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Castelluccio, quando le foto calpestano la fioritura (e la dignità)

NATURA - Ogni anno tra la fine di giugno e l'inizio di luglio sulla piana della frazione di Norcia si assiste ad uno degli spettacoli naturali più ammirati, attirando decine di migliaia di visitatori che arrivano anche dal confinante Piceno. Peccato che spesso gli appelli a non calpestare i frutti della terra e dell'impegno di tanti coltivatori cadano nel vuoto, preda della "sindrome da selfie"
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Visitatori che si comportano correttamente sulla piana in fiore (foto Matteo Mazzoni)

 

di Luca Capponi 

 

In queste occasioni si potrebbe essere portati a pensare: “Ma a cosa serve fare appelli?“. In effetti, seppur con le dovute differenze, quanto accaduto di recente sul Colle San Marco, dove gli inviti a rispettare l’ambiente (leggi qui) sono caduti nel vuoto come sempre, col pianoro ridotto a una orrenda pattumiera dopo i bivacchi del 25 aprile (leggi qui), lascia presagire scenari da tregenda.

Piana di Castelluccio. Geometrie (foto Gabriele Vecchioni)

Sul piatto, stavolta, c’è un appuntamento dove la natura dà il meglio di sè, vale a dire la spettacolare fioritura di Castelluccio, in Umbria, che ogni anno riempie di colori la piana più famosa d’Italia. Attirando, inevitabilmente, decine di migliaia di visitatori provenienti da ogni dove, molti dei quali dalle vicine Marche e dal confinante Piceno. Negli ultimi anni, poi, complice la grande diffusione dei social network, dove uno scatto fotografico d’impatto può arrivare a milioni di persone, la fioritura ha assunto ancor più notorietà. Un vero e proprio boom, che vede il suo culmine tra la fine giugno e l’inizio luglio.l

Fin qui nulla di male. Anzi, provvidenziale boccata di ossigeno per la piccola frazione di Norcia, pesantemente danneggiata dal terremoto del 2016, che l’ha messa a terra senza pietà, per fortuna (almeno questo) senza causare vittime. Un luogo di resistenza, che (anche) di turismo (ancora) vive.

Il problema, come spesso accade, è però dettato dalla maleducazione. Perchè se è vero che a livello di organizzazione molto si è fatto per ridurre l’impatto sui luoghi evitando l’intasamento di persone e mezzi di trasporto, dagli accessi controllati al divieto di transito per le auto fino all’utilizzo dei bus navetta, nulla si può a volte contro la “patologia da selfie”. Nessuno ce l’ha con le foto, ci mancherebbe. Peccato che molte volte tale pratica comporti quanto di più sbagliato possa fare chi ama davvero la natura, ovvero calpestarne i frutti. E invece, sempre di più, gli appelli di chi quelle lenticchie le coltiva (e poi le deve rivendere per vivere) cadono nel vuoto, testimoniate dall’altra faccia della medaglia: immagini scattate bellamente tra i fiori, in un profluvio di maleducazione e inciviltà che lascia basiti.

Nonostante più volte gli abitanti e gli agricoltori abbiano chiesto rispetto, nulla. Nonostante i cartelli che segnano il divieto di calpestamento, niente. Nonostante i controlli maggiori di Forestale e forze dell’ordine, niente. C’è persino chi arriva scattarsi la fotina e poi a postarla sui social, altra patologia. Per la serie, senza pudore.

La speranza è che giunga a conclusione non solo il processo di fioritura delle piantine, ma anche quello di fioritura della mente umana, in modo che chi si trova in loco comprenda quanta valenza (simbolica e non) porta con sé un momento del genere per tutto il territorio.

 

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