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Trent’anni di 118, da quando si scendeva con gli zoccoli nelle scarpate ad oggi, un solo obiettivo: salvare vite

ASCOLI – Parla il dottor Massimo Loria, storico direttore del Pronto Soccorso del "Mazzoni" di Ascoli, che ha vissuto da protagonista le prime fasi. Ed ha assistito, essendone stato a capo in più fasi, a tutte le evoluzioni, fino ad oggi, quando la carenza di medici sta mettendo a repentaglio l'efficienza
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Il dottor Massimo Loria

 

 

di Maria Nerina Galiè

 

In 30 anni, il Servizio Emergenza Territoriale 118 ha salvato migliaia di vite intervenendo in soccorso di vittime di incidenti, malori o violenza. Diamo per scontato, nel Piceno e nel Fermano, la vigile presenza degli operatori della centrale operativa che da Ascoli risponde alle chiamate di allarme per entrambe le province.

 

Sirene spiegate per accorrere dove c’è bisogno, con equipaggi preparati, pronti a calarsi nei dirupi come in mezzo all’autostrada, in tutte le condizioni climatiche e sia di giorno che di notte.

Uno solo il “nemico” di un servizio così prezioso, rodato e capillare sul territorio, anche grazie alle convenzioni con diverse associazioni composte, per la maggior parte, da volontari: la carenza di medici specializzati.

Sono sempre meno i professionisti attratti da questa specialità, in tutta Italia, ma con particolari punte di criticità nelle province di Ascoli e Fermo, un tempo unite.

 

Eppure sono ben lontani, adesso, i tempi in cui si rispondeva alla chiamata d’emergenza dalla “Sala 1” del Pronto Soccorso del “Mazzoni” e si scendeva nei dirupi con gli zoccoli in uso negli ospedali e non con gli scarponi professionali.

 

Sì, perché il 118 ad Ascoli, che appunto all’epoca includeva anche tutto il Fermano, ha precorso i tempi: a dirlo, senza tema di smentita, è Massimo Loria, storico direttore del Pronto Soccorso di Ascoli, che ha rimesso il camice anche durante la fase più difficile della pandemia (leggi qui).

 

E’ stato lui ad organizzare il servizio, nel 1992, puntando i piedi quando era necessario, lavorando sulla formazione, pretendendo strumenti che non invalidassero la buona volontà di chi voleva, a tutti i costi, salvare vite.

Il servizio 118 è stato istituito in Italia nel 1992, con il decreto ministeriale De Lorenzo, recepito dalla Regione Marche nel 1998 (legge regionale 36).

Già il dottor Loria era responsabile del Pronto Soccorso della provincia, sarebbe diventato primario l’anno successivo.

«Le prime ambulanze – racconta – uscivano con l’autista ed il portantino. Ben presto abbiamo capito che non poteva andare bene. Ho promosso l’inserimento nell’equipaggio dell’infermiere e del medico, appositamente formati. Li ho mandati a fare il corso a Ravenna. Non si sono tirati indietro, mentre la direzione si limitava “prendere atto”».

 

E qui si aperta un’altra falla del sistema: come sapere quando bastava il portantino, o servivano  medico infermiere? Ecco come il dottor Loria pensò di risolverla:

«Insieme ad un dirigente amministrativo della Sanità picena, sono andato a Roma a parlare con il sottosegretario alle Telecomunicazioni: abbiamo ottenuto l’autorizzazione ministeriale ad una radiofrequenza dedicata, attiva h24. La posizionammo nella Sala 1 del Pronto Soccorso. A rispondere c’era sempre un medico che, in base alla gravità della situazione, stabiliva chi far partire con l’ambulanza.
Quante volte siamo saliti sull’ambulanza senza sapere cosa ci saremmo trovati di fronte, così come eravamo vestiti in ospedale, con gli zoccoli giù per le scarpate se necessario».

 

«Tutto – commenta l’ex primario – fu possibile grazie al grande spirito di sacrificio dei colleghi, medici e infermieri. Nessuno di noi prendeva una lira in più. Ma tutti eravamo determinati a rendere quella risposta efficace, convinti della sua importanza per fare la differenza tra la vita e la morte».

 

Al partire per raggiungere prima possibile la meta, si è aggiunta la necessità di una mappatura dettagliata del territorio, per conoscere anche i punti più disagiati e, soprattutto, quelli non coperti dalla radio, sopperendo con i primi telefonini, preziosi seppure rudimentali rispetto agli attuali.

 

Il passo successivo, la legge regionale del 1998. Il dotto Loria entra a far parte della commissione regionale del servizio 118, insieme con un funzionario delle Regione e dei responsabili delle centrali operative delle altre 3 province marchigiane.

Al dottor Loria, alla guida del 118, è poi subentrato il collega Giorgio Forlini. Seguirono i direttori Elio D’Angelo, Mario Pedrazzoli, Maria Romana Petroni e, nel 2014, Flavio Paride Postacchini, in pensione dall’1 gennaio di quest’anno.

A capo del prezioso servizio, come facente funzione fino alla nomina del successore, il direttore del Dea Tiziana Principi.

 

«Impossibile – spiega Loria tornando agli albori – continuare a dirigere contemporaneamente il 118, che ormai aveva una sua autonomia, ed il Pronto Soccorso».

 

Anche perché nel frattempo al Pronto Soccorso erano arrivati il reparto di Medicina d’Urgenza e l’Osservazione tecnica breve, per quei pazienti che dovevano essere attenzionati prima di decidere per le dimissioni o il ricovero in reparto. Entrambi voluti fortemente dal dottor Loria, che già nel 1986, da responsabile del Pronto Soccorso, aveva “inventato” il triage. «Non si chiamava ancora così – sono le sue parole – ma misi un’infermiera in un box esterno, con il compito di capire il quadro della situazione, assegnando quelli che oggi siamo abituati a conoscere come codici di priorità».

 

Ripensando a quei tempi, Loria non può non commentare l’attuale situazione che stanno vivendo Pronto Soccorso e Set: «Noi possiamo, e lo abbiamo fatto, sopportare tutto. Turni estenuanti, sacrificare la famiglia e la vita privata, impegno massimo in tutte le circostanze, senza lode né riconoscimenti economici. Ma ci fanno troppo male gli insulti che spesso ci vengono buttati addosso. Anche questo è uno dei motivi che allontanano i giovani medici da questa professione».

 

D’obbligo, a questo punto, una riflessione del direttore del Pronto Soccorso sul futuro della Medicina d’Urgenza e del 118. «Quando è stato istituito, il corso di Medicina Urgenza era molto ambito. E’ stato inserito in tutte le sedi universitarie tranne che in Sardegna, in Calabria e… nelle Marche.

Da presidente regionale della Società Italiana della medicina di emergenza-urgenza (Smeu) mi sono battuto affinché venisse istituito. Adesso invece il 50% dei posti disponibili in questa specialità restano deserti.
Tra la gestione dei Pronto Soccorso un po’ sarà affidata ai direttori dei reparti, a turno. A questo punto posso fare una raccomandazione ai cittadini: di farsi venire un infarto solo se è di turno il Cardiologo o un ictus solo se c’è un neurologo».


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