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Rifiuti conferiti illecitamente nella discarica Alto Bretta: tremano i responsabili della “Geta” ed alcuni politici locali

LA PROCURA distrettuale antimafia di Ancona ha inviato notifiche di chiusura delle indagini a 2 aziende e 22 persone. Tra loro anche Anna Casini e Piero Celani: è corruzione l'ipotesi di reato che li vede coinvolti
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Anna Casini e Piero Celani. Sullo sfondo la valle del Bretta

 

Ci sono anche gli ascolani Anna Casini e Piero Celani  (ex vice presidente della Regione ed attuale consigliere regionale la prima, ex vice presidente del Consiglio regionale, ex sindaco di Ascoli, ex presidente della Provincia di Ascoli ed attuale consigliere comunale il secondo), insieme con i responsabili della “Geta srl”, tra le persone coinvolte in una maxi inchiesta sui rifiuti: al centro dell’indagine della Dda (direzione distrettuale antimafia) di Ancona, la discarica Alto Bretta di Ascoli nella quale sarebbero stati conferiti rifiuti non autorizzati.

 

L’ipotesi accusatoria parla di profitti illeciti e danno all’ambiente e si basa sul fatto (tutto da dimostrare nelle opportune sedi) che i referenti della società addetta alla discarica – gestita da Ivan Brandimarte e con sede ad Ancarano (Teramo), nel mirino della Procura dorica insieme a diversi suoi collaboratori –  ed i politici presumibilmente coinvolti (ma nel fascicolo è spuntato anche il nome di alcuni esponenti di Polizia e Carabinieri) abbiano permesso nel tempo smaltimento di sostanze speciali, in qualche caso anche “pericolose”, in cambio di favori di vario genere.

 

Sono 22 le persone, e due le imprese (Geta srl ed una società di Parma considerata intermediaria), a cui è stato notificato l’avviso della chiusura delle indagini (non ancora la richiesta di rinvio a giudizio), condotte dai Carabinieri e coordinate dal sostituto procuratore Paolo Gubinelli.

 

La presunzione di reato gira intorno al conferimento, proprio nella discarica ascolana, di tonnellate di rifiuti speciali provenienti da aziende del nord Italia, a fronte di guadagni illeciti pari a quasi 4 milioni e mezzo.

 

Da parte degli amministratori (tirati in ballo sulla base di alcune intercettazioni telefoniche autorizzate) si tratterebbe di corruzione.

Inchiesta sui rifiuti, la Geta: «Dimostreremo la nostra innocenza»


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