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«Senza indennità malattie infettive ma tutti i giorni con i Covid: basta essere trattati così»

LA PROTESTA arriva da alcuni infermieri del Pronto Soccorso del "Mazzoni": «Non è per i 5 euro che non ci danno, ma per il modo in cui siamo trattati: tagli su tagli». Pelosi (Nursind) che aveva scritto ai vertici della Sanità regionale e locale: «Silenzio e indifferenza le risposte»
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Il Pronto soccorso del “Mazzoni” di Ascoli

 

di Maria Nerina Galiè

 

«Nessuna indennità per malattie infettive, eppure noi continuiamo a curare pazienti Covid, insieme agli altri. Ma quel che fa più male è l’assoluto silenzio dei vertici di Area Vasta 5 e di quasi tutti i sindacati. Siamo completamente abbandonati».

 

La protesta arriva da alcuni infermieri del Pronto Soccorso dell’ospedale “Mazzoni” di Ascoli, dove continua «costante e quotidiano» l’afflusso di pazienti contagiati da virus.

Tale indennità è stata autorizzata dalla Regione Marche durante l’emergenza Covid e l’Area Vasta 5 l’ha riconosciuta fino a dicembre 2021. Poi basta.

Era stata la segreteria territoriale del Nursind aveva denunciato il fatto (leggi qui).

«Adesso al Pronto Soccorso arrivano persone con sintomi piuttosto lievi – precisa un portavoce a nome di diversi colleghi – quindi la maggior parte di loro va a casa. Alcuni però restano, perché il medico decide di trattenerlo a scopo precauzionale dopo la valutazione. E siamo sempre noi a dover fare mezzo turno con i Covid e mezzo turno».

La pressione a cui sono sottoposti gli infermieri del Pronto Soccorso è forte e la tensione si percepisce chiaramente.

«Qui – continua l’operatore sanitario – si ragiona come se  il Covid non ci fosse più, ma non è così. Oltre al Pronto Soccorso, ci sono i colleghi della Pneumo Covid, della Rsa Covid di Ripatransone. Ma anche negli altri reparti, nei quali ora restano eventuali casi Covid che emergono, con lo stesso  personale che deve assisterli, cambiando e ricambiandosi.

L’amarezza non è per i 5 euro che non ci danno, ma per il modo in cui siamo trattati: tagli su tagli».

 

Maurizio Pelosi

La mancata indennità va a scoprire un ferita che si era aperta ad inizio anno, per il mancato pagamento del 50% delle indennità contrattuali relative al mese di novembre e di tutte quelle relative al mese di dicembre. Era accaduto solo nell’Area Vasta 5.

In quel caso, dopo la forte protesta sindacale, la somma era stata “restituita” (leggi qui), ma a fronte della firma di un accordo che non ha convinto pienamente e «di certo, non ha dissipato i timori per quello che potrebbe accadere in futuro», hanno riferito i diretti interessati.

 

Il problema, ora come allora, è relativo «all’insufficienza del fondo del disagio. In altre Aree Vaste l’indennità malattie infettive continua ad essere pagato», afferma Maurizio Pelosi, segretario territoriale di Ascoli. A riguardo, qualche giorno fa, aveva scritto all’assessore alla Sanita delle Marche, Filippo Saltamartini, al direttore Asur Nadia Storti e di Area Vasta 5 Massimo Esposito, dicendo a nome dei colleghi che rappresenta che il comparto è pronto alla mobilitazione.

«Silenzio e indifferenza assoluti sono state le risposte dell’assessore Saltamartini e del direttore di Area Vasta 5. Non è per i 5,16 euro lordi – Pelosi fa eco ai colleghi  – piuttosto per una questione di principio di rispetto che non ci viene riconosciuto. La “novità” del taglio dell’indennità, doveva essere comunicata a noi sindacalisit.. Invece non è stato fatto. Non siamo avvisati prima, ma nemmeno dopo: a domanda precisa, nessuna considerazione. Siamo pronti a scendere in piazza, lo confermo. I cartelloni li abbiamo già».

Anche il coordinamento funzione pubblica Cgil, Cisl e Uil ha sollevato la questione, tra le altre cose, nell’incontro avvenuto con la direzione di Area Vasta 5 lo scorso 29 aprile. Anche loro si sono detto pronti alla mobilitazione (leggi qui).


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