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Il comandante Piccioni non è più un brigante: una piazza ora porterà il suo nome

GRANDE festa a San Gregorio di Acquasanta in onore del  comandante Giovanni Piccioni al quale è stata intitolata la piazza del paese alla presenza di due pronipoti del comandante. Lo sforzo comune per riscriverne la storia. Le prospettive di sviluppo turistico ecosostenibile della frazione legate alla sua figura, cristallina ed esemplare, di eroe anti-unitario
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Il taglio del nastro del sindaco Sante Stangoni

 

di Walter Luzi

 

Tanta gente a San Gregorio non si era mai vista. Sono venuti tutti per Giovanni Piccioni. Il Maggiore. Il comandante. Il Priore di Rocca Monte Calvo. L’uomo che con le sue gesta, ed il martirio, suo, e di tre dei suoi nove figli, ha dato fama, e dignità storica, a questo paese sperduto dell’Acquasantano. Mille metri e più sul livello del mare da risalire su strade strette e tortuose fra i boschi di castagni. Quassù nacque la leggenda di Giovanni Piccioni. Il brigante Piccioni, come lo battezzarono subito con disprezzo gli invasori piemontesi. Quassù si è continuato a custodire invece, fino ad oggi, la sua Memoria di uomo retto e probo, prima che di condottiero. Di uomo di fede prima che di uomo d’arme. Fedele alla causa del Papa fino a sacrificare, senza esitare, la propria vita. Quassù gli è stata intitolata, oggi, la piazzetta principale del paese. Sulla pietra dell’insegna non è stata incisa la parola brigante. Un sostantivo che nessuno potrà mai più accostare, d’ora in avanti, alla figura del Maggiore, che brigante non è mai stato.

 

TUTTI UNITI PER IL COMANDANTE

 

La casa dove Giovanni Piccioni è nato, il 17 maggio 1798, e vi ha insediato il quartier generale dei suoi volontari della Riserva pontificia dal 1845 al 1861, c’è ancora. Intorno sventolano oggi, per l’occasione, le insegne dello Stato Pontificio e del neonato Regno d’Italia. Non è più abitata, ma i discendenti della famiglia del comandante l’hanno mantenuta, con affetto, aspettando solo questo giorno. Sono emozionati i due pronipoti del comandante presenti.

Quelli che più si sono presi a cuore la “riabilitazione” postuma del loro antenato. Luigi e Giovanni Piccioni. Il primo è il farmacista storico di Valle Castellana, e abita nella vicina Rocca di Montecalvo. Il secondo, che, come tanti altri in passato nella numerosa famiglia, porta con orgoglio il nome dell’avo, si è trasferito invece in Ascoli. Fu Padre Adalberto Bucciarelli il primo a dare loro notizie certe sulla vita e le opere del loro antenato, approfondite poi grazie agli scritti di don Virgilio Cognoli e Timoteo Galanti.

Da questi preziosissimi custodi della Memoria sono arrivate le inconfutabili conferme storiche che Giovanni Piccioni non è mai stato un brigante. Nella loro lunga battaglia per riscrivere un pezzo di Storia di queste montagne, fino a tributare al Maggiore Piccioni l’onore dell’intitolazione della piazza Luigi e Giovanni hanno avuto tanti alleati. I più preziosi prendono la parola nella breve cerimonia.

Sono il sindaco Sante Stangoni, con la sua fascia tricolore, e l’assessore alla Cultura e Turismo Elisa Ionni. Giovani, sempre presenti in mezzo alla loro gente, e attenti ai loro bisogni. E poi Tania Cesarini, infaticabile ed entusiasta coordinatrice di ogni iniziativa tesa alla riqualificazione e valorizzazione di queste zone montane, come, fra le tantissime altre, il ripristino sentieristico delle antiche vie mulattiere dell’Acquasantano.

C’è anche il giornalista e scrittore Pietroneno Capitani che presto porterà in libreria un romanzo storico sulla vita del Maggiore Piccioni. Ne legge alcuni passi in anteprima. Ma è dagli scritti originali dei protagonisti di quegli anni, che risuonano solenni nel silenzio dopo il classico rullo del tamburo, che si possono leggere le due anime contrapposte di quella guerra su questi monti. Da un lato l’odio sprezzante del generale Pinelli, che guidò per anni la feroce repressione, verso la popolazione locale, quando incita i suoi uomini a non averne la minima pietà.

Le truppe piemontesi infatti si resero protagoniste, casa per casa, di ogni sorta di atrocità pur di stroncare la Resistenza di quelli considerati solo come delinquenti. Briganti, appunto. Dall’altro la fede incrollabile, in Dio, e nel Papa, di Giovanni Piccioni che si rivolge ai suoi uomini come “…difensori della religione di Cristo…” e li esorta ad astenersi “…dalle ubriachezze e dalle bestemmie, e da qualunque discorso maldicente e immodesto…rispetto dovete avere alla Santa Chiesa e ai ministri di Dio, a pro dei quali dobbiamo esporre le nostre sostanze e le nostre vite…”

Parole profetiche. Per lui, recluso fino alla morte, nel 1872, in una cella della Fortezza Malatesta di Ascoli. Come per il figlio Giorgio, morto ammazzato. Come per il figlio Leopoldo, imprigionato per venticinque anni prima a Gaeta poi a Pianosa. Come per il figlio Gregorio, morto di stenti anche lui in prigionia, nel carcere duro di Finalborgo, in provincia di Savona.

 

LA RINASCITA DI SAN GREGORIO

 

Questo paese è diventato famoso grazie a Giovanni Piccioni. E grazie a lui, e all’impegno del Comune, del Gal Piceno, e della Comunanza di Quarto San Pietro, può oggi inaugurare la nuova piazza a lui intitolata, un nuovo forno subito entrato in azione per l’occasione, una bella fontana, un funzionale info point per i turisti che arriveranno fin quassù. Più numerosi di prima. A godere della bellezza quasi incontaminata di questi luoghi, e a saperne di più, finalmente, su una Storia scritta anche con il sangue degli antenati di questa gente. Confagricoltura Picena ha rimesso in funzione una vecchia teleferica per il trasporto del legname. Con l’Officina dei Sensi, l’Uici e le Mulattiere Acquasanta si è attrezzato un sentiero naturalistico inclusivo, in direzione di Fleno, accessibile anche con segnaletica in braille per escursionisti ipovedenti.

 

Il richiamo, a questo punto puramente folkloristico, del brigantaggio, è indubbiamente di gran presa per il turista. La gente si mette in fila per scattare una foto ricordo accanto ai figuranti che indossano il costume tipico dei briganti ottocenteschi. Il lungo mantello nero, il cappellaccio in testa, il fucile a tracolla, lo sguardo fiero. E lo specificativo “dei Briganti” proprio di luoghi, sentieri, o banchetti, attira, affascina, seduce, il visitatore in cerca di emozioni forti. Probabilmente il merchandising non riuscirà mai a farne a meno. Ma con il termine “brigante” Giovanni Piccioni e i suoi uomini avranno, d’ora in avanti, ben poco da spartire.

 

 

Il giorno del comandante Piccioni

 


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