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Guardia medica a Comunanza,
«Basta polemiche, ci saranno
alternative per le aree interne»

SANITA’ - La direttrice del Distretto Sanitario di Ascoli, Giovanna Picciotti, risponde al sindaco Cesaroni, ribadendo la carenza dei medici. Ma assicura l'interesse per il territorio montano: «La mia proposta è l'aggregazione funzionale». Poi ricorda il potenziamento del Poliambulatorio negli ultimi anni: «Ora garantisce sette specialità»
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Giovanna Picciotti

 

di Maria Nerina Galiè

 

Guardia medica a Comunanza, al sindaco Alvaro Cesaroni sul piede di guerra per la chiusura annunciata del servizio – risponde la dottoressa Giovanna Picciotti, direttore del Distretto Sanitario di Ascoli.
«Ma non e’ chiaro che non abbiamo medici? Una cosa però è certa, se serve una visita domiciliare a Foce o Polverina il medico ci arriverà, da dovunque partirà, come avvenuto fino al 2017. Ed inoltre, voglio chiedere al sindaco: l’ambulanza soccorre solo chi vive in centro città o anche nei dirupi e nei canaloni?»

Ed ancora la dottoressa Picciotti: «Tra i 21 comuni del Distretto Sanitario, Comunanza è quello in cui sono state impiegate più risorse in termini di strutture, attrezzature e personale».

Infine, la precisazione sul fatto che «le aree interne non saranno mai abbandonate. Tutt’altro. La mia proposta sarà quella di creare una “Aggregazione territoriale funzionale”, con medici in rete e che, a turno, copriranno la notte ed i festivi. Come si fa in tante altre regioni italiane e come è previsto dal contratto nazionale della medicina generale».

Partiamo quindi dall’ultima affermazione della direttrice del Distretto ascolano.
«L’aggregazione territoriale funzionale è una sorta di evoluzione dei tre modi in cui i medici possono “mettersi insieme”. C’è infatti l’associazione semplice, nella quale i professionisti si consultano per tenere linee guida uniformi. Questo sistema è stato molto utile durante l’emergenza sanitaria da Covid, con i referenti che hanno fatto da portavoce ai colleghi.

Poi c’è la rete, attraverso la quale l’assistito può rivolgersi per un ricetta o una visita ad un altro medico, in caso di assenza del suo, e che ha a disposizione tutti i dati. E c’è il gruppo, con più medici nella stessa sede che, in questo modo, possono organizzarsi con una segretaria o un infermiera. Ma il gruppo non è utile per i paesi più piccoli, dove invece i medici, pur rimanendo nel loro territorio, possono costituire un’aggregazione funzionale, con una rete unica.

I 12 medici degli 11 comuni interni (Acquasanta, Arquata, Montegallo, Venarotta, Roccafluvione, Palmiano, Comunanza, Montemonaco, Force, Montedinove e Rotella) oltre che mettersi in rete, a turno si rendono reperibili, dal loro domicilio, di notte e nei festivi per garantire il servizio di continuità assistenziale.

E’ l’unica alternativa ed in questa direzione, ci aspettiamo un aiuto da parte della Regione, poiché occorreranno più risorse. A breve perderemo altri 6 medici, il settimo a marzo, al momento non so come far uscire i turni di febbraio, in tutto il Distretto».

Al momento, invece, come è organizzata la guardia medica nelle aree montane?
«Il 118 che smista le chiamate per urgenze ed emergenze nel Piceno e nel Fermano. Se si ravvisa l’esigenza, parte l’ambulanza. Se è una questione da guardia medica, passa la chiamata alla sede più vicina».

Per Comunanza ed i paesi che serviva fino a pochi giorni fa, come funzionerà?
«Adesso le chiamate da Comunanza, Montemonaco e Force saranno dirottare alla guardia medica di Acquasanta. Da Montedinove e Rotella a quella di Offida».

La carenza di medici di continuità assistenziale è emersa a ottobre, quando l’unica scelta possibile è stata chiudere Comunanza. Perché non Acquasanta?
«Innanzitutto ci sono i numeri. Pochi gli accessi alla sede di Comunanza. Poi, ad Acqusanta c’è la Rsa, con 40 anziani dalla salute compromessa. Seppure non c’è l’obbligo di abbinare la guardia medica alle residenze assistite, è chiaro che nei festivi e di notte capita spesso la necessità di un intervento del medico».
Per tornare agli investimenti su Comunanza in fatto di Sanità, dottoressa Picciotti, cosa intendeva?

«L’ultimo atto è stato l’acquisto, nel marzo scorso da parte di Area Vasta 5, dell’edificio del Poliambulatorio, che era di proprietà del Comune. Lo abbiamo fatto in vista dell’arrivo di Pnrr, i quali prevedono interventi su immobili di proprietà.

Ma lo stesso Poliambulatorio, nel giro di pochi anni, è stato dotato di 7 specialisti e si prevede un potenziamento di alcuni orari. Il reparto materno infantile, che segue anche tanti stranieri che vivono a Comunanza, ha una ginecologa, dal primo febbraio per due mattine a settimana, e l’ostetrica, poi ci sono il dermatologo, l’oculista, il neurologo, il geriatra e l’anestesista, ogni due settimane, per la terapia del dolore a malati oncologici e non oncologici.

Subito è stato rimpiazzato il pediatra, appena il posto era diventato vacane, ci sono due infermiere ed un amministrativo tutti i giorni». 

 


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