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Due anni fa ci lasciava Bruno Ferretti

ASCOLI - Tra i fondatori di "Cronache Picene", per quarant'anni colonna della redazione de "Il Messaggero". Il Premio Costantino Rozzi e la piazza intitolata a Roberto Strulli sono soltanto due delle iniziative che fanno parte della lista infinita di un professionista dell'informazione che si è sempre speso per gli altri, fino all'ultimo
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Bruno Ferretti

 

Con il presidente dell’Ascoli Neri

Due anni fa, era il 18 luglio 2020, ci lasciava Bruno Ferretti. Ci manca da due anni, ma il suo ricordo è sempre vivo: nei familiari, negli amici, nei colleghi. Fu tra i fondatori di “Cronache Picene”, quotidiano online decollato quasi cinque anni fa grazie anche al suo impulso e alla sua voglia di mettersi continuamente in gioco. Lo fece a pochi anni da quella pensione che aveva maturato giovane, perché era giovanissimo quando mosse i primi passi nella redazione ascolana de “Il Messaggero”.

 

Un giornale che non aveva più lasciato. Un quotidiano per il quale era stato caposervizio, inviato, responsabile della redazione e responsabile dello sport delle Marche. Un giornale che sentiva suo anche quando agli amici più stretti, un po’ sconsolato ma sicuramente non avvilito, confidò: «Sono andato in pensione e dopo quarant’anni non mi hanno fatto manco una telefonata, non dico per ringraziarmi ma almeno per salutarmi». Quel giornale, da anni orfano delle cronache ascolane e marchigiane, c’è ancora, Bruno non c’è più. Per i familiari, gli amici e i colleghi più stretti, però, è il contrario. Quella sua battuta finiva comunque sempre con una risata, magari davanti ad una pizza dove si continuava a discutere sui fatti del giorno e su quello che si doveva fare il giorno dopo.

 

Negli anni ’70 con Azeglio Vicini allora CT azzurro dell’Under 21

Erano sempre consigli i suoi, ma si trasformavano magicamente in ordini perché, alla fine, ci si rendeva conto che era sempre come aveva detto o previsto lui. Nel corso della sua vita professionale, chi l’ha seguito non ha sbagliato. La sua seconda famiglia era stato “Il Messaggero”, quando ancora la redazione era una famiglia composta da persone che prima erano amici e poi colleghi. Nel tempo però le cose cambiarono e non fu facilissimo trovarsi a lavorare al fianco di improvvisati cronisti dell’ultim’ora o soloni dell’informazione che però facevano fatica a disegnare una lettera “O” su un foglio di carta nonostante si aiutassero con un bicchiere.

 

Il ricordo di Bruno è vivo perché lui in questi ultimi due anni c’è sempre stato. E c’è ancora. Il “Premio Costantino Rozzi” una sua creatura. Roberto Strulli, il portiere bianconero che morì in un incidente di gioco durante un Samb-Del Duca Ascoli, che diventa il nome di una piazza di Ascoli. Rozzi e Strulli sono solo due esempi, due delle numerose iniziative tra le tante che ha portato avanti fino all’ultimo. Quando è morto non aveva ancora compiuto 67 anni.


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