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Dopo il ritrovamento del cadavere, la sanificazione è stata un’odissea

ASCOLI - E’ quanto avvenuto nelle ore successive alla macabra scoperta fatta nel garage di Via Oberdan dove, da circa un mese, c’era il corpo senza vita di un uomo di 61 anni
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di Andrea Ferretti

 

Ha avuto un seguito, triste come la macabra scoperta, il ritrovamento del cadavere del 61enne avvenuto martedì 26 luglio ad Ascoli nel garage della sua abitazione di Via Oberdan a Porta Romana. Dopo l’immane tragedia, infatti, la famiglia si è trovata nelle tristi condizioni di dover sanificare il locale dove era avvenuta la macabra scoperta, a distanza sembra di circa un mese dalla morte, senza saper come fare. A prescindere dal comprensibile stato d’animo, non c’è stato l’intervento del Servizio igiene e sanità pubblica.

 

(foto da consulentidellavoro.it)

I fatti. Nonostante diverse sollecitazioni, l’impresa di pompe funebri che aveva recuperato la salma per trasferirla all’obitorio dell’ospedale “Mazzoni”, e che aveva dunque terminato il proprio lavoro, non s’è persa d’animo. Per venire incontro ai familiari, ma soprattutto perché c’era una situazione reale a rischio.

 

Nessuno, al telefono – in questi casi non c’è certamente tempo per richieste ufficiali, mail, protocolli e firme varie – è stato in grado di fornire indicazioni, nemmeno su una ditta specializzata per questo genere di interventi. Da Area Vasta 5 nessuna indicazione nemmeno sul fronte dello smaltimento rifiuti. Che in questo caso non vanno conferiti nella normale nettezza urbana trattandosi di “rifiuti speciali” che possono creare rischi all’igiene e alla salute pubblica. Rifiuti che vanno invece rimossi e trattati con le dovute cautele e con tutte le accortezze, in primis le necessarie protezioni. Accorgimenti di fronte ai quali un comune cittadino, in genere, non sa dove mettere mano.

 

L’impresa le ha provate tutte rivolgendosi anche alla Polizia (era intervenuta sul posto per i rilievi), al 118 e ai Vigili del fuoco. Le risposte sono state più o meno le stesse: “si tratta di un luogo privato…”.

 

Alla fine la stessa impresa è riuscita a contattare una ditta specializzata, non di Ascoli, che si è detta disponibile, quindi ha girato il contatto alla famiglia, che ha provveduto.

 

Diversi dubbi su quanto accaduto sono leciti. Igiene e sanità pubblica, infatti non possono riguardare solo ciò che avviene in un luogo pubblico. Ma, come in questo caso, dovrebbero riguardare anche il privato visto che, tra l’altro, non si tratta di una casa isolata, magari situata in alta montagna. Gli esempi del passato, in cui si è intervenuti per casi simili, sono numerosi.


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