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Sanità, il centrosinistra pressa il Consiglio: «Perché si dice “no” alle nostre proposte?»

SAN BENEDETTO - È ben più che una provocazione quella inviata dal Comitato “Difendiamo la Sanità del Piceno e di San Benedetto” al sindaco Spazzafumo e al Consiglio comunale: il gruppo di centrosinistra rivendica la propria posizione, nettamente contraria al programma di edilizia sanitaria licenziata dalla Regione
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Il comitato “Difendiamo la Sanità del Piceno e di San Benedetto”

di Giuseppe Di Marco

Ripristino di reparti e servizi al “Madonna del Soccorso” e potenziamento delle strutture intermedie. Sono queste, in buona sostanza, le richieste del comitato “Difendiamo la Sanità del Piceno e di San Benedetto” formato da Aurora Bottiglieri, Claudio Benigni, Loredana Emili, Felice Gregori, Elisa Marzetti, Diana Palestini, Umberto Pasquali, Daniele Primavera, Stefania Spacca e Fabio Urbinati.

Richieste che però hanno trovato la netta opposizione da parte di alcuni esponenti di maggioranza, tra cui Giorgio De Vecchis e Gino Micozzi, propensi ad attendere sviluppi sul finanziamento dell’ospedale nuovo sulla costa. In particolare, a destare stupore è stata la dura lite andata in scena nella commissione sanità dell’11 aprile fra lo stesso De Vecchis e Pasquali, entrambi membri della lista “San Benedetto Viva”.

In commissione, i consiglieri hanno deciso di incontrarsi nuovamente per discutere il tema all’interno di un gruppo ristretto di lavoro: una scelta che tenta di prendere tempo in vista del consiglio ad hoc del 12 maggio, in cui sarà presente anche il presidente delle Marche Francesco Acquaroli. Una scelta che, però, sta stretta al centrosinistra, che ha deciso di chiedere al sindaco Spazzafumo e al Consiglio di entrare nel merito della questione.

«Il Pnrr è una straordinaria opportunità e occasione di rilancio della centralità del tema della salute e della prossimità territoriale – scrivono i membri del comitato – L’emergenza dei nostri tempi, rappresentata dal Covid ma che arriva fino all’Ucraina, rende temi internazionali, quali accoglienza, problemi energetici, economici, di rilevanza locale cambiando la vita dei cittadini e sollecitando i sindaci a ripensare il sistema socio-sanitario e il ruolo della medicina territoriale nelle comunità.

In questa fase i Comuni assumono, di intesa con tutti gli altri livelli di governo del territorio, un ruolo essenziale per la costruzione delle reti di prossimità territoriale. È un piano di lavoro politicamente trasversale perché la lettura dei bisogni non dovrebbe avere colore politico. Questa è la riflessione generale, da cui deriva la valutazione del servizio sanitario nel contesto regionale, che motiva la presentazione della mozione in Consiglio comunale da parte della consigliera Aurora Bottiglieri.

Da troppo tempo viene denunciata da tutte le forze politiche, sindacali e associazioni la necessità di superare gli eccessivi divari territoriali nella distribuzione delle risorse e dei servizi che danno luogo alle cosiddette “migrazioni sanitarie”, rivendicando omogeneità tra i territori al fine di garantire a tutti i cittadini le stesse opportunità di cura. La nostra provincia, e soprattutto il distretto di San Benedetto, è la realtà più colpita da questi
squilibri.

Da questa premessa, da quanto previsto dal Pnrr, dalla presa d’atto delle deliberazioni regionali, muove la richiesta alla Regione di cogliere questa occasione, unica per le risorse messe in campo dal Governo, di riequilibrare i servizi sanitari sul territorio regionale e alla amministrazione comunale di farsi autorevole interprete e portavoce. Si chiede che all’ospedale Madonna del Soccorso, in attesa di quello nuovo ad oggi solo previsto e senza finanziamenti, vengano riattivati tutti i reparti e i posti letto soppressi o sospesi causa covid, con il personale sanitario e infermieristico necessari per non morire nel frattempo di incuria e abbandono. Si chiede per la medicina territoriale, la creazione del sistema di assistenza esterno dall’ospedale, nel rispetto degli standard per la popolazione di tutto il distretto, ovvero due case di comunità e 40 posti letto per cure intermedie (ospedale di comunità).

Perché il “no” da tanta parte del Consiglio comunale a richieste che dovrebbero avere unanime consenso anche in rispetto del mandato elettorale di difendere gli interessi della propria comunità? Perché “no” a rivendicazioni che, fatto salvo la novità delle strutture sanitarie territoriali, hanno riscontrato negli anni mobilitazioni, denunce e propositi amministrativi? Perché “no” e cogliere invece l’occasione di chiedere unanimemente la doverosa equità nella distribuzione dei servizi?

L’opposizione è una delle funzioni tipiche della democrazia, una funzione piena di dignità se fatta in modo serio e responsabile, senza pregiudizio ideologico o imbavagliati dall’ambiguo “senso di appartenenza” ad un gruppo».

 

 


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