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Fiorello, show al Ventidio
poi jogging mattiniero:
«Mi faccio una corsetta»

ASCOLI - La prima delle quattro serate nel Massimo cittadino è andata in archivio. In che modo, però, non possiamo raccontarlo perché l'organizzazione ha stabilito che non ci debbano essere accrediti per i giornalisti. Nel frattempo il performer siciliano si conferma fuoriclasse anche di simpatia e disponibilità, tra selfie e battute
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di Luca Capponi 

 

«Mi faccio una corsetta».

Mattina presto, Piazza del Popolo. Temperature a dir poco rigide. Il giorno dopo la prima delle quattro date al Teatro Ventidio Basso. Fiorello è bello pimpante. Pantaloncini corti e scarpette. Pronto per fare jogging. Coraggioso.

Selfie e corsetta: Fiorello non si risparmia

In fase preparatoria saluta, scherza, si presta alle classiche foto di rito con chi, immancabilmente, lo nota. Insomma, è sempre lui. Lo stesso ragazzo che quasi trent’anni fa saliva sul palco del Festivalbar, quando il salotto buono delle cento torri era tappa fissa. E lui si cimentava con “San Martino” e “Spiagge”, intrattenendo le folle da vero animatore. Era tornato altre volte ad Ascoli, l’ultima delle quali nel 2015, sempre al Ventidio, presentando “L’ora del Rosario”.

Stavolta ovviamente è diverso. Il tempo è passato dai fasti del Festivalbar, sì, Fiorello di anni ora ne ha 61, ha avuto una carriera folgorante, è sicuramente il performer più seguito e apprezzato del bel Paese, un vero fuoriclasse. Ma il ritorno dopo la pandemia, lui che durante la conferenza stampa dell’ultimo Festival di Sanremo non trattenne la commozione pensando alla figlia adolescente costretta a casa, non può essere un ritorno “normale”.

Poker di show fino a sabato 11 dicembre, per uno spettacolo scritto insieme a Francesco Bozzi, Pigi Montebelli e Federico Taddia, la cui parte musicale è curata da Enrico Cremonesi.

Oltre questo, però, di più non si può dire. C’era il sold out durante la prima? Probabilmente sì. Ci sarà ancora? Ha cantato “Finalmente tu”, in ricordo dei tempi andati? Hai imitato chi? Ha improvvisato, è sceso tra il pubblico, ha riso e improvvisato?

Probabilmente, anche in questo caso, sì.

Ma chi può dirlo con certezza? Noi di sicuro no. Ma, supponiamo, nemmeno i nostri colleghi. Per le quattro serate del Ventidio, infatti, l’organizzazione ha stabilito che non ci debbano essere accrediti per i giornalisti. Scelta legittima, per carità, ma davvero difficile da comprendere per chi fa il mestiere di informare. E per chi (tradotto, i lettori), magari, non avendo avuto la possibilità di partecipare o per semplice curiosità, avrebbe gradito sapere come sono andate le cose sul palco. È soprattutto per loro che chi scrive, pur tra mille difficoltà, continua ad andare avanti.

 

 


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