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Italia Nostra: «Salviamo il convento di San Giorgio di Rosara»

ASCOLI - Lettera aperta di Gaetano Rinaldi, presidente della locale sezione, alla Soprintendenza Marche Sud e all’Amministrazione comunale. «Il nostro auspicio è che in maniera concorde si attivino per porre in essere tutto quanto possibile per evitare che del monumento si perda anche la memoria»
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Gaetano Rinaldi, presidente della sezione “Italia Nostra” di Ascoli, ha ripreso carta e penna inviando una lettera aperta al soprintendente Marche Sud Giovanni Issini, al sindaco di Ascoli Marco Fioravanti, all’assessore alla cultura della Regione Marche Giorgia Latini, al presidente nazionale di Italia Nostra Antonella Caroli, al presidente regionale Marche di Italia Nostra Maurizio Sebastiani e alle associazioni culturali e di tutela del territorio. Lente puntata questa volta su un monumento in rovina: il convento di San Giorgio di Rosara.

 

Gaetano Rinaldi (Italia Nostra)

Ecco il testo: «Una spessa impenetrabile cortina di silenzio è calata sulla triste vicenda del convento di Giorgio di Rosara, che giace ormai in una condizione di degrado forse irreparabile in attesa che si compia l’atto finale della completa scomparsa del prezioso complesso dal panorama delle testimonianze di civiltà del Piceno. Così nulla resterà in piedi dell’edificio realizzato proprio ai piedi della maestosa parete di travertino rosato che ha dato il nome alla località. Scompariranno i resti degli affreschi, i locali che nel corso di secoli hanno ospitato monaci e pellegrini, quelli utilizzati per curare i malati con le miracolose acque salmacine e forse anche i reperti di epoca pagana quando nella zona nel mese di maggio si celebravano riti legati alle festività dedicate alla dea-madre, per i Sabini la Dea-Bona. Questo legame con gli antichi riti si è conservato nel tempo, tanto è vero che sino agli anni cinquanta del secolo scorso, prima che si aggravasse l’abbandono e il degrado del grande complesso, tutta la comunità ascolana effettuava escursioni nel convento e nell’area circostante per tutto il mese di maggio.

 

Ora insieme alla scomparsa del monumento si è unita anche quella delle antiche tradizioni e tutto è silenzio, degrado, abbandono. Una città come Ascoli, che si era candidata a capitale italiana della cultura, non deve consentire che tutto ciò accada. Bisogna fare tutto il possibile per evitare che di tanto splendore non rimanga traccia alcuna. Per evitare questa drammatica condizione è necessario che la Soprintendenza riattivi la procedura per la dichiarazione di interesse culturale del bene già avviata dal soprintendente Francesco Scoppola e non portata a conclusione dopo il suo trasferimento in altra sede.

 

Si potranno in questo modo creare le condizioni per l’applicazione di quanto previsto dal comma 5 dell’articolo 1 del “Codice dei beni culturali e del paesaggio” con tutte le conseguenze che per questa nuova situazione si verrebbero a determinare comprese quelle derivanti da quanto previsto dall’articolo 42 della Costituzione che subordina la “stessa possibilità di esistenza giuridica del diritto di proprietà alla sua funzione sociale e all’accessibilità a tutti” e dall’articolo 41 della Costituzione che riconosce che “l’iniziativa economica privata è libera” ma non può essere in concorrenza con “l’utilità sociale, la sicurezza, la libertà e la dignità umana”.

 

Il nostro auspicio è che l’Amministrazione comunale di Ascoli e la Soprintendenza Marche Sud, in maniera concorde, si attivino per porre in essere tutto quanto possibile per evitare che del convento di San Giorgio di Rosara si perda anche la memoria e che tutte le associazioni culturali e di tutela continuino ad assicurare la loro consueta e indispensabile azione di controllo e di proposta».


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