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Violenza sulle donne, 4 le vittime,
In 483 si sono rivolte ai Centri:
la maggioranza ha tra 30 e 49 anni

I NUMERI sono stati ricordati in Consiglio regionale, insieme con i nomi delle marchigiane che nel 2020 hanno perso la vita. Nel 2019 le denunce al Cav sono state 471. Cgil, Cisl Uil Marche in una nota congiunta: «Disoccupazione, precarietà, riduzione dei diritti e con condizioni economiche difficili che rendono le lavoratrici più indifese di fronte a ricatti, soprusi e molestie anche nei luoghi di lavoro»
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Il Consiglio regionale

 

Dalle aule di scuola a quelle del Consiglio regionale, dal palcoscenico di un teatro a una sequenza di numeri dietro i quali si celano dolori senza fine. Ma anche un numero, quello dell’aiuto (il 1522), dove i dolori di vite tormentate escono dalle pareti di casa e donne di ogni età possono vedere una luce di speranza. Sono molteplici le iniziative e le azioni messe in campo dagli enti del territorio per il 25 novembre, Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

REGIONE – In prima fila il presidente Francesco Acquaroli: «Esprimiamo con forza il nostro sdegno e il nostro rifiuto verso ogni forma di violenza di genere, senza se e senza ma – sottolinea il governatore, in occasione della illustrazione del Rapporto sulla violenza di genere 2020 realizzato dall’Agenzia sanitaria regionale -. La ricorrenza del 25 novembre e le notizie che occupano ancora troppo spesso i nostri quotidiani devono farci riflettere su questo drammatico fenomeno che si esprime in moltissime forme. Un dramma che non deve mai farci abbassare la guardia. Per questo motivo ritengo importante la riflessione di oggi, per ragionare sul contributo che ciascuno di noi può fornire nel proprio ambito».

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Elena Leonardi

Ida Creopolo, Fiorella Scarponi, Simona Purceddo e Rosina Carsetti. Sono i nomi delle vittime di femminicidio nelle Marche nel 2020 che Elena Leonardi, Presidente della Commissione Sanità e relatrice di maggioranza del report annuale, ha voluto scandire in aula. Il rapporto documenta i dati dei cinque centri antiviolenza (Cav), uno per provincia, incrociati con quelli del sistema di emergenza-urgenza su accessi ai Pronto soccorso e ricoveri ospedalieri e dei servizi sanitari territoriali riferiti ai consultori familiari. Rispetto al 2019, si registra un aumento delle donne che si sono rivolte per la prima volta ai Cav, passate da 471 a 483. Il profilo delle vittime si conferma in linea con quello individuato negli scorsi anni, donne prevalentemente di origine italiana (325, ossia il 67,2%, contro le 142 straniere), residenti nelle Marche (442 casi ossia il 91,2%), di età compresa prevalentemente tra i 30 e 49 anni (63,7%). I figli che vivono in un contesto familiare in cui si registrano comportamenti violenti sono 595 e delle 483 donne vittime di violenze il 39% vive con i figli minorenni. «Dirompente» definisce la Leonardi l’effetto del lockdown sul fenomeno della violenza di genere.

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Manuela Bora

«Uno stress-test al sistema di protezione – conferma la relatrice di opposizione Simona Lupini (M5s), vicepresidente della Commissione Sanità – per superare criticità e attuare implementazioni». A fronte di un aumento delle richieste di aiuto «devono aumentare proporzionalmente le risorse economiche stanziate dalla Regione», l’appello di Manuela Bora, referente del Comitato per il controllo e la valutazione delle politiche. Nel messaggio inviato dall’assessore alle pari opportunità, Giorgia Latini, il dettaglio delle azioni e del personale impiegato nei servizi regionali. «La cultura della legalità e del rispetto reciproco deve diventare una condizione di normalità» è l’auspicio dell’assessore alla sanità Filippo Saltamartini.  L’attenzione sul fenomeno «deve rimanere molto alta», ribadisce la presidente della Commissione regionale per le Pari opportunità tra uomo e donna (Cpo), Maria Lina Vitturini, che nell’illustrare le iniziative messe in campo dalla Cpo, cita i percorsi formativi avviati nelle scuole, «per educare e investire nelle nuove generazioni», e la campagna di sensibilizzazione che partirà a gennaio sui social con una serie di testimonial.

LEGGI QUI LE INIZIATIVE NEL PICENO PER IL 25 NOVEMBRE

L’APPELLO DEI SINDACATI – Il 25 novembre, si legge nel comunicato congiunto di Cgil, Cisl e Uil Marche, «non è una celebrazione né una ricorrenza, soprattutto in questi momenti difficili in cui sono da evitare più che mai formule retoriche mentre occorrono parole forti di concretezza per confermare la necessità di un impegno comune per la difesa della libertà, dei diritti, della parità, combattendo ogni rischio di arretramento culturale. Un appuntamento importante, considerando le proporzioni in aumento del fenomeno alla luce degli ultimi dati nazionali: nel 2021 sono state 103 le donne vittime di femminicidio, 87 delle quali sono state assassinate in ambito familiare-affettivo, 60 di loro per mano del partner o ex partner con un aumento del 2% rispetto allo scorso anno. Ad esse vanno aggiunte le tante vittime di violenza sessuale e delle altre forme di violenza: dallo stalking, alle molestie verbali a quelle fisiche, fino alla denigrazione continua e il ricatto affettivo ed economico che genera dipendenze ed esclusioni».

Secondo Daniela Barbaresi, Cristiana Ilari e Claudia Mazzucchelli, segretarie regionali di Cgil, Cisl, Uil, «sono tante le azioni e i provvedimenti anche normativi, come il reddito di libertà, che vanno nella giusta direzione di contrastare la violenza contro le donne ma i numeri, nella loro drammaticità, ci dicono che bisogna fare di più. Peraltro, l’emergenza sanitaria ed economica, ha aggravato le diseguaglianze e le discriminazioni di genere, mentre l’isolamento sociale ha esacerbato o innescato situazioni di violenza».

«Occorre riflettere – continuano le sindacaliste – anche sulle reali condizioni di lavoro di tante donne, che, nella nostra regione come nel resto del Paese, si misurano con disoccupazione, precarietà, riduzione dei diritti e con condizioni economiche difficili che rendono le donne, le lavoratrici più indifese di fronte a ricatti, soprusi e molestie anche nei luoghi di lavoro. Il contesto del lavoro nelle Marche vede da anni le donne fortemente penalizzate, in termini di occupazione, di qualità del lavoro, di valorizzazione delle competenze. Molte donne hanno perso il lavoro o si misurano con lavori poveri e la mancanza di sicurezza economica e di una rete di relazioni le espone ancora di più al rischio della violenza».

«Per questo – aggiungono infine Barbaresi, Ilari e Mazzucchelli – è necessario riconoscere il ruolo delle donne nella società così come nel lavoro, superando ogni forma di discriminazione e diseguaglianza, ma è altrettanto importante che il lavoro sia di qualità e possa avere adeguate tutele per tutte e tutti. In questi giorni sono tante le iniziative nei vari territori per affermare la necessità di porre fine alla violenza e alle molestie di genere e il sindacato ribadisce il proprio impegno affinché l’ambiente di lavoro sia un luogo sicuro e rispettoso della dignità delle lavoratrici e dei lavoratori. Rivendichiamo con forza il diritto delle donne alla libertà e al rispetto, nella vita privata, nella società e nel lavoro, e il diritto a una vita senza violenza». 

 


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