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Sanitari in ambulanza,
Armillei e Calò (Siiet):
«L’assistenza non manca
ma la risposta operativa va uniformata»

LA SIGLA degli infermieri reputa "necessario sollecitare una importante revisione del sistema dettato dalla carenza medica, e riorganizzare l‘intero sistema di emergenza preospedaliera" e chiede "il superamento delle vetuste indicazioni che regolano il 118 in quanto sviliscono la figura infermieristica e ci espongono a rischi inaccettabili"
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In quest’ultimo periodo circolano allarmismi per la mancanza di medici sulle ambulanze. Come società scientifica che rappresenta gli infermieri del servizio di emergenza territoriale, ci sentiamo di rassicurare la cittadinanza, ma al contempo chiediamo alla Regione maggiori strumenti operativi per uniformare la risposta offerta“. E’ la presa di posizione di Paolo Armillei, referente della regione Marche del Siiet, e Cristiano Calò conigliere nazionale Siiet (Società Italiana degli Infermieri di Emergenza Territoriale).

“Nel voler rincuorare la popolazione, ricordiamo che i colleghi dell’emergenza territoriale possiedono un bagaglio di conoscenze e competenze che li rendono capaci di attuare le procedure di emergenza, garantendo il massimo in termini di efficienza e sicurezza. Il lavoro in ambulanza richiede decisioni rapide volte a sostenere clinicamente e psicologicamente il paziente, sia che si lavori come unici sanitari sulla scena che in collaborazione con il medico.
Risulta però necessario sollecitare una importante revisione del sistema dettato dalla carenza medica, e riorganizzare l‘intero sistema di emergenza preospedaliera secondo modelli innovativi e performanti che tengano conto nel nuovo assetto regionale. Si richiede inoltre, il superamento delle vetuste indicazioni che regolano il 118 in quanto sviliscono la figura infermieristica e ci espongono a rischi inaccettabili. Contenziosi dettati dalla situazione insostenibile, perché se da un lato l’ordinamento infermieristico richiede un campo di azione maggiore, dall’altro la regolamentazione in essere risulta non aggiornata.
Paolo Armillei e

Cristiano Calò

difendono l’operato degli infermieri che da sempre si impegnano sui mezzi di soccorso, e chiedono “maggiore rispetto per una categoria che si sta prodigando a sostenere in un periodo così delicato la cittadinanza”.

 

Si richiede uniformità perché uno studio in via di rifinitura, evidenzia importanti differenze tra le singole aree di competenza delle centrali operative. Le disomogeneità riguardano in particolar modo la strategia nell’utilizzo di mezzi e personale, ma soprattutto arretratezza nel riconoscere l’infermiere come un professionista autonomo con un proprio ambito di competenza.
L’infermiere è una risorsa preziosa per il 118 e investire su ambulanze infermieristiche è auspicabile se vi è il riconoscimento delle competenze che purtroppo tarda ad arrivare. In altre realtà questo è già avvenuto e l’utilizzo capillare, non con lo scopo di sostituire nessuno, ma con la finalità di professionalizzare il soccorso ha comportato un miglioramento nella risposta al cittadino. Riteniamo che professionalizzare il ‘primo contatto’ sia fondamentale per rafforzare il patto di salute tra paziente ed il Sistema Sanitario, un’assistenza di qualità professionale orientata al territorio, in collaborazione e non in sostituzione, con i servizi territoriali in attesa anche della strutturazione dell’infermiere di famiglia.
In un periodo storico che vede la scopertura della maggior parte dei servizi di comunità, investire nella nostra professione è un’azione logica, sostenibile, doverosa. Siiet ha le risorse, e coscienziosamente si rende disponibile a sostenere un’attiva collaborazione”.


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