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Poggio di Bretta,
il tempo si è fermato

ASCOLI - Lungo la strada principale, che taglia in due la frazione, auto che sfrecciano e parcheggi che non si fanno. Residenti esasperati dai problemi di viabilità irrisolti. E non solo. Si imporrebbero scelte più coraggiose da parte del Comune per riqualificarla urbanisticamente
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Recinzione e marciapiede danneggiati dall’ultimo incidente

 

di Walter Luzi

 

Poggio di Bretta, il tempo si è fermato. I problemi invecchiano insieme agli abitanti, e nulla cambia. La viabilità caotica ha generato, nottetempo, l’ultimo incidente. Un’auto, finita fuori carreggiata presumibilmente a causa dell’alta velocità, ha parzialmente divelto una inferriata di recinzione di un condominio. Come una monoposto di Formula Uno ha poi proseguito infatti nella sua folle corsa notturna inseguendo, forse, un buon tempo di qualifica, evidentemente ancora alla portata nonostante il fuori pista. Qualche abitante della frazione ascolana ci ha anche scherzato su, amaramente, segnalandoci il fatto, ma i problemi della frazione più popolata del comune di Ascoli restano tutti in piedi nonostante lo scorrere dei decenni.

Riserva di caccia al voto ricca e frequentatissima, in tempi di campagna pre-elettorale, Poggio di Bretta non vede mai, poi, vedere affrontare seriamente nessuno dei propri annosi problemi. Viabilità e parcheggi in primis. I tanti cantieri condominiali, legati prevalentemente ai progetti post sisma e 110%, sorti negli ultimi mesi lungo la provinciale Ripaberarda, che taglia in due, attraversandola, la frazione, hanno pesantemente inciso sulla disponibilità di parcheggi per i residenti. Che era già drammaticamente carente anche da molto prima. Sul controllo e contenimento della velocità dei numerosi automezzi in transito non sono più sufficienti un paio di dissuasori che, ormai, non dissuadono più nessuno.

E nemmeno saltuari appostamenti della Polizia Municipale armata di autovelox. Ma interventi molto più drastici ed organici. Risolutivi anche. Magari. Come per le aree di sosta e parcheggio. Inesistenti da sempre. Ma implorati dai residenti, e promessi dalle amministrazioni comunali ad ogni tornata elettorale, da quasi mezzo secolo ormai. Eppure le aree potenzialmente disponibili a ridosso della strada provinciale non mancherebbero. Servono solo una volontà politica, e una scelta coraggiosa, tese entrambe ad una riqualificazione urbana della frazione ormai irrimandabile. E, finalmente, sarebbe la prima volta, in nome solo del Bene Comune.

Quando poi il parcheggio selvaggio obbligato, imposto dall’assenza di alternative, diurno e notturno, è sanzionato pure dai periodici blitz delle forze dell’ordine a taccuini delle multe spianati, allora la rassegnata impotenza dei residenti muta in esasperazione. Ma perchè nulla, qui, può cambiare? Perchè le basse speculazioni e i piccoli interessi privati, così ostinatamente protetti, devono continuare a penalizzare la vivibilità e a pregiudicare il decoro dell’intera frazione? Manca una visione illuminata. Manca una mentalità nuova. Ad ogni livello. Come mezzo secolo fa. Quando i terreni fertili, i pantani e le case coloniche furono date in pasto ad una scriteriata, gigantesca colata di cemento che cancellò anche l’anima di questo borgo agricolo. I contadini divennero proprietari immobiliari, i palazzinari fecero affari d’oro, il Comune non seppe, o non volle, dettare le giuste regole per uno “sviluppo” armonico. Che avrebbero evitato il caos nei decenni successivi.

Una colpevole miopia, incoraggiata dall’intreccio dei comuni interessi, ma incurante dei bisogni veri, e della qualità della vita futura, di una intera comunità. Non ci fu mai spazio per piazze e alberi, o, tanto meno, da destinare per parchi e giardini. Nemmeno per un parcheggio, o un autosilos. Nemmeno per i marciapiede, lungo l’intero paese. Sono sorti, alla fine del sacco edilizio, solo qua e là, in formato variabile. Dove avanzava, ma solo per puro caso, qualche centimetro utile.

Poggio di Bretta è rimasto lì. Fermo. Immobile. Con i suoi scatoloni di cemento invecchiati insieme ai suoi problemi irrisolti. Senza Memoria, e, forse, senza speranza.

 

 

 


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