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Caos tigli, Bochicchio nel mirino dell’opposizione: «Pagherà coi nostri soldi, si dimetta»

CASTEL DI LAMA - I consiglieri di minoranza Camela, Peroni e Re intervengono sulla multa da 4.500 euro comminata dai Carabinieri Forestali e sull’annuncio del sindaco di voler saldare la sanzione con le indennità messe preventivamente da parte negli ultimi due mesi. Dure critiche al primo cittadino per la scelta di ricorrere alle mensilità da amministratore e per la reazione alla notifica
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di Federico Ameli

 

I 4.500 euro di multa inflitti dai Carabinieri Forestali di Ascoli per la mancata autorizzazione alla ditta esecutrice dell’ormai noto taglio dei nove tigli di via Roma non sono certo passati inosservati tra i banchi dell’opposizione del Comune di Castel di Lama, finendo inevitabilmente al centro del dibattito politico cittadino.

Uno dei tigli di via Roma

 

La presa di posizione del sindaco Mauro Bochicchio, che sulla sua pagina Facebook ha rassicurato la cittadinanza sull’intenzione – sua e del vicesindaco Roberta Celani – di sostenere la spesa facendo ricorso alle indennità messe da parte negli ultimi due mesi non è infatti risultata sufficiente a placare l’aria di polemica che già da tre mesi tira incessantemente tra le vie del paese, con i consiglieri di minoranza Vincenzo Camela, Cinzia Peroni e il neosubentrato Gianluca Re che non hanno perso tempo per condannare l’atteggiamento del primo cittadino lamense.

Cinzia Peroni

 

In particolare, a far storcere il naso ai primi due esponenti dell’opposizione è la volontà espressa da Bochicchio di pagare la sanzione facendo ricorso alle mensilità percepite da amministratore, ponendo al tempo stesso l’accento sui permessi lavorativi accordati al sindaco che dal 2018 ad oggi hanno rappresentato un esborso significativo per le casse comunali.

 

«Siamo alle comiche – esordiscono Camela e Peroni – Nonostante la nostra interrogazione – datata 14 marzo 2022, con i due consiglieri a chiedere conto a Bochicchio della legittimità del taglio, che a sua volta in quella sede aveva confermato che non risultavano provvedimenti a carico del Comune, ndr – il sindaco ha candidamente risposto che non era stata rilevata nessuna infrazione.

 

Oltre alle menzogne dichiarate a due consiglieri comunali, il primo cittadino rincara la dose e dichiara che già da due mesi non prende lo stipendio da sindaco per pagare le multe dovute alla sua incompetenza, come se quei soldi non fossero sempre a carico dei cittadini lamensi.

Vincenzo Camela

 

Alla luce di questa ennesima scellerata affermazione – proseguono – ricordiamo che già altre volte il sindaco ha adottato lo stesso metodo, pensando che per sanare le sanzioni con probabili risvolti penali per le sue nefandezze fosse sufficiente pagare con i soldi pubblici.

 

Ricordiamo inoltre a tutti i cittadini che, oltre agli stipendi che percepisce per intero pari a circa 30.000 euro annuali, il sindaco aggiunge e fa pagare alle casse del nostro Comune a beneficio dell’azienda in cui lavora altri 40.000 euro all’anno come rimborso per i suoi permessi».

 

 

Ancora più netta la posizione assunta da Gianluca Re, che allineandosi alla posizione dei due colleghi di minoranza sul fronte delle indennità invoca un passo indietro da parte di Bochicchio criticandone la reazione alla notifica della sanzione pecuniaria e reclamando le sue dimissioni.

Gianluca Re

 

«Il sindaco fornisce una ricostruzione grottesca e surreale della multa che gli è arrivata per l’ignobile strage dei tigli di via Roma – sostiene Re – accusando, in pratica, i Carabinieri Forestali di non saper fare il proprio mestiere e il sottoscritto di aver presentato una denuncia che i fatti hanno dimostrato essere giusta e fondata.

 

Sostiene che la decisione non sia stata sua ma non si mai è scusato con i cittadini per quanto accaduto, non ha ritirato la delega all’assessore Mattoni e neppure ha speso una parola per censurare l’operato della dirigente dell’ufficio tecnico che già il 30 dicembre 2021 aveva autorizzato il taglio.

 

Le cose, in realtà, stanno in maniera molto diversa: il sindaco è l’unico responsabile e per questo sarebbe suo dovere pagare di tasca propria la multa, quando invece non userà i suoi soldi bensì i nostri.

 

Il vero problema, però, è che i nove tigli che si sono permessi di abbattere non potranno essere restituiti da nessuna sanzione: il sindaco si deve dimettere perché ha fatto danni enormi al nostro Comune, con la multa a dimostrare l’approssimazione con cui è abituato a muoversi».

 

Arriva la multa per la “strage dei tigli”, Bochicchio assicura: «Non la pagheranno i cittadini»


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