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Stabilimenti balneari: ecco quanto pagano di canone e imposta regionale

SAN BENEDETTO - Canone demaniale, imposta regionale: tutte le somme relative ai 101 stabilimenti sul lungomare di San Benedetto
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San Benedetto, città di spiagge e chalet

 

di Giuseppe Di Marco

 

Le concessioni balneari sono al centro di un acceso dibattito che vede contrapposte le esigenze dei gestori alla necessità di una procedura pubblica di assegnazione. Il convitato di pietra, come noto, è la Direttiva Bolkestein e le recenti sentenze del Consiglio di Stato, che per le attuali concessioni fissano il termine al 31 dicembre 2023.

 

Ma quanto spendono i gestori degli chalet in termini d’imposte? Spesso, la discussione centrale è stata legata all’esigenza di formulare indirizzi più chiari ed omogenei sulla quantificazione dei balzelli che per il demanio marittimo si dividono in due parti: canone demaniale imposta regionale.

 

Nella mattinata di venerdì 20 maggio, la lista di maggioranza “Rivoluzione Civica” ha pubblicato i dati ufficiali sulle tasse del demanio marittimo a San Benedetto. Una lista lunga, frutto di un lavoro certosino effettuato dai membri della stessa lista, che peraltro mette in comparazione i costi relativi al 201920202021.

 

Cosa ne emerge? Intanto, che il canone demaniale complessivo, relativo al 2021, ammonta a 472.916,25 euro, mentre l’imposta regionale, relativamente allo stesso arco temporale, è di 47.296,86 euro, ovvero il 10% del canone nazionale.

 

Di circa 140 concessioni, quelle che insistono sul lungomare per uso turistico-ricreativo sono 101, considerando gli stabilimenti accorpati e le concessioni attualmente non disponibili. Al netto delle altre imprese, i soli chalet hanno pagato, nel 2021, 399.816,26 euro di canone demaniale. In media, dunque, uno stabilimento sambenedettese paga 3.958,57 euro annuali di canone, con un minimo di 2.500 euro – al netto di rarissimi scostamenti – sancito dal Decreto Legge 104/2020 (il cosiddetto Decreto “Agosto”), e un massimo di 20.076,01 euro.

 

Prima dell’entrata in vigore del Decreto “Agosto”, canone e imposta regionale presentavano somme differenti. Un fatto più volte citato dai gestori, che spesso hanno lamentato l’aumento dei costi. A ben vedere, però, l’aumento dei costi riguarda 40 concessioni su 101: i canoni delle concessioni rimanenti sono perlopiù diminuiti o rimasti invariati.


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