo – sono in aumento in questi ultimi anni, in tutto l’Appennino centrale, a nord dell’areale stabile, cioè la zona dove si trova la popolazione stanziale con femmine e cuccioli, prevalentemente concentrata nel Parco nazionale d’Abruzzo».

Di fatto solo negli ultimi due anni le segnalazioni di avvistamento sono oltre una ventina.

In prevalenza si dovrebbe trattare di orsi maschi, che come gli esploratori di terre sconosciute, sconfinano al di fuori del parco nazionale d’Abruzzo, che per vivere è sempre stato la loro zona d’elezione.

«Fra l’altro l’orso marsicano si riteneva molto “stabile” nel suo areale principale, quello con femmine e cuccioli, invece probabilmente i giovani maschi hanno spazi vitali ben più grandi e si spostano per quasi tutto l’Appennino centrale. Si ipotizza che possano spostarsi per alcune centinaia di km, in cerca di una femmina. Molto probabilmente nel grande triangolo Terminillo-Sibillini-Laga/Gran Sasso, vivono da almeno un anno, un minimo di 1 a un massimo di 3 orsi. Quasi sicuramente si tratta di uno o più giovani maschi in dispersione, quindi per ora non creatori di una popolazione stabile, cosa che avviene con lo stabilirsi in una località di almeno una femmina in età riproduttiva». 

Simone Gatto ha realizzato anche una mappa con tutte le segnalazioni raccolte.

La presenza dell’orso marsicano lambisce il Maceratese nella zona montana tra Visso ed Arquata del Tronto. La sua è una lunga e lenta risalita verso Nord, una riconquista di spazi che ha abitato per secoli, prima che nell’era moderna l’antropizzazione ne causasse una rilevante diminuzione del numero di esemplari, mettendolo a rischio estinzione.

L’orso marsicano non è pericoloso per l’uomo, ricorda Alessandro Rossetti, biologo del Parco nazionale dei Sibillini: «Il video divulgato sulla presenza dell’orso in questi giorni non è di certo un invito ad andarlo a disturbare. Se si ha la fortuna, come Filippo Monachesi, di incrociarlo, è una bella occasione, un’emozione fortissima, ma occorre comportarsi in modo responsabile, come ha fatto lui.

Non è andato incontro all’animale, come a volte si fa nei paesi del Parco nazionale d’Abruzzo dove le persone si avvicinano per fare foto e riprenderlo da vicino. Questo non va fatto. Si deve restare fermi o allontanarsi molto lentamente, rimanendo calmi ed in silenzio, senza mettersi a correre. L’orso bruno marsicano non è pericoloso per l’uomo».

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La martora

Dopo mezzo secolo sui Sibillini a metà settembre è stata fotografata anche la martora, un piccolo mammifero carnivoro della specie dei mustelidi, che ricorda in parte uno scoiattolo. Afferma Rossetti: «Aver fotografato un esemplare di martora significa che esiste nel parco una popolazione di questa specie, non veniva riscontrata la sua presenza da cinquant’anni circa. Ci sono animali a rischio estinzione che stiamo monitorando, ad esempio alcuni tipi di anfibi. Alcune specie segnalate come presenti non sono state ancora ritrovate all’interno del Parco. Si tratta di esemplari molto sensibili ai cambiamenti climatici, risentono maggiormente nei loro habitat acquatici dei cambiamenti climatici.

E’ certamente in atto un processo di rinaturalizzazione, può essere visto come segnale negativo di abbandono delle attività umane, ma rappresenta un’opportunità per lo stesso territorio».

Dopo il terremoto c’è stato un maggiore spopolamento dei centri abitati dei Sibillini e la presenza di animali selvatici sta risalendo. Chi vive nell’alta Valnerina segnala la presenza di cinghiali persino tra le Sae, pojane che a volte non hanno disdegnato di cibarsi di galline.

Certe sere si ode distintamente anche l’ululare dei lupi, sempre non lontano dalle aree Sae, segno che dove l’uomo per motivi a volte indipendenti dalla sua volontà abbandona la presenza sul territorio, gli animali come era un tempo riprendono il sopravvento. Conclude Rossetti: «Di orsi bruni marsicani ne esistono un centinaio di esemplari in totale in tutta Italia, la maggior parte concentrati nel parco nazionale d’Abruzzo, abbiamo chiaramente il dovere di tutelare questi individui distanti dall’area di origine. Una delle principali cose da fare per tutelare l’orso è preservare un’elevata qualità ambientale su un ampio territorio. I Sibillini in base a studi effettuati, rientrano nelle zone ambientali idonee alla permanenza dell’orso. Vanno garantiti corridoi per facilitare lo spostamento di questi animali, in modo che sia resa possibile una vera colonizzazione nel prossimo futuro, per questo è necessario si spostino anche le femmine, la cui presenza al momento non è stata segnalata all’interno del Parco».

 

 


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