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“Parco marino del Piceno”,
i promotori rispondono ai vongolari:
«Ben venga il confronto,
ma uno lo avete disertato»

GROTTAMMARE - Il presidente Covopi aveva denunciato il mancato coinvolgimento nella fase di progettazione. L'organizzazione di volontariato: «Il nostro timore è che siate più interessati a suscitare paure infondate tra gli  altri settori». E ancora: «La necessaria riduzione dello pesca può essere  compensata dala valorizzazione legata ad un possibile “marchio” di sostenibilità»
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“Parco marino del Piceno”, l’associazione promotrice con sede a Grottammare risponde al presidente del Covopi (Consorzio vongolari piceni), Gerardo Fragoletti, che su Cronache Picene aveva denunciato di non essere sta inserito, come comparto, nel tavolo delle trattative per la progettazione dell’Area Marina Protetta, 26 chilometri di costa adriatica, da Marina di Altidona alla foce del fiume Tronto.

«Ben venga – scrive in una nota il portavoce – il confronto con i pescatori di vongole sul futuro della pesca dei molluschi bivalvi nella prospettiva dell’istituzione dell’Area Marina Protetta.
In realtà, l’associazione dei Promotori del Parco marino del Piceno, contrariamente a quanto dichiarato al
vostro giornale dal presidente del Covopi, si è adoperata per organizzarlo. Ma, come siamo in grado di documentare, è stato rifiutato.

Infatti l’appuntamento da noi fissato, per il 14 ottobre scorso, nel Comune di Grottammare, con nostro grande rammarico, è stato disertato dal Covopi in quanto, secondo il loro presidente, avrebbero dovuto partecipare all’incontro anche gli operatori turistici.
Alla luce di tale pretesa, il nostro timore è che purtroppo il Covpi non sia tanto interessato ad un necessario confronto sulle prospettive della pesca, che dovrebbero essere la loro legittima preoccupazione, quanto piuttosto a suscitare paure infondate tra gli operatori di altri settori, come purtroppo ci risulta stia già avvenendo.
Va inoltre precisato che il convegno del 16 dicembre prossimo ha proprio un carattere informativo ed è
promosso da una organizzazione di volontariato riconosciuta – la nostra- che in quanto tale non ha titolo
per promuovere “tavoli di progettazione”.

In realtà ci risulta che i tavoli istituzionali e di progettazione, finalizzati ad aggiornare il progetto già redatto oltre dieci anni orsono, non si siano ancora insediati, sebbene le sette Amministrazioni comunali interessate (San Benedetto, Grottammare, Cupra Marittima, Massignano, Campofilone, Pedaso, Altidona, ndr) li abbiano formalmente richiesti ed il Ministero abbia già accolto la tale istanza. Detto questo ci risulta invece che, al di là delle lamentele, il presidente del Covopi abbia già avuto udienza da molti sindaci. Inoltre va anche ricordato che, come risulta agli atti, nell’originario iter di progettazione del Parco Marino del Piceno, il Consorzio dei Vongolari, che anche allora lamentava il mancato coinvolgimento, fu reso partecipe di almeno 10 passaggi di confronto istituzionale».

Poi, l’associazione “Parco marino del Piceno” entra sui risvolti commerciali ed occupazionali del progetto per il del settore, «posizioni che il Consorzio dei Vongolari pone legittimamente», viene detto da parte dell’associazione che, però, fa delle precisazioni: «Se da un lato non può sfuggire la portata economica ed occupazionale del comparto legato allo sfruttamento di questa importante risorsa ittica adriatica è ugualmente indiscutibile – e confermato da molti studi- che la sua tecnica di raccolta con l’utilizzo di “turbosoffianti” impatti sull’equilibrio della comunità bentonica (che vive a stretto contatto con il fondale). Vuoi attraverso il prelievo selettivo della vongola, vuoi attraverso il danneggiamento fisico delle specie più fragili, e indirettamente sul ciclo biologico di alcune specie. Questa comunità bentonica, attualmente in Adriatico è protetta solo nella Amp “Torre del Cerrano”.

L’istituzione a Nord di questa delle Amp “Parco del Piceno” e “Costa del Monte Conero” consentirebbe, seppur in aree limitate (pochissimi chilometri sull’estensione dell’intero compartimento di pesca), il ripristino naturale dell’equilibrio tra le diverse specie proprie di questi habitat. Inoltre – come affermano studi scientifici- la corrente discendente (da nord ovest e da sud est) lungo la costa occidentale adriatica, favorendo il trasporto delle larve, determinerebbe la connettività tra le tre Amp e uno “spill-over” di larve dalle zone protette alle adiacenti aree in cui si esercita la pesca.
A parere della nostra associazione, la necessaria riduzione dello sforzo di pesca, peraltro imposta dagli obiettivi dell’Unione Europea in materia di conservazione della biodiversità, può essere supportata dalle istituzioni e compensata attraverso la valorizzazione commerciale del prodotto legata ad un possibile “marchio” di sostenibilità, come già avviene in altre realtà evidentemente più lungimiranti».


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