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La Casa Famiglia “Santa Gemma Galgani” torna in piena attività con nuovi progetti di accoglienza

SAN BENEDETTO - La struttura del Paese Alto, che ospita minori e madri in difficoltà, torna completamente operativa e con bilancio risanato. In futuro si prospetta l'attivazione di due "case di sgancio" e una struttura per famiglie affidatarie
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Francesco Cicchi, Mario Tassi, Fabrizio Buratti e Francesca Pavan

 

di Giuseppe Di Marco

 

E’ una vera e propria “seconda giovinezza”, quella che sta vivendo la Casa Famiglia “Santa Gemma Galgani”, grazie ad un progetto di rilancio garantito dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno, che di fatto ha permesso il ripristino della piena operatività nonché il risanamento dei dati di bilancio della struttura.

 

Nata nel 1940 grazie a don Francesco Vittore Massetti, la Casa sospendeva l’attività nel 2015, ma grazie all’interessamento del vescovo monsignor Carlo Bresciani, fu permesso l’ingresso di nuovi soci e il totale rinnovamento del Consiglio d’amministrazione. La Fondazione Carisap, tra il 2017 e il 2019, ha inoltre sostenuto il progetto di riapertura e ristrutturazione della Casa, costruendo una rete operativa e mettendo 500.000 euro a disposizione del progetto di rilancio.

 

Oggi, buona parte degli obiettivi sono stati raggiunti. Il bilancio è stato rimesso in sesto anche grazie alla Cooperativa Ama Aquilone. Le strutture, inoltre, sono state messe in grado di svolgere la funzione di accoglienza di minori non accompagnati e madri gestanti. A tutto ciò, comunque, si aggiungeranno presto altre due fasi progettuali, legate al momento di uscita dalla Casa e alle famiglie affidatarie.

 

«All’interno di questa casa è nata una storia di amore e di accoglienza, un rifugio per i bambini in difficoltà – dice Fabrizio Buratti, presidente della Casa Famiglia – La struttura ora è bella e lo spirito di accoglienza, come sempre, è improntato nella massima umanità. Ora abbiamo 25 ospiti: 19 minori e 6 madri, e negli ultimi anni abbiamo accolto più di 50 bambini. Siamo riusciti a concretizzare il progetto di “cittadella del fanciullo”, riguardo al quale la Fondazione ci ha aiutato in modo determinante, grazie alla ristrutturazione dell’edificio. Siamo solo a metà del progetto, che prevede la realizzazione di altre 3 comunità, che speriamo che possano lasciare il porto e navigare bene come sta facendo la Casa Famiglia».

 

«All’inizio avevo forti perplessità ad entrare in questa iniziativa – aggiunge Francesco Cicchi, presidente della Cooperativa Ama Aquiloneperché implica rapporti istituzionali che devono essere adeguatamente gestiti. Ma questa apertura è nel nostro stile e dobbiamo dire che questi anni sono stati molto positivi».

 

«Questa struttura, antichissima, era in difficoltà – afferma Mario Tassi, presidente della Fondazione Carisap – La Fondazione è riuscita a mettere insieme i diversi attori del pubblico e del privato ed è riuscita attraverso un’ottima collaborazione di valenze a risollevare questa attività».

 

A spiegare lo stato dell’arte, all’interno della Casa di Via Serafino Voltattorni, è la direttrice della Casa Famiglia, Francesca Pavan: «Attualmente mettiamo a disposizione un modulo per minori e uno per mamme gestanti o con figli a carico. Le esigenze non potrebbero essere più variegate, considerando che la bambina più piccola ha un anno e il ragazzino più grande ne ha 17. Per quest’estate, inoltre, sono stati inseriti tutti gli adolescenti in tirocini per l’avviamento all’attività lavorativa. Le mamme accolte sono soprattutto vittime di violenza familiare: nella maggior parte dei casi si tratta di persone che non hanno risorse esterne. Cosa manca adesso? Due case di sgancio, una per i nuclei mamma-bambino e una per gli adolescenti. Se dopo la permanenza in struttura non c’è una rete esterna il nostro lavoro viene vanificato: la struttura è luogo di accoglienza, ma l’appartamento è luogo di autonomia. Questo secondo step di progetto è fondamentale, anche perché riceviamo quotidianamente tantissime richieste di aiuto, ma non riusciamo a dare a tutti un luogo di protezione, se l’iniziativa non va avanti in tutte le sue fasi. Il nostro obiettivo è dare gli strumenti per far uscire dalla comunità».

 

In tal senso, la struttura dedicata alle madri è già stata ristrutturata, mentre in futuro si dovrà riqualificare il centro destinato ai ragazzi. Infine, va aggiunto che Casa “Santa Gemma” ha in mente di attivare una terza fase progettuale: la preparazione di una struttura per le famiglie affidatarie, che vedrà la luce nei prossimi anni.


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